DELLY.
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Belve in agguato.
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1961. A. Salani Editore, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Sir Harold  l'essere pi superbo e cinico che sia dato d'immaginare: tuttavia resta conquistato dal candore e dalla semplicit di Yldiz.
Ma le belve in agguato, faranno di tutto per distruggere la felicit che si profila per i due protagonisti.
Il tragico destino si compie: la dolce voce di Yldiz tace. Solo sir Harold l'ode ancora, ed  la sua salvezza.

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CHI E' DELLY.
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Delly  uno pseudonimo collettivo adottato dai fratelli Jeanne-Marie (Avignone, 13 settembre 1875, Versailles, 1947) e Frdric Petitjean de la Rosire (Vannes, 1876, Versailles, 1949).
Jeanne-Marie e Frdric erano figlia e figlio di Ernest Petijean, militare di carriera, e di sua moglie Charlotte Gaultier de la Rosire.
Trascorsero la loro infanzia a Vannes, trasferendosi poi a Versailles quando il padre and in pensione.
Marie consacr la propria vita alla scrittura, dando il via a una notevole produzione letteraria, la cui pubblicazione inizi nel 1903 con il romanzo Dans les ruines. Il contributo del fratello Frdric fu fondamentale, oltre che nella scrittura, nell'abile gestione dei contratti di edizione con le varie case editrici. Il ritmo di produzione dei romanzi, ne furono pubblicati pi di uno all'anno fino al 1925, e l'ottimo ricavo delle vendite assicurarono ai due una vita agiata, che per non imped loro di restare nell'ombra, sconosciuti al pubblico e alla critica.
L'identit di Delly, infatti, fu rivelata solo dopo la morte di Marie, nel 1947, due anni prima di quella del fratello.
I romanzi di Delly furono estremamente popolari fra gli anni dieci e gli anni cinquanta del 1900; alcuni di essi si collocano fra i pi grandi successi editoriali dell'epoca. Si tratta quasi sempre di drammi, spesso con divagazioni, in castelli e foschi paesaggi, tra intrighi, complotti, fanciulle candide ed innocenti vittime di congiure o di tradimenti e macchinazioni di amanti o parenti diabolici e cose del genere, molto in linea con il Feuilleton ottocentesco.
Lo stile  considerato piatto dalla critica, gli intrecci ripetitivi e costruiti su un modello immutabile: l'opposizione fra una protagonista che simboleggia la purezza ed altri personaggi che cercano di ostacolare la sua ricerca dell'amore perfetto. Tutta l'opera di Delly porta l'impronta della struttura sociale e della moralit degli inizi del secolo, restando impermeabile ai mutamenti sociali e culturali che attraversarono l'epoca in cui vissero i due autori.
Marie e Frdric Petijean lasciarono una parte delle loro ricchezze e tutti i loro manoscritti alla Socit des gens de lettres, per fini assistenziali rivolti agli scrittori malati e in difficolt. Una sala dell'Htel de Massa, sede della Socit des gens de lettres, porta il nome di "Sala Delly".
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Belve in agguato.
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PARTE PRIMA.
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Capitolo 1.
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Era un pomeriggio sul finire di luglio.
Il duca di Pengdale aveva invitato tutta la giovent aristocratica della contea a un ricevimento che dava per festeggiare il ventesimo compleanno di lord Carlo Brasleigh, suo unico figlio. Alcuni attori mondani occupavano il teatro eretto nella galleria di marmo. Varie coppie ballavano nelle sale decorate con una sontuosit principesca; altre passeggiavano per i magnifici giardini di Elsdone Castle il cui mantenimento, si diceva, rappresentava un gravoso peso per l'attuale duca le cui rendite, probabilmente in seguito a cattiva amministrazione, erano diventate sensibilmente inferiori a quelle dei suoi predecessori.
Il padrone di casa, un alto vegliardo, dalla fronte calva, dall'aspetto distinto e indolente, circolava in mezzo ai suoi ospiti appoggiandosi a un bastone che gli era indispensabile a cagione dei suoi reumatismi. Rivolgeva una parola a questo e a quello con una certa aria di cortese indifferenza che gli era abituale nelle sue relazioni mondane. Infatti, lord Giorgio Brasleigh, ottavo duca di Pengdale, non si occupava che di se stesso, e ben poco delle persone della sua famiglia.
D'indole fiacca, privo di slanci, egoista e orgoglioso, era stato incapace di serie amicizie.
Viceversa poi, quel suo carattere debole lo aveva reso una preda ideale per la donna abile, versatile, ambiziosa, che ventidue anni prima era riuscita a farsi sposare da lui in seconde nozze e gli aveva dato il figlio desiderato invano dal suo primo matrimonio.
Ella era svedese, di buona famiglia borghese, figlia di un professore di musica. La sua voce veramente bella le procurava grandi successi nei concerti che dava, specialmente in Russia e in Austria. Pur senza essere una vera e propria bellezza, quella ragazza contegnosa e dal sorriso modesto, possedeva un fascino particolare che fece il suo effetto sul duca, che aveva venticinque anni pi di lei.
Sebbene questo matrimonio non fosse degno della nobilt dei Brasleigh, una delle famiglie pi antiche e pi illustri d'Inghilterra, Ester divenne duchessa di Pengdale. Ma non god a lungo del suo trionfo, per altro un po' amareggiato dalla freddezza dimostratale in generale dall'aristocrazia del regno; dopo sei anni di matrimonio mor di pleurite durante un viaggio in Italia.
Prima di lasciare questo mondo si era fatta promettere dal marito di chiamare a sostituirla presso il loro figliuolo, un ragazzo mingherlino e malaticcio, sua sorella minore che la morte del marito, un dissipatore, aveva lasciata quasi senza mezzi, con una bimba dell'et del piccolo lord Carlo. Perci la signora Storven arriv dopo poco dalla Svezia in Inghilterra, si stabil presso il nobile cognato, e a poco a poco prese tutta la direzione dell'andamento interno della casa.
Il duca, al quale premeva innanzi tutto la propria tranquillit, le dette mano libera a questo riguardo, avendone riconosciuto la capacit. Aveva inoltre un carattere docile, piacevole, uno spirito assimilatore, un portamento distinto. Anche dal punto di vista mondano la sua educazione non lasciava a desiderare. Come moglie di un console aveva avuto occasione di frequentare i salotti aristocratici, perci pot subito sostenere dignitosamente la parte di padrona di casa che le era devoluta nelle residenze del cognato.
Taluni asserivano che la signora Storven avesse delle mire pi elevate. Ma anche ammettendo che costoro vedessero chiaro, il duca non aveva realizzato le ambizioni della cognata. Senza dubbio giudicava bastante avere introdotto nel suo albero genealogico una discendente degli Storm, piccoli borghesi della Svezia!
Pel resto il suo comportamento verso la signora Storven aveva sempre conservato qualcosa di'cerimonioso, come se volesse tenerla a una certa distanza e trattarla piuttosto da invitata che da parente.
In quel momento la stava cercando, e, scorgendola all'ingresso della galleria dei marmi, and verso di lei, zoppicando un po'.
Signora, sapete dov' Carlo?
Carlo? No,  un po' di tempo che non l'ho visto. Ma non siete stanco, milord?
Ella posava sul vecchio uno sguardo pieno di sollecitudine.
Vi movete un po' troppo, e rischiate di dovere star fermo domani.
Ora mi ritiro in biblioteca. Ne ho abbastanza, infatti. Ulda, mi sai dire dov' Carlo?
Si rivolgeva a una fanciulla che in quel momento gli passava accanto. Nel viso candido come la neve, le fini labbra rosee e gli occhi azzurri risero sommessamente.
Carlo sta annoiandosi... Guardate un po', zio.
Accennava con la mano una larga arcata che metteva in comunicazione la galleria con le sale attigue.
In quel vano stava in piedi un giovanotto magro, biondiccio, mal fatto, dalla fisonomia insignificante, anzi, leggermente intontita.
Portava senza alcuna eleganza un abito di taglio perfetto, ed era arruffato come se si fosse passato le dita tra i capelli.
Nel momento stesso in cui Ulda Storven lo indicava al duca, una mano si abbatteva sulla spalla ossuta del futuro padrone di Elsdone Castle, mentre una voce breve e ironica diceva:
Hai l'aria di divertirti immensamente, Carletto!
Lord Carlo si riscosse e si volt dando una timida occhiata al giovanotto che lo avvicinava in quel modo.
Che dita di ferro hai, Harold! No, non mi diverto affatto, come vedi. Mio padre avrebbe potuto risparmiarmi questa seccatura.
Diamine! Bisogna pure che tu sia presentato nel bel mondo. Non puoi mica occuparti in perpetuo di canottaggio e di pesca!
Carlo fece una smorfia imbronciata.
E perch no? Non mi piace altro. Qui mi annoio... e specialmente oggi! Harold, che ne diresti se me la squagliassi alla chetichella?
Guardava con una certa perplessit il suo interlocutore, un giovanotto che sembrava pi adulto di lui sebbene fosse minore di un anno. Alto, snello, ben proporzionato, lord Harold Treswyll rappresentava il vero tipo mascolino. La fermezza dei lineamenti nettamente disegnati, l'espressione altera della fisonomia di quel giovane viso virile, la piega freddamente ironica delle labbra, colpivano subito; e pi ancora, lo sguardo duro, beffardo, enigmatico degli occhi castani dove passavano, come in quelli delle fiere, inquietanti bagliori verdi.
Il duca che si dirigeva verso suo figlio, si era fermato un attimo per osservare i due giovani l'uno accanto all'altro. Il contrasto era sorprendente. Lord Treswyll, con la sua altera disinvoltura, il suo agile vigore, la sua aristocratica eleganza schiacciava, nel vero senso della parola, l'erede del duca di Pengdale.
Una ruga solc la fronte del vegliardo. Con un senso di dispetto, al quale si mescolava una certa orgogliosa soddisfazione, borbott tra i denti: Che uomo sar, quel Harold!
Mentre si avvicinava al figlio, lord Treswyll rispondeva con un sorriso sarcastico alla domanda di Carlo: Padronissimo di farlo, caro mio, ma temo che tuo padre non ne sarebbe troppo
soddisfatto.
Udendo queste parole, il duca, rivolgendosi al figlio, domand: Soddisfatto di che cosa?
Carlo volse verso di lui uno sguardo un po' sconcertato.
Ah, siete qui, padre mio?!.. Dicevo ad Harold che... che a tutto ci avrei preferito una passeggiata in barca.
Il duca replic con tono impaziente: Non fare il ragazzo, ti prego. Questo ricevimento  stato dato in onore tuo, e mi farai il piacere di comportarti correttamente. Guarda: laggi sir Giulio riconduce al suo posto lady Grazia Mingh. Sii il suo cavaliere per la prossima danza e trova qualcosa di gentile da dirle.
La fisonomia di Carlo lasci scorgere una vera e propria costernazione.
No, no! Detesto la danza, lo sapete... e lady Grazia  cos... cos...
Cos mordace, termin lord Treswyll.
Ebbene, Carletto, tanto meglio; ci stimoler il tuo amor proprio.
Lord Brasleigh replic in tono piagnucoloso: S, s,  facile dirlo! Tu, Harold, sei un semidio per tutte queste ragazze che sono tutte in ammirazione davanti a te. Ma vedono bene che io detesto il bel mondo, che ho paura di loro, delle loro arie canzonatorie, e sono sicurissimo che...
Il duca lo interruppe bruscamente. Basta, Carlo! Fai quello che ti ho detto, e fallo con impegno. Ti avverto che, poich la tua salute  molto migliorata, passeremo parte del prossimo inverno a Londra;  l'ora che tu prenda contatto con l'alta societ nella quale il tuo stato ti obbliga a vivere.
Quest'ultimo colpo parve annientare lord Brasleigh. Si allontan a testa bassa, di passo lento, tutto impacciato nel suo abito uscito dalla prima sartoria di Londra.
Il padre e il cugino lo seguivano con lo sguardo. In tono ironico e con un certo disprezzo lord Treswyll mormor: Quel povero Carletto ricorder a lungo questo suo compleanno!
Il duca volse verso il nipote uno sguardo rabbuiato.
Si abituer. Finora l'ho lasciato troppo libero di condurre quella vita all'aria aperta che era necessaria per la sua salute. Ma non ha che venti anni, e la vita di Londra, i viaggi che gli far fare, lo cambieranno presto.
Pu darsi... ma ne dubito.
Un lampo d'irritazione pass negli occhi del vecchio signore.
Quando parli di Carlo parrebbe che tu avessi dieci anni pi di lui! Eppure  maggiore a te. E anche, sotto certi punti di vista, molto pi serio di te. La sua condotta non d alcun motivo di rimprovero... mentre mi  venuto all'orecchio che a Londra e a Parigi ti sei gi fatto notare nell'ambiente mondano.
Zio, volete forse rimproverarmi in proposito?
Il tono era corretto ma secco, e nello sguardo altero pass un lampo che fece abbassare gli occhi al vegliardo. Questi replic in tono meno severo: So che sarebbe inutile con te. Del resto,
ci non mi riguarda. Sir Ettore  il tuo tutore, e dal momento che egli crede bene...
Sicuro che crede bene!  stato lui stesso che mi ha iniziato alla bella vita della quale  maestro.
Spero almeno che non lo imiterai nella passione per le carte.
Quanto a questo, no: detesto il giuoco.
 una fortuna per te. Poich sir Ettore ha lasciato gi da molto tempo a Montecarlo e altrove il suo patrimonio. Senza suo fratello, oggi sarebbe nella miseria.
Veramente no, perch avrebbe sempre un nipote che lo aiuterebbe a vivere.
Infatti. Intendevo dire che dovrebbe fare un'altra vita, e rinunziare a quella vita cosmopolita e indipendente che pu permettersi grazie alla liberalit di mister Horgan.
Avete avuto notizie recenti di questi?
No, nessuna da pi di sei mesi. Ma ci non ha niente di strano per noi che conosciamo l'originalit di mio zio.
 una originalit che pu permettersi data la sua immensa ricchezza che gli concede una posizione quasi regale. Se ti far suo erede, Harold, sarai l'uomo pi ricco d'Inghilterra.
Lord Treswyll disse con disinvoltura: Lo credo anch'io.
Il duca lo lasci, dirigendosi verso la biblioteca dove andava per riposarsi un po'.
Harold entr nella sala vicina seguito da numerosi ed eloquenti sguardi femminili.
Ulda Storven, lasciando due giovanotti con i quali s'intratteneva, gli and subito incontro.
Andate gi via, lord Treswyll?
Ella fiss sul giovanotto i suoi occhi azzurri la cui espressione soave e carezzevole si animava di un bagliore di passione.
Pi tardi, quando avrete fatto con me un giro in giardino.
L'incarnato candido della svedese divenne leggermente roseo.
Andiamo! disse con vivacit.
Uscirono da una delle porte a vetri aperte sul piazzale che si stendeva davanti al castello. Tutti gli occhi seguirono il giovane lord e la sua compagna, bella creatura snella, flessuosa, dal passo leggero. Una vecchia signora che accompagnava a quella festa la propria nipote, chinandosi all'orecchio della vicina, la nobile Violetta Sempton, le bisbigli: Pare che ci sia del tenero. Sono stati visti pi volte andare a cavallo dalla parte di Deerden. La signora Storven farebbe bene a stare in guardia, poich lord Treswyll, giovane com', fa gi perdere la testa alle donne.
Ulda Storven  molto seria. Ma riconosco che lui  pericolosamente bello.
Pericolosamente,  la parola esatta. Tra qualche anno, con quegli occhi in cui seduzione e durezza si mescolano cos stranamente... compiango quelle che saranno sue vittime! E pi ancora quella che diventer sua moglie.
Infatti! Forse, sebbene abbia qualche anno pi di lui, la prescelta sar la signorina Storven?
Non credo. Nessuno  pi orgoglioso dei Dorgan, che si vantano della loro origine reale, del loro albero genealogico ancora vergine da matrimoni male assortiti.
Mai sir Ettore e lady Treswyll hanno ricevuto in casa loro la seconda moglie del duca di Pengdale, e se avete osservato bene, signora Bruswell...
Qui la signora Sempton abbass maggiormente la voce. ...lord Treswyll tratta la signora Storven giusto giusto con la correttezza che un uomo bene educato deve a una donna quando  costretto ad avere rapporti con lei. Quanto alla sua figliuola, forse  per lui una distrazione, e niente pi. Ma voglio crederla abbastanza intelligente e prudente per diffidare e frenarsi in tempo.
Lady Bruswell scosse la testa.
Non si sa mai! Insomma, ci riguarda sua madre e lei. In fondo la signora Storven  una persona distinta. Non le si pu rimproverare altro che la sua origine plebea.
 vero. Ah, eccola!
Uscita dalla sala accanto, la signora Storven stava per passare vicino alle due signore. Sembrava cercare qualcuno. Vedendo un giovanotto bruno, piccoletto, dall'espressione dolce e fine, gli chiese: Sir Giulio, mi sapreste dire dov' mia figlia?
L'ho vista andare fuori, nel parco, con lord Treswyll, signora.
Mentre rispondeva cos, un'ombra pass negli occhi di sir Giulio.
La signora Storven represse a malapena un vivo gesto di contrariet. Riflett un po', poi disse, sorridendo amabilmente: Sir Giulio, potrei pregarvi di andare a cercarla per avvertirla che ho bisogno di lei?
Il giovanotto esit prima di rispondere: Sono ai vostri ordini, signora.
E si avvi verso la porta dalla quale aveva visto uscire lord Harold e Ulda. Sir Giulio Barclay, innamorato della bella svedese, era geloso di lord Treswyll che sembrava accaparrare tutta l'attenzione della signorina Storven e contro cui si sentiva incapace di lottare, se a quello fosse piaciuto regnare nel cuore della ragazza.
Svoltando da un viale vide coloro che cercava.
Lord Treswyll aveva atterrato per una spalla un giovane aiuto-giardiniere e lo scoteva senza piet. Questi, livido dalla paura e dal dolore, gemeva sotto la stretta di quella mano sottile che possedeva una forza non comune. Accanto a Harold, Ulda Storven assisteva tranquillamente alla scena. Sir Giulio, avvicinandosi, sent che ella diceva in tono di carezzevole ammirazione:
Non  piacevole essere puniti da voi, lord Treswyll!
Con gesto agile, senza sforzo alcuno, il giovane lord mand il giardiniere a rotolare sulla ghiaia del viale. Poi, voltandosi, vide sir Giulio.
Ah, sei qui, Barclay!
Quando vide sir Giulio, Ulda non pot reprimere un leggero movimento d'impazienza.
Il giovane spieg: La signora Storven mi manda a chiamarvi, signorina; ha bisogno di voi.
La giovane svedese corrug le sopracciglia.
Una parola irritata le sal alle labbra, ma la trattenne, e rivoltasi a Harold disse: Torno dunque indietro, milord. Venite anche voi?
S, perch vado via subito.
Mentre tutti e tre tornavano verso il castello, sir Giulio domand: Che cosa aveva mai fatto, Treswyll, quel povero ragazzo che scotevi con tanta energia?
Mentre stavamo passando quell'imbecille ha diretto verso di noi il getto d'acqua dell'idrante.
Apposta?
Con tono d'altera ironia lord Treswyll ribatt: Non supporrai, spero, che vi sia qualcuno, in tutta la contrada, che osi fare apposta qualcosa che non mi piaccia!
Ulda approv vivacemente: Certo! Sanno troppo bene che cosa potrebbe accadere! Con quelle dita che sembra facciano per scherzo avreste potuto spezzare le ossa a quel ragazzo, se aveste voluto!
Ella alzava gli occhi su Harold, e sir Giulio, col cuore stretto dalla gelosia, vide di nuovo nel suo sguardo l'ammirazione quasi idolatra che vi aveva scorta prima.
A pochi passi dal castello lord Treswyll si ferm e disse a Ulda: Vi saluto qui, perch  inutile che passi di nuovo dalle sale. Lo zio  certamente a riposare. Vi prego di salutarlo da parte mia. Arrivederci.
E quasi senza abbassare la voce soggiunse: A domani.
Strinse la mano alla ragazza e a sir Giulio, e si diresse verso la parte estrema dell'edificio principale per raggiungere di l il vestibolo.
Ulda and in cerca della madre. La trov in un salottino; in quei momento era sola.
La signora Storven si alz dalla poltrona dove era seduta e chiuse la porta dietro alla figlia.
Ulda disse, sorpresa e un po' ironica: Perch tante precauzioni? Si tratta di segreti di Stato?
No, ma di una cosa che ai miei occhi  pi importante. Ulda, Ulda, eppure tu sai qual  lo scopo che mi sono prefissa fin dal giorno che venni a vivere in casa del duca di Pengdale! E tu stai per compromettere tutto col tuo fanatismo per lord Treswyll! So che lo vedi spesso... che durante le tue passeggiate lo raggiungi in luoghi fissati...
La giovane interruppe la madre con collera.
Chi ci ha spiati? Ah, se posso sapere chi  stato, lord Treswyll, che detesta i pettegolezzi, gli lever presto la voglia di ricominciare!
 inutili che tu ti inquieti. Pare che lo abbia detto proprio lui a sir Giovanni Benley.
Un vivo rossore avvamp le guance di Ulda.
L'ha detto lui? Che... che idea!
Vedi bene a che cosa ti espone la tua imprudenza. Quell'orgoglioso lord Treswyll si burla di te con i suoi amici, ti compromette impunemente. Se questo giunge agli orecchi del duca di Pengdale, tutto il mio piano crolla...
Ulda la interruppe con veemenza.
Non sposer mai Carlo!... Mai, mai!
Quel mezzo idiota... quel coso brutto! Ah, no, no! Amo lord Treswyll e voglio sposarlo.
La signora Storven afferr una mano della figlia.
Ulda, tu sragioni!... Carlo  il futuro duca, e fin da piccina mi dicevi: Voglio diventare duchessa.
Non con lui!... No, no! Del resto suo cugino sar molto pi ricco di lui perch erediter dall'emiro.
Non  una cosa certa.
Ma molto probabile. Gli affari del duca invece pare che vadano poco bene.
Ma il titolo?
Il titolo? Chiss! Forse lo porter Harold, perch la salute di Carlo d poche speranze.
In ogni modo, mamma, te lo ripeto: amo lui, lui solo... fino al punto di... S'interruppe, oppressa da una emozione violenta; poi termin con voce soffocata: Fino al punto di sacrificargli tutto.
Ulda! Hai perso il cervello davvero!...
E se lui non ti ama? Se intende soltanto divertirsi alle tue spalle?
Ulda impallid e non rispose.
Sua madre insistette: Credi che ti ami? Bambina mia, finora sei stata una ragazza seria; sei intelligente e riflessiva. Ebbene, devi essere riuscita a capire se i sentimenti di lord Treswyll corrispondono realmente a quello che tu provi per lui.
Ulda esit un momento prima di rispondere brevemente:
Credo che amer sempre e soltanto se stesso.
E ci significa che non si degna neanche di nasconderti che per lui sei l'oggetto di cui si varr per divertirsi un po' di tempo.
Ah,  inutile che tu voglia chiudere gli occhi; sai benissimo che  troppo orgoglioso per contrarre matrimonio fuori del suo ceto!
Dai retta a me, figliuola, rinunzia a quella chimera, prepara il terreno per sposare Carlo, che sar un marito tranquillo che ti obbedir in tutto... mentre l'altro!
L'altro comander. E se a me piace di sottomettermi a lui? Se mi piace di essere schiava... la sua schiava?
Ulda s'impettiva, rossa in viso, con lo sguardo acceso.
La signora Storven, simile in ci a molte mamme, cap a un tratto che non conosceva sua figlia; e per un attimo rimase stupita davanti a quella rivelazione.
Aveva indovinato, s, che da qualche tempo Ulda amava il nipote del duca di Pengdale, ma se ne era preoccupata poco sapendo che, come diceva suo cugino Carlo, lord Treswyll era per tutte le donne una specie di semidio; e pensava che la saggezza, la ponderazione,
le tendenze pratiche della figlia le avrebbero fatto comprendere quale sbaglio sarebbe stato attaccarsi troppo a quell'uomo giovanissimo, di un'indole preoccupante, orgoglioso come
Lucifero, e del quale in paese venivano raccontate sottovoce, perch gi era temuto, certe manifestazioni di carattere che promettevano poco per l'avvenire.
Ora la signora Storven scopriva che si era ingannata, e molto. Quella placida Ulda, che ella credeva disposta a un matrimonio di riflessione e d'interesse da gran tempo combinato da sua madre, quella bella creatura di cui l'abile civetteria si ammantava di gentile riserbo e che sotto l'apparenza di un umore costante celava una volont imperiosa e l'amore del dominio, si rivelava una innamorata pronta a piegarsi umilmente sotto il giogo del suo padrone.
La signora Storven balbett: Non mi sarei mai aspettata da te una cosa simile. ...  inaudito! E lui, probabilmente lo sa. Lui si prende giuoco di te! Poich non penser mai di sposarti! Ah, lo sento bene, io, come ci disprezza, come ci guarda dall'alto in basso, con tutta la sua boria di gran signore! Tu stessa devi avere questa impressione, non  vero?
Ulda tard a rispondere; poi disse con una certa esitazione: S. Ma spero di arrivare a farmi amare.
In ogni modo... e qui il suo tono torn fermo se pi tardi dovessi sposarne un altro, sento bene che non amer che lui.
Si dice sempre cos... ma per fortuna il tempo accomoda molte cose. Ora, la sola decisione ragionevole da prendere  allontanarti da lui. Anderai a passare qualche mese dalla zia Stava...
Ulda fece un gesto di calda protesta. Questo no! No, e poi no! Rimarr qui, continuer a vederlo... e sorridendo soggiunse con forzata ironia: Non temere; sono assennata e sapr sempre tenermi nei dovuti limiti. Ma non si parli pi di partenza. Mi hai educata in uno spirito di piena indipendenza, mi hai detto pi di una volta: L'educazione che ti do ti permetter di tutelarti da te stessa. Per quale ragione vorresti togliermi questa libert, ora che voglio usarne per conquistare la mia felicit?
La tua felicit? Ah, povera figliuola, non la troverai con lord Treswyll!
Ulda scosse la testa mormorando: Allora, non la trover mai.
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Capitolo 2.
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Mentre madre e figlia parlavano di lui, lord Treswyll, salito nell'elegante carrozza di cui egli stesso guidava con polso fermo i vivaci cavalli, si allontanava da Elsdone Castle.
Dopo aver varcato la monumentale cancellata, meraviglia dell'antica arte del ferro, l'equipaggio imbocc il viale di faggi secolari che precedevano la residenza dei duchi di Pengdale. Subito dopo fu in piena campagna, bella e prospera nelle immediate vicinanze del castello, ma presto ben diversa via via che si stendeva verso il mare. Tra i boschi apparivano certe lande che il sole di luglio, a quell'ora al tramonto, illuminava di una calda luce. Un fiume, che attraversava il parco di Elsdone Castle, si allungava poi indolente tra due argini rocciosi prima di andare a perdersi, pi lontano, nell'oceano.
Era profondo, navigabile, e permetteva a lord Carlo Brasleigh le gite in lancia che erano la sua passione.
Un oratorio di stile gotico, costruito di granito azzurro, apparve al margine del bosco.
Era stato eretto in espiazione di un crimine commesso in quel luogo da un Dorgan di altri tempi. L cominciava il dominio di lord Harold Treswyll.
L'equipaggio percorreva ora una strada forestale ben tenuta che sboccava in una pianura coperta di erba nella quale pascolavano numerosi montoni. A sinistra, in un anfratto del terreno dove scorreva il fiume, appariva una specie di parco chiuso da un muro merlato al disopra del quale s'inalzava una magnifica vegetazione. Non si scorgeva altra vegetazione.
Infatti lord Harold non diresse da quella parte i cavalli. Continu la sua strada attraverso la pianura soleggiata dove l'odore delle alghe e del sale annunziavano la vicinanza del mare.
La strada continuava a salire, divenne pi granitica, e a un tratto, a una svolta, apparve una maestosa costruzione eretta sopra una elevazione del suolo. Quel vasto maniero, costruito col granito azzurro indistruttibile che da secoli veniva estratto dalle cave di Kitney, presentava un aspetto tetro e arcigno.
Le finestre a tutto sesto, la scura patina dei suoi muri, attestavano che era stato costruito in epoca lontanissima.
Per una strada in salita, molto ben mantenuta, l'equipaggio raggiunse quella dimora e si ferm davanti a una volta romanica sotto la quale aveva inizio un'ampia scala di granito.
Saltato a terra, lord Treswyll gett le redini al domestico seduto dietro a lui, e si avvi su per la scala.
Un uomo che scendeva si trasse da parte e s'inchin profondamente. Era vestito alla maniera dei servi arabi e dimostrava una ventina di anni. Piccolo, snello, di carnagione scura, aveva nei lineamenti le caratteristiche di diverse razze: gli zigomi salienti erano da calmucco; le mascelle prominenti ricordavano la razza negra; gli occhi scuri, ben tagliati, facevano pensare che fosse di origine araba.
Lord Treswyll, soffermandosi un istante, domand: Sir Ettore  tornato?
S, milord, Sua Eccellenza  nel vestibolo.
Mentre Harold continuava a salire, Abdallah, cos si chiamava, lo segu un istante con lo sguardo. In quello sguardo c'era una fanatica adorazione che ne cambiava del tutto l'espressione, solitamente indifferente e mite.
La scala metteva nella parte centrale di un grandioso vestibolo a volta diviso in tre spazi da pilastri romanici. Degli arazzi antichi nascondevano in parte il granito dei muri; sulle lastre di pietra erano stesi tappeti orientali, pelli di tigri, di leoni, di orsi bianchi. Tra i pilastri si ergevano delle armature che per la loro magnificenza dimostravano i gusti fastosi di quelli che le avevano portate. Pesanti tavole di quercia, cattedre scolpite, sgabelli, panche adorne di cuscini coperti di preziose stoffe orientali, erano disposti qua e l in quell'immensit rischiarata, per tutta la sua lunghezza da meravigliose vetrate a colori illuminate in quel momento dal sole che tramontava. Un organo occupava una delle estremit di quella galleria; una scala di granito di una imponente larghezza, che conduceva al piano superiore, gli stava di fronte.
Seduto vicino a una tavola, un uomo stava fumando. Costui volse verso Harold il viso magro e rugoso, dalla bocca sarcastica.
Ah, sei qui! Vieni, vieni, ti faccio vedere una straordinaria missiva di mio fratello!
Vedrai che noia gli  venuto in mente di offrirci!
Harold si avvicin e, presa la lettera che l'altro gli porgeva, si sed e cominci a leggere: Mio caro Ettore, Gi da parecchio tempo non ti ho dato mie notizie. Incolpane l'et e la stanchezza. Sebbene abbia un anno meno di te, sono diventato vecchio, molto vecchio, perch la mia salute lascia molto a desiderare. Eppoi sai bene che quando si tratta di scrivere sono
l'indolenza personificata. Inoltre devo riconoscere che non siamo mai stati dei fratelli molto affettuosi. Giovanissimi abbiamo seguito ciascuno la nostra strada: tu le corse, il giuoco, la gran vita mondana; io l'esistenza avventurosa dei viaggi, delle esplorazioni. E cos, ci conosciamo davvero poco.
Tuttavia il legame della famiglia  fortissimo in noi. Per quanto io sia diventato arabo e attaccatissimo al mio paese di adozione, non dimentico che sono un Dorgan, e ho voluto che mio fratello, come pure il nipote di mia sorella, avessero larga parte delle ricchezze che mi sono toccate in sorte. Per questo ho deciso di dichiarare Harold mio erede, con l'obbligo da parte sua di assicurare lo stato finanziario delle mie figliuole, giacch Allah mi ha rifiutato una discendenza maschile.
Tuttavia vorrei conoscerlo meglio questo bel nipote che era gi un bel ragazzo, di rara intelligenza, quando me lo conducesti qui sei anni or sono. Venga dunque a passare qualche tempo da suo zio, l'emiro. Lo inizier a questa vita di grande signore orientale che non manca di attrattive e gli far conoscere delle incantevoli uri che non chiederanno di meglio se non di trattenerlo nel nostro paradiso.
Ora passiamo ad altro. Ho da chiederti un piacere, caro Ettore. Una diecina di anni fa, mentre andavo da Sumas a Medina, manc poco che non rimanessi vittima di un fanatico, un cervello squilibrato. Assalito per la strada, dovetti la vita al pronto intervento di un francese che passava a cavallo nel momento in cui quel pazzo si lanciava contro di me. Lo ringraziai come
meglio potei e gli chiesi il suo nome. Si chiamava Jacques di Versigny e abitava di solito a Beirut insieme alla sua giovane sposa che apparteneva a una famiglia ottomana, nobilissima e antichissima, ma impoverita perch il nonno della giovane donna, caduto in disgrazia del sultano, era stato condannato alla confisca totale dei beni e all'esilio forzato, pena la morte.
Anche di Versigny era di famiglia nobile ma povero. Lavorava a Beirut, come ingegnere, presso una Compagnia francese. Lo giudicai subito uomo distinto, intelligente, ma esitante e debole, poco adatto, insomma, a riuscire nella vita.
Prima di separarci gli dissi che sarei stato felice di essergli utile qualora se ne presentasse l'occasione. Poi non pensai pi affatto a quell'avventura, che era semplicemente uno dei tanti incidenti drammatici della mia movimentata esistenza.
Ebbene, circa un mese fa, ricevetti una
lettera del signor di Versigny.
Mi scriveva che era gravemente malato,
spacciato dai medici. . Da cinque anni a questa
parte era stato perseguitato dalle disgrazie:
la morte della moglie, la perdita dell'impiego
dovuta alla inesorabile gelosia di
un collega imparentato con persone autorevoli,
la lotta contro una persistente sfortuna,
le ristrettezze, e ben presto la povert. La
sua salute, gi delicata, si trovava ora irrimediabilmente
compromessa. Stava morendo
e lasciava nella miseria due bambini e una
vecchia zia incapace di esser loro di aiuto.
Nessun parente, n da parte paterna n
da parte materna; nessuna amicizia, perch
gli amici avevano disertato appena ci fu il
pericolo di una richiesta di aiuto. Allora,
trovandosi alla fine dei suoi giorni, il signor
di Versigny pensava a me e mi pregava di
procurare ai suoi bambini e alla sua vecchia
parente il necessario per non morire di fame
dopo la sua scomparsa.
Sai bene, Ettore, che, pur non avendo
la tua perfetta aridit di cuore, non sono un
uomo sensibile; tutt'altro. Se tale supplica
mi fosse venuta da qualsiasi altro, non l'avrei
neppure presa in considerazione. Ma ero in
debito con quell'uomo. Decisi di pagarlo assumendo
la tutela dei ragazzi, provvedendo
ai loro bisogni, alla loro educazione, dando
loro i mezzi di guadagnarsi pi tardi onestamente
la vita.
Mandai uno dei miei servitori, uomo intelligente
e sbrigativo, ad Atene, dove si trovava
allora Jacques di Versigny. Questi era
moribondo, ma conservava ancora la conoscenza
necessaria per capire che rispondevo
al suo desiderio. Perci mor in pace.
Selim gli fece fare dei funerali decenti,
pag alcuni debiti dal fornaio, dal farmacista,
ecc., poi torn a riferirmi sulla sua missione.
La vecchia signorina di Versigny gli era
parsa una persona di poco cervello, incapace
di educare i nipotini: una bambina di nove
anni e un maschietto di sette. Sembravano
buoni, calmi, ben educati, ma erano mingherlini
e sembravano risentire delle privazioni
sofferte.
Che cosa potevo fare di loro? Qualunque
fossero le mie idee personali, consideravo
come sacra la volont espressa dal padre riguardo
alla loro educazione cattolica. Questa,
per, non poteva essere assicurata nell'ambiente
mussulmano in cui vivo. Dopo
matura riflessione decisi quanto segue:
Mando da te la signorina di Versigny e
i due orfani. Li alloggerai modestamente in
uno degli annessi di Deerden, e io dar loro
una rendita sufficiente per vivere con semplicit.
Fino a una certa et i ragazzi potranno
frequentare la scuola di Leigham;
dopo, saranno messi in un collegio dove
studieranno in modo da poter pi tardi guadagnarsi
da vivere. Tale  anche il desiderio
espresso dal loro padre nella lettera che mi
scrisse. Adempio a questo desiderio in riconoscenza
del servigio che egli mi rese.
Penso che tutto ci spiacer a un perfetto
egoista come te, fratello mio; ma potresti
affidare la cura di questi particolari a lady
Jane...
Qui Harold interruppe la lettura e rise ironicamente.
Si vede che lo zio Enrico non conosce
mia madre. Se crede che voglia minimamente
disturbarsi per quegli estranei!... Ma che
idea balorda quella di mandarci qui quella
gente!
Davvero! Ne ha sempre delle nuove Enrico!
C'erano mille altre soluzioni, se voleva
contentare quel francese. Ma no, scarica elegantemente
il fardello sugli altri, e per di
pi mi accusa di egoismo!... Insomma, non
c' modo di rifiutare.
No,  difficile. Ma dove li metteremo?
Harold riflett per un momento, poi nel
tono deciso che gli era abituale, disse:
Black-House far al caso loro. Baster
dare alla Spread gli ordini necessari perch
prepari le stanze come si conviene, vi sistemi
quella gente e dia loro le indicazioni di cui
avranno bisogno. Noi non avremo pi da occuparcene.
Sir Ettore approv.
Benissimo, mio caro! Sistemi tutto in
un batter d'occhio, mentre altri esiterebbero,
cercherebbero... Ah, che cervello hai, mio bel
Harold!
Guardava con orgoglio il giovane viso; un
raggio di sole scendendo dalle vetrate carezzava
in quel momento la pallida fronte ben
delineata e i morbidi capelli castani dai caldi
riflessi di rame.
Harold accolse l'esclamazione dello zio con
l'indifferenza di chi  avvezzo alle adulazioni.
Pos sulla tavola vicina a lui la lettera di
Enrico Dorgan, prese un sigaro e l'accese.
Dopo un breve silenzio sir Ettore domand:
Niente di nuovo a Elsdone Castle?
Assolutamente niente. Carlo, secondo il
solito, si  mostrato misantropo, e suo padre
ha dovuto quasi inquietarsi per ottenere
che andasse a invitare lady Grazia Mingh.
Sir Ettore fece una risatina ironica e i
suoi occhi brillarono di maligna soddisfazione.
Ah, ah!  affascinante il futuro duca!
Far onore alla famiglia! Giorgio dev'essere
terribilmente mortificato. Bene! Benissimo!
Se non avesse fatto quello stupido matrimonio,
non avrebbe ora motivo di arrossire del
suo erede.
Lo sguardo orgoglioso di sir Ettore avvolse
di nuovo il bel Harold.
Lord Treswyll si alz e si diresse verso
un ampio vano chiuso da una porta di quercia,
che si trovava di fronte alla scala da
cui era venuto. Ne spalanc i battenti dicendo:
Il caldo  insopportabile, adesso.
La porta dava sopra una terrazza di granito,
adorna di aranci e di oleandri, che fiancheggiava
per tutta la lunghezza l'immenso
vestibolo. Bei magnifici gerani, in antichi
vasi di maiolica, decoravano la balaustrata
massiccia interrotta al centro da tre scalinate
che scendevano fino ai giardini. Questi
erano fatti a terrazze, e ogni ripiano era
un giardino fiorito, adorno di piscine, di vasche
di pietra patinata dal tempo, di siepi e
di boschetti. Ma lo sguardo veniva attirato
dalla veduta che si stendeva in lontananza:
l'Oceano agitato, sempre pericoloso in quella
zona disseminata di scogli, e in quel momento
verdissimo, sul quale il sole cadente stendeva
il suo luminoso oro pallido.
Il terreno che scendeva dal maniero con
un declivio assai ripido, ridiventava piano
laggi dove finivano i giardini e proseguiva
cos fino al mare. Dalla villa si distinguevano
le cupe chiome dei pini che orlavano
una parte della spiaggia e alcune di quelle
rocce dalle forme fantastiche di cui era disseminata
tutta quella costa selvaggia dove la
furia dei marosi, nei giorni di tempesta, offriva
uno spettacolo di tragica e terrificante
bellezza.
Lord Treswyll rimase un momento immobile
con gli occhi fissi sul mare. Si volse
appena quando sent lo zio che gli domandava:
Sicch, va sempre bene con la bionda
Ulda? La seria e irreprensibile fanciulla si
inebria sempre pi di te, mio bel fauno?
Harold fece un sorrisino ironico.
 seria in apparenza per chi non la conosce
bene. Sotto quell'aspetto serio si cela
una natura civetta, abile, ambiziosa, interessata,
un carattere orgoglioso e autoritario
che mi diverto molto a tenere sotto il giogo.
Benone!  quello che ci vuole! Fin da
che mondo  mondo, la donna, quando 
furba, ha diretto l'uomo e gli ha fatto commettere
molte sciocchezze.  bene che di
tanto in tanto qualcuno di noi le assoggetti,
queste astute dame. E credo che tu ci riesca
perfettamente, caro mio.
Harold disse con calma:
Lo credo anch'io.
Era in piedi. A fronte alta, in faccia al
sole i cui ultimi raggi gli accendevano negli
occhi ardenti bagliori. Da tutto il suo essere
emanava un indomabile orgoglio, una energia
dominatrice, la convinzione di una superiorit
che lo metteva molto al disopra
delle leggi comuni, di un potere di cui aveva
potuto provare l'efficacia fin dall'infanzia,
quando si faceva temere e idolatrare dalla
madre e da tutti i suoi familiari.
Due cani da caccia sdraiati sulla terrazza
all'ombra di un oleandro si avvicinarono strisciando
ad Harold con uno sguardo di timorosa
sottomissione. Egli li respinse con
una sola parola e rientr nel vestibolo dove
appariva proprio allora lady Jane, sua madre,
che scendeva dal suo appartamento situato
al piano superiore.
Era esile, alta, molto elegante in un abito
di faille turchese ricoperto da una preziosa
trina. Il viso, dai lineamenti irregolari, conservava
una grande freschezza, ed era ravvivato
da due occhi azzurri, molto belli sotto
le ciglia castane, un po' pi chiare dei capelli
sapientemente ondulati.
Quel viso dall'espressione fredda e annoiata
si rischiar alquanto alla vista di Harold.
Avanzandosi di qualche passo lady Treswyll
disse:
Sei gi tornato? Eppure non doveva
essere finito!
No, ma ne avevo abbastanza. Lo zio mi
ha espresso il suo rammarico perch non ti
sei fatta neanche vedere... e anche la signora
Storven.
Queste ultime parole uscirono dalla bocca
di Harold con calmo disdegno.
Lady Jane fece una leggera smorfia che
dimostr eloquentemente quanta poca importanza
avesse per lei il rammarico della suddetta
signora.
Sir Ettore, che aveva finito di accendere
un sigaro, disse, con il suo solito sogghigno:
Sai, ho ricevuto una lettera di mio fratello.
Ci manda una famiglia di tre persone
da alloggiare, con la speranza che tu te ne
occupi.
Che dici, zio? Di quali persone si tratta?
Una vecchia signorina e due bambini.
In breve sir Ettore riepilog la lettera di
Enrico Dorgan. Lady Treswyll non dissimul
la sua sorpresa e la sua contrariet.
Non capisco perch mister Dorgan ci
mandi quegli sconosciuti! E non per poco
tempo, poich pare che i ragazzi si debbano
istruire per prepararsi un avvenire, non 
cos?
Esattamente. Eh!  fatto cos, lui! Per
nulla al mondo vorrebbe mancare a un debito
di riconoscenza, ma ne scarica la cura
sugli altri, giudicando sufficiente versare il
denaro necessario. E magari crede che la sua
liberalit verso di me lo autorizzi a impormi
questo fastidio! Ebbene, questa  cosa che
non rientra affatto nelle mie attitudini... e
neppur tu, Jane, sei in grado di occuparti di
questi stranieri. Ma Harold ha risolto la
faccenda. Affideremo gli ospiti alla Spread,
che li sistemer a Black-House.
Lady Treswyll si sent subito sollevata.
A Black-House? Ci staranno benissimo!
Non possono mica essere esigenti! L non
daranno fastidio a nessuno.
E mio fratello sar soddisfatto, aggiunse
sir Ettore alzandosi.
Quell'uomo alto e magro, rimasto agile,
si alz nella luce riflessa del tramonto che
ne rischiarava la testa calva.
Il suo viso affilato dai lineamenti marcati
e dalla carnagione giallastra, gli occhi chiari,
con palpebre vizze, una delle quali ricadeva
costantemente accentuando cos la sua consueta
espressione sardonica, rivelavano il suo
freddo cinismo.
Avvicinatosi al nipote, lo prese per un braccio
e gli domand:
Harold, acconsentirai ai desideri di tuo
zio Enrico?
Certamente, ma tra qualche tempo. Sai
bene che gi ci pensavo. Un soggiorno in
Oriente non mi dispiacer affatto. Mio zio mi
inizier alle usanze arabe.
E le uri di Maometto sostituiranno la
bella figlia del Nord, Ulda dagli occhi di turchese,
concluse sir Ettore con una risatina pungente.
Harold sorrise, e posando nel portacenere
il sigaro a met consumato disse:
Naturalmente.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Verso il nono secolo, alcuni pirati scandinavi,
dopo essere sbarcati in quel punto delle
coste inglesi dove pi tardi doveva sorgere
il villaggio di Leigham, massacrarono una
parte degli abitanti della zona, saccheggiarono,
devastarono sotto la direzione del loro
Viking, Nurik, figlio di un re danese. Questo
capo, dotato di una forza prodigiosa, di
una intelligenza superiore, di una natura altera
e crudele, sia a cagione del suo carattere
e delle sue imprese sanguinarie, sia alludendo
alla tonalit fulva dei suoi capelli, era
stato soprannominato Nurik la Belva.
Padrone del paese terrorizzato, vi aveva
stabilito una base per le spedizioni dei suoi
danesi e un luogo di riposo dove egli andava
a trovare la moglie, la bella Deila. Questa era
una saracena catturata da Nurik insieme a
certi arditi avventurieri arabi andati in esplorazione
verso le coste dell'Armorica. Secondo
la cronaca, mai sposi si intesero meglio di
quei due esseri appartenenti a razze differenti.
I loro discendenti si impiantarono su
quella costa e vi si fecero temere per il loro
orgoglio e la loro crudelt. In tutto il paese
chiamavano la loro dimora Deerden, la Tana
delle Belve. Essi lo sapevano e se ne gloriavano.
Quando, verso la fine dell'undicesimo secolo,
uno di loro fece costruire l'edificio che
sussiste ancor oggi, gli dette quel nome che
doveva conservare anche in seguito.
A quell'epoca, sebbene convertiti al cristianesimo
e pi civili, questi figli di Vichinghi
conservavano ancora i loro istinti selvatici
e il loro amore alle pericolose avventure sul
mare. Tenevano in onore la pirateria, e il
grande vestibolo di Deerden vide pi di una
volta lo spettacolo delle orgie che seguivano
alle fruttuose spedizioni in seguito alle quali
nuove ricchezze si aggiungevano a quelle ammassate
nei sotterranei che per mezzo di passaggi
segreti comunicavano col mare.
Parecchi di loro andarono nei paesi orientali
dai quali era venuta la loro avola Deila,
probabilmente attratti da un imperioso atavismo.
Alcuni vi rimasero e abbracciarono
la religione mussulmana.
Al tempo della prima crociata, Riccardo
Dorgan, partito col suo omonimo, Riccardo
Cuor di Leone, riport da questo viaggio ai
luoghi santi una giovane donna di grande
bellezza, figlia di un potente emiro, che egli
asseriva di aver convertita al cristianesimo.
Per lei fece costruire un meraviglioso palazzo
saraceno in mezzo a un ombroso parco
cinto da mura merlate. Mai, fino dal giorno
in cui vi entr, fu rivista la bella Medina
dagli occhi neri e malinconici. Riccardo Dorgan
era un padrone terribilmente geloso, ma
n questo, n la clausura imposta, potevano
meravigliare una orientale. Ma a Medina
mancava il sole, mancava l'atmosfera del suo
paese. Ella illanguid sotto il cielo brumoso
dell'Inghilterra e mor nel dare alla luce un
figlio.
In seguito, nel corso dei secoli, i Dorgan
continuarono ad affermarsi come spiriti forti,
indipendenti e avventurosi. Il loro orgoglio
irriducibile, il loro sdegno per i favori regali,
li tennero lontani dalla Corte. Rifiutarono
sempre titoli e onori.
Noi siamo Dorgan, figli di Nurik, discendenti
di una delle pi antiche razze regali,
dicevano fieramente.
Detestavano le catene, anche se d'oro, e
rivendicavano energicamente la loro libert
appena la vedevano minacciata. Quando nel
regno di Bretagna cominciarono le persecuzioni
contro i cattolici, rimasero indefettibilmente
fedeli alla religione di cui alcuni
di loro non mettevano affatto in pratica i
precetti, ma dalla quale non intendevano assolutamente
essere obbligati a distaccarsi.
L'autorit regale, che aveva sempre avuto
dei riguardi per quei signori potenti e indomabili,
non os molestarli neanche in quella
occorrenza, e fu cos che i Dorgan rimasero
cattolici, come cattolici rimasero i villaggi e
le citt dipendenti dalla loro signoria.
Uomini dalle passioni ardenti, parecchi di
loro, rivolgendole a Dio, divennero dei santi;
altri furono oggetto di scandalo per il loro
orgoglio, i loro vizi, la loro vita di piaceri
e di lusso sfacciato. Tutto era portato agli
estremi in quella razza in cui il sangue orientale
si era mescolato a quello degli uomini
del Nord. E cos nei discendenti di Nurik
la Belva e della bella Deila, di Riccardo e
di Medina la Saracena, riapparivano degli
istinti ereditati dai loro rudi avi Vichinghi,
altri che ricordavano fastosi emiri arabi,
uomini colti, di gusti raffinati ma di costumi
violenti e talvolta perfino crudeli. Il tipo
orientale si era pi volte riprodotto tra loro;
ma, in generale, nella capigliatura degli
uomini si ritrovava la tonalit fulva che
aveva procurato a Nurik il soprannome, e
quasi tutti ereditavano da lui l'alta statura,
la forza proverbiale, l'orgoglio non meno famoso.
Nel corso dei secoli i Dorgan avevano contratto
matrimoni con le pi illustri famiglie
d'Inghilterra e particolarmente con i
Brasleigh, le cui terre confinavano con i loro
domini. Pi di recente il fratello cadetto di
lord Giorgio Brasleigh, duca di Pengdale,
che aveva il titolo di lord Treswyll, aveva
sposato la sorella di sir Ettore e di Enrico
Dorgan. Da questo matrimonio era nato un
figlio che, sposato alla figlia maggiore del
marchese di Shetford, era stato il padre di
Harold.
Questo lord Treswyll, di carattere difficile
e avventuroso, mor durante una spedizione
in Affrica poco dopo la nascita del figlio. Il
fanciullo, molto bello, volitivo, dotato di una
rara intelligenza e di una seduzione di cui
ben presto cap il potere, divenne l'idolo
della madre, donna frivola, vanitosa, autoritaria,
ma che piegava senza resistenza davanti
al giovane autocrate. Sir Ettore, appena il
suo pronipote fu in grado di comprendere,
gli fece questo discorso:
Mio caro Harold, sei un gran bel ragazzo,
e poich mi pare che tu abbia tutte le
caratteristiche dei Dorgan, ci fa pensare
che diverrai un-uomo magnifico. Di pi, non
sarai certamente uno sciocco, a giudicare
dalle prove d'intelligenza precoce che ci dai.
Sei inoltre, autoritario e orgoglioso come un
vero Dorgan. Un uomo dotato di questi pregi,
che possiede altres il lustro della nascita
e un bel patrimonio, deve dominare la folla
dei semplici mortali, vivere secondo la sua
volont, calpestare senza piet chi osasse
opporsi al suo beneplacito. Or dunque, Harold,
cercher di educarti a essere proprio
cos. Voglio fare di te il pi affascinante dei
Dorgan, la belva magnifica di cui si parla
nelle vecchie cronache che trattano di Nurik,
il nostro truce avo.
Fino ad allora sir Ettore non si era occupato
che dei propri piaceri. Ma si avvicinava
ai sessant'anni, e sebbene non fosse
stanco della sua esistenza di gaudente, desiderava
aggiungervi un altro interesse che
sussistesse anche quando l'et lo avrebbe obbligato
a tirarsi da parte. Incapace di affetto,
non questo, ma l'orgoglio lo attacc al pronipote
e lo incluse nel numero dei suoi adulatori.
Egli sogn di fare di quel fanciullo
un superuomo, un essere superiore fisicamente
e intellettualmente, che passasse nel
mondo facendosi temere, ammirare, adulare,
che non conoscesse altri freni se non quelli
di un certo codice di onore assai lato, ma
che sir Ettore giudicava sufficiente per un
Dorgan.
Con una abilit diabolica, combatt a poco
a poco le tendenze generose e i nobili slanci
di quel ricco temperamento infantile; esalt
in lui l'orgoglio ereditario, gli insegn la durezza
di cuore, il disprezzo per tutto quello
che rimaneva al disotto di un Dorgan, incoraggi
compiacentemente i suoi difetti, e particolarmente
quella volont imperiosa davanti
alla quale bisognava che tutto piegasse.
La sua anima di vecchio peccatore cinico
odiava d'istinto religione e virt, e provava
una soddisfazione perversa a indirizzare verso
la miscredenza, verso il disdegno delle leggi
divine e dei precetti morali quell'anima di
fanciullo, di adolescente, che la madre, tutta
dedita alla vita mondana, non pensava lontanamente
a difendere e contribuiva anzi a
deformare incensando in lui ci che avrebbe
dovuto combattere.
A poco a poco sir Ettore vide sbocciare la
sua opera. Harold diventava tale e quale lo
aveva desiderato. E lo zio per primo s'inchinava
davanti a colui che Nietzsche avrebbe
salutato con entusiasmo come il tipo perfetto
della forza orgogliosa, della bellezza e dell'inflessibile
durezza.
Il giorno dopo il ricevimento di Elsdone
Castle lord Treswyll usc in mattinata dal
maniero e prese a passeggiare per i giardini,
con i suoi cani alle calcagna. Strada facendo
si ferm vicino al domestico arabo, intento a
cogliere dei fiori.
Abdallah, presto andr a trovare mio zio
l'emiro, e pu darsi che ti conduca con me.
Gli rivolgeva la parola in arabo. Abdallah
s'inchin profondamente e baci le mani del
giovane lord.
Signore, sono il tuo schiavo. Quello che
vorrai fare di me sar ben fatto.
Come il giorno avanti, segu con uno sguardo
di adorazione il padrone che si allontanava
dopo avergli dato quel segno di benevolenza
tanto pi apprezzabile in quanto lord
Treswyll era ben lungi dall'esserne prodigo
anche verso un servitore fanaticamente devoto
come Abdallah. Quel meticcio, prodotto
di diverse razze asiatiche e affricane, figlio
di servi schiavi, era stato mandato a circa
dieci anni a lord Harold dal suo prozio Enrico
diventato l'emiro Abd-el-Malari dopo
una serie di avventure che la sua famiglia
conosceva solo a grandi linee.
Poco credente, come il fratello Ettore, Enrico
Dorgan aveva abbracciata la religione
maomettana, sposata la figlia maggiore dell'emiro
Harun-bel-Kaddur, poi ereditata
l'alta dignit del suocero insieme con le sue
immense ricchezze. Queste consistevano in
terre di una impareggiabile fertilit, in cave
dalle quali si estraeva un marmo magnifico,
in giacimenti minerari di cui l'ex emiro non
supponeva l'esistenza, ma che suo genero
seppe scoprire e che furono ben presto la
sorgente principale della sua opulenza.
E cos, divenuto sulla quarantina un grande
signore mussulmano, adottati tutti i costumi
del paese, compresa la poligamia, Enrico
non torn mai in Inghilterra. Ma continu
a mantenersi in corrispondenza con il
fratello e gli venne largamente in aiuto negli
imbarazzi finanziari che sopraggiunsero
quando il giuoco e le prodigalit di ogni sorta
ne ebbero divorato il patrimonio. Egli aveva
anche riacquistato le propriet patrimoniali
del fratello maggiore per farne dono a lord
Harold Treswyll, unico discendente maschio
dei Horgan, dato che l'emiro Abd-el-Malari
non aveva visto sopravvivere nessuno dei cinque
figli maschi che gli erano nati.
E cos una volta di pi un discendente di
Deila e della bella Medina era stato attirato
verso l'Oriente affascinatore che lo aveva afferrato
e tenuto. Adesso era la volta di Harold.
Ricordandosi dei paesi luminosi in cui
sir Ettore lo aveva condotto alcuni anni prima
per farlo conoscere a suo zio Enrico, ora
sognava di tornarvi.
Scendeva di passo elastico e deciso dai ripiani
fioriti. Una lunga serra, sulla destra,
era adorna di belle vitalbe scure. Pi lontano,
da un boschetto di rose sorgeva una
statua di Pallade Atena. Sul terzo ripiano,
a sinistra, si prolungava un viale di carpini
interrotto da larghe aperture dalle quali si
godeva la veduta di lande, boschi, borri, e
del parco misterioso cinto dalle sue mura merlate.
Il quinto e ultimo ripiano, molto pi largo
degli altri, era piantato di pini. Un viale
inghiaiato lo tagliava in due portando a una
scala di granito di una ventina di scalini.
Dopo, non c'era che da andare tutto a diritto
su terreno piano fino al mare, per una
strada che s'internava tra rocce, piccole da
principio, e a poco a poco pi imponenti via
via che si avvicinavano al mare.
Harold la percorse per un momento, poi
s'inoltr per un sentiero che saliva assai
aspro tra le rocce scavate dall'azione delle
piogge. Il giovane avanzava agevolmente per
quel difficile viottolo, aperto tra un dedalo di
massi sdrucciolevoli; costeggi poi una specie
di voragine chiamata nel paese il Pozzo
dei Trapassati, pass un portico naturale,
attravers un caos formato da rocce di ogni
forma, per fermarsi infine vicino a un enorme
masso che sembrava un leone accovacciato,
rivolto verso il mare.
La leggenda raccontava che la belva impietrita
era un figlio di Nurik, mostro di orgoglio
e di crudelt. Tra gli altri misfatti,
aveva fatto massacrare con abominevole raffinatezza
dei santi missionari cristiani che
erano approdati alla costa. Mentre guardava
morire le sue vittime, ricoprendole di ingiurie
e raddoppiando le imprecazioni, era scesa
dal cielo una grande fiammata che aveva accecato
tutti gli astanti. Quando questi infine
ricuperarono la vista, al posto in cui si trovava
il figlio del Vichingo scorsero un gigantesco
leone di pietra con la testa feroce
rivolta verso quel mare che era stato, per
quel capo pirata, l'elemento familiare di cui
si compiaceva vincere le furie.
Quando lord Treswyll raggiunse la roccia
leggendaria, una ragazza, seduta con un libro
in mano in una anfrattuosit, si alz rapida
e gli and incontro. Era Ulda Storven,
il cui viso si anim a un tratto di viva gioia.
Harold, prendendo la mano che ella gli
porgeva, disse in tono scherzoso:
Da quanto tempo siete qui, Ulda?
Ella arross leggermente e rispose:
Ma... da circa mezz'ora, suppongo.
Diciamo un'ora. Siete una personcina
paziente, carina mia, e non posso che sentirmi
lusingato di vedervi attendere il mio
arrivo, cos, nella contemplazione di questo
mare che a voi non piace. E in compagnia
di quale autore?
Allung una mano e, preso il libro dalle
mani di Ulda, vi dette un'occhiata. Allora
dalle sue labbra usc una risatina ironica.
No, ve ne prego, non spingete la vostra
adulazione fino a questo punto! Ricordatevi
che fino a qualche mese fa, quando ignoravate
ancora il mio parere su questo poema
francese, diceste davanti a me, a sir Levis,
che era terribilmente noioso e che non potevate
leggerlo sino in fondo.
Ulda arross e le sue palpebre batterono
per un istante sotto lo sguardo canzonatorio
di lui.
Speravo d'imparare ad apprezzarlo,
replic, quasi balbettando. Vorreste voi,
milord, farmene notare le bellezze?
Vi confesso che non m'importa molto
che voi apprezziate o no questo poeta. Non
perdete dunque il vostro tempo a leggerlo.
Con gesto rapido lanci il libro sull'erbetta
che copriva il suolo.
Ulda non protest. Era pienamente dominata
dalle maniere imperiose di lord
Treswyll, e ne temeva pi di tutti il sarcasmo.
Harold sed in un incavo della roccia, tra
le zampe rozzamente modellate del leone, e
Ulda sed un po' pi in basso, in modo che
per rivolgergli la parola o guardarlo doveva
alzare la testa.
Harold tir fuori le sigarette, le offr a lei,
poi ne accese una per s. Per un momento
fum in silenzio, con gli occhi fissi sull'oceano
di un grigio cupo, agitato sordamente sotto
un cielo carico di pioggia. Ulda, con la sigaretta
tra le labbra, ne tirava brevi boccate,
mentre il suo sguardo distratto andava
dall'uno all'altro dei cani sdraiati a qualche
passo da loro.
A un tratto rison la voce di lord Treswyll.
Se domani l'altro siete libera, venite con
me a fare una passeggiata in mare.
Ella alz gli occhi rispondendo vivamente:
Far il possibile per non mancare. A che
ora?...
Verso le otto.
Le otto? Sar difficile. Mia madre si
meraviglierebbe se mi vedesse uscire cos presto
per andare a spasso. Sono di solito poco
mattiniera.
Ebbene, gliene direte il motivo.
Non posso... ne sarebbe scontenta.
Perch? Crede forse che quella di lord
Treswyll non sia un'amicizia degna di sua
figlia?
Il tono di Harold era di una impertinenza
velata, di una ironia mordace, accentuata ancor
pi dal sorriso. Per un istante, si risvegli
in Ulda l'amor proprio di cui era ampiamente
dotata, ma che lord Treswyll, sapendola
innamorata di lui, aveva pi volte
messo alla prova e fatto piegare senza fatica.
Ella ribatt con prontezza:
Mia madre non crede che un titolo nobiliare
offra sufficiente garanzia per la mia reputazione.
Anzi, a proposito, lord Treswyll:
 vero che avete parlato con mister Benley
dei nostri appuntamenti e delle nostre passeggiate
a cavallo?
Perfettamente vero.
Oh!
Egli fece una risatina vedendo il rimprovero
espresso dagli occhi di Ulda.
Ebbene, che c'? Io sono solito agire
apertamente, e se mi piace di stare in vostra
compagnia, non vedo la necessit di farne
un mistero.  vero che ci pu forse avversare
la pretesa, se l'avete, di apparire una
ragazzina assolutamente irreprensibile agli
occhi del mondo.
Guardava Ulda con penetrante ironia. Ella
arross ancora di pi e abbass gli occhi mormorando:
Che idea! Non penso a questo, io... e,
dopo tutto, non so che cosa pu trovare da
ridire la gente se vado a passeggio col pronipote
del duca di Pengdale, mio zio.
Ah, gi, vostro zio!...  vero!
Di nuovo, un sottile disprezzo, una lieve
ma pungente impertinenza erano vibrate nel
tono di Harold.
Se  cos, non capisco perch mi rivolgiate
quella specie di rimprovero.
Ora c'era della durezza nell'accento, come
nello sguardo che si abbassava verso Ulda,
quello sguardo ben noto a coloro che erano
incorsi almeno una volta nel malcontento di
lord Treswyll.
La ragazza ebbe un fremito di timore e la
sua voce divenne umile e carezzevole nel rispondere:
Non vi rivolgo rimproveri, lord Treswyll!
Senza dubbio non abbiamo motivo di
nascondere i nostri rapporti, e mia madre
stessa mi ha sempre lasciata la pi grande
libert, come si usa nei nostri paesi. Ma, non
so perch, ieri mi sembr molto contrariata.
Sir Giovanni le aveva detto che noi ci incontravamo spesso...
Treswyll la interruppe con aria annoiata.
Sentite, carina: una volta per tutte lasciate
che vi dica che non voglio saperne di
queste meschine quisquilie. Se avete paura
di compromettervi con me, ritiratevi. Non
far un gesto per trattenervi e vi assicuro
che vi lascer perfettamente tranquilla. Cos
potrete continuare a recitare la vostra parte
di ragazza dalla virt intangibile, che la signora
Storven teme senza dubbio che trascuriate
incontrandovi con me.
Ulda si raddrizz bruscamente sotto la sferzante
ironia che la colpiva nel punto sensibile,
poich le provava che lord Treswyll,
sommamente perspicace nonostante la sua
giovane et, conosceva sua madre e lei stessa,
dal punto di vista morale, assai pi di quanto
ella avrebbe voluto.
Mia madre non teme nulla! Io non sono
una civetta, lord Treswyll, e l'indipendenza
di cui godo non m'impedisce di essere seria.
Non recito dunque una parte quando tengo
un certo riserbo.
No, no!... rispose lui in tono canzonatorio.
Ma allora la recitate quando,
mancando a quello stesso riserbo, mi fate capire
che non vi sono indifferente?
Ella grid con veemenza:
Oh, no! E lo sapete bene! Lo sapete
benissimo che sono sincera!
Egli sorrise ironicamente e riport la sigaretta
alle labbra. Ulda prese a tormentare
nervosamente con la punta del piede il musco
che copriva il masso sul quale appoggiava
i piedi. Lord Treswyll la guardava con
un misto di compiacimento e di fredda baldanza.
Come un felino che tiene tra gli artigli
una preda affascinata, scherzava con
la passione della giovane svedese, con la sua
astuzia femminile, con le sue reazioni di
amor proprio che in lei sostituivano la coscienza.
Infatti, tanto per la madre quanto per la
figlia la virt era pi che altro una vernice;
Harold lo aveva perfettamente capito. Anche
la loro religione, in apparenza rigidamente
osservata, non si basava su convinzioni o
princpi morali bene stabiliti. Ad ogni modo,
la signora Storven aveva sempre regolato la
sua condotta sul principio che una reputazione
irreprensibile porta a una meta pi sicura,
a una posizione forse meno brillante ma
pi stabile di una esistenza in cui s'intraveda
un certo disordine.
Ulda, cresciuta con queste idee, le aveva
messe in pratica con una certa abilit. Molto
civetta, avidissima di omaggi, sapeva attirarseli
pur mantenendo un contegno riservato.
D'indole poco sentimentale, non pensava che
ad assicurarsi un'alta condizione sociale e
finanziaria con un matrimonio in cui la ricchezza
andasse di pari passo con la nobilt.
Ed ecco che tutto quel sistema di astuzie e
di intrighi era stato sconvolto quando, l'inverno
precedente, lord Treswyll, di ritorno
da un lungo viaggio in India in compagnia
del suo precettore, apparve a Elsdone Castle.
Da allora l'amore aveva fatto di lei il trastullo
di quel giovane orgoglioso, che non
l'amava (lei stessa lo aveva riconosciuto implicitamente
di fronte alla madre), e che la
signora Storven aveva con ragione qualificato
come pericoloso, poich, pi chiaroveggente
di Ulda, non s'illudeva circa le vere
intenzioni di lord Treswyll.
Trascorsero alcuni momenti di silenzio.
Harold continuava a fumare seguendo con
gli occhi una nave molto carica che passava
al largo. Pareva aver dimenticato la presenza
della ragazza il cui sguardo ansioso si alzava
verso di lui.
Con movimento lento, un po' esitante, Ulda
si alz avvolgendosi intorno al collo il velo
bianco che le copriva le spalle. Con un fremito
nella voce disse:
Domani l'altro alle otto sar all'imbarcadero
come desiderate.
Uno sguardo sdegnoso si abbass su lei.
Non importa, signorina Storven. Poich
pare che temiate tanto di compromettere
la vostra reputazione, restate pure tranquillamente
sotto l'ala materna. Non verr l a
cercarvi, siatene certa.
Harold si alz, e la salut aggiungendo in
tono sarcastico:
Addio, bell'ermellino!
Poi, saltando dalla roccia a terra, si allontan
verso la riva preceduto a balzi dai suoi
cani.
Ulda pallida, tremante, rimase un momento
l ferma seguendolo con gli occhi. Addio?
Perch le aveva detto addio? Non voleva
pi vederla? No, era impossibile! La
vedeva volentieri e sarebbe tornato... era
certa che sarebbe tornato!
Ma cercava invano di persuadersene. Non
era stato lui che l'aveva cercata, e non si
peritava a farglielo capire; ed ella sapeva
fin troppo che le occasioni di una distrazione
passeggera quale era lei, non gli sarebbero
mancate; mentre lei... ah, come avrebbe potuto
vivere senza lui?
Quella passione sconvolgeva la sua anima
come una raffica sul punto di travolgere tutto.
Quasi fuori di s, tanto la dominava l'angoscia,
si allontan dalla scogliera, e per un
ripido sentiero torn all'alberghetto aperto
all'ingresso del villaggio di Leigham, dove
aveva lasciata la piccola vettura, dono del
duca di Pengdale, di cui si serviva per le
sue passeggiate.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Due mesi dopo, in una grigia mattinata di settembre, una vettura conduceva dalla stazione che serviva Elsdone Castle e Deerden i protetti dell'emiro Abd-el-Malari: la signorina di Versigny e i suoi nipoti, Yldiz e Uberto.
Dal veicolo fermatosi all'ingresso di Deerden scese per primo un ragazzino di circa sette anni, magro e gracile, poi una bimbetta, di qualche anno maggiore a lui, pallida e minuta, con bellissimi occhi neri, e infine una vecchia signora piccolina, secca secca, e tutta raccartocciata nei suoi abiti da lutto verdastri e ingrinziti. Il viso magro e rugoso, gli occhi azzurri spauriti, palesavano un tale sgomento che la signora Spread, la direttrice di casa che era l per accogliere gli ospiti, esclam: Che c', signorina? Che cosa vi  accaduto?
Sebbene avesse parlato chiaramente, la signorina di Versigny la guard come se non la capisse.
Rispose in sua vece la bambina, con voce dolce e armoniosa:
Mia zia ha avuto paura perch i cavalli erano un po' vivaci.
La signora Spread, alta e grossa, dalla fisonomia poco simpatica, atteggi le labbra a disprezzo e squadr con una certa arroganza la povera signorina che stringeva forte forte il braccio di Yldiz.
Non sapete dunque che cosa siano i cavalli di razza, signorina? State pur certa che qui non esistono ronzini. Questi sono tra i pi pacifici di Deerden. Immagino che voi morireste addirittura di paura se doveste salire in una delle carrozze del nostro giovane lord.
Poi, in tono di protezione, soggiunse: Venite tutti, prego; vi condurr alla vostra abitazione.
Sotto il portico romanico, ai lati della scala si aprivano larghe porte massicce che davano accesso al pianterreno del castello occupato dai servizi: cucine e alloggi dei servitori. La signora Spread, seguita dai nuovi venuti, varc una di queste porte, pass in una grande anticamera, quindi in una galleria a volta un po' oscura. L apr una porta che dava in una grande serra che si estendeva per tutta la lunghezza della grande terrazza. Si era gi cominciato ad allinearvi i cassoni degli aranci, degli oleandri, dei melograni. La donna e i suoi compagni l'attraversarono, e da una delle porte a vetri che un aiuto giardiniere aveva lasciata aperta, uscirono sul piazzale.
Gli occhi di Yldiz si posarono subito sui giardini degradanti e sul mare; la bimba mormor: Che bellezza!
La signorina di Versigny sembrava sempre pi sgomenta. Serrando di nuovo il braccio della nipote balbett: Yldiz, dove ci conducono?
Non lo so, zia Costanza. Ma non aver paura.
Guardava con dolcezza la vecchia zia. Nei suoi begli occhi si rifletteva un'anima candida, e a un tempo ardente, maturata da prove precoci.
La signora Spread precedette in silenzio i viaggiatori attraverso i giardini. Questa dignitosa persona, al servizio dei Dorgan fin dalla giovent, adempiva correttamente il compito affidatole da sir Ettore e lord Treswyll.
Ella doveva non solo sistemare gli stranieri, ma occuparsi di loro anche in seguito e far dare ai ragazzi l'istruzione necessaria.
Insomma, la signorina di Versigny e i suoi pronipoti non avrebbero avuto contatti che con lei.
Spread, procurate che costoro non ci diano preoccupazioni di sorta, aveva aggiunto lord Treswyll. Fate che siano trattati come si conviene, secondo il desiderio del signor Dorgan, ma che se ne stiano tranquilli a Black-House e che non se ne senta parlare.
La signora Spread aveva risposto umilmente al giovane padrone che avrebbe eseguito la sua volont. Ma, remissiva e servile davanti a lord Treswyll, era invece molto portata all'arroganza verso i poveri, i deboli, i sottoposti. Perci fin da allora prese a trattare con disdegno quegli spiantati che mister Dorgan aveva avuto la bizzarra idea di spedire al fratello e al pronipote.
Quando tutti e quattro giunsero al terzo ripiano una bimbetta bionda scatur da una siepe.
La donna disse con un tono di viva contrariet: Che cosa fai qui, Bessie? Hai voglia di essere punita come fu punito Jimmi l'altro giorno?
La bambina sorrise furbescamente.
Sua signoria non  a Deerden. Fa una gita in mare con la signorina Storven. Li
ho visti laggi... disse stendendo la mano verso l'oceano velato di nebbie altrimenti
non avrei osato! Jimmi ha ancora sul viso un bel segno rosso rosso.
Negli occhi sfacciati della piccina pass un lampo di spavento. La signora Spread si volse verso Yldiz e Uberto.
Capite l'inglese? chiese.
S, signora, rispose Yldiz. Il babbo lo parlava correntemente e ce l'ha insegnato.
Ebbene, avete sentito mia figlia? Ecco quello che lord Treswyll, il padrone di Deerden, riserba per i ragazzi che, nonostante l'ordine che hanno di non mettervi piede, trova sulla sua strada, nei giardini. Rivolgendosi a Bessie che squadrava insolentemente i nuovi arrivati, la signora Spread soggiunse in tono raddolcito: Via, torna subito a casa. Non mi fido di Abdallah. Sarebbe capace di dire al padrone che hai disobbedito ai suoi ordini!
Lo spavento riapparve sul viso di Bessie, che si allontan e disparve dietro le siepi.
Questi ragazzi... sempre imprudenti! mormor la signora Spread alzando le spalle. Per fortuna Bessie  scaltra e non si far prendere stupidamente come quel grullo di Jimmi!
La signorina di Versigny, seguendo la donna che riprendeva a camminare, chiese sottovoce:  Yldiz, che cosa ha detto?
Che i ragazzi non devono passeggiare nei giardini, perch rischiano di essere gastigati da qualcuno di cui non ho ben capito il nome.
La vecchia signorina balbett spaventata: Signore Iddio!
Il ragazzino afferr la mano della sorella alzando gli occhi su lei, tutto impaurito.
Oh, Yldiz, sono cattivi, qui!
Ma no, Uberto, vedrai... le tremavano le labbra, ma si sforzava di parlare in tono rassicurante ...quando avremo fatto conoscenza con le persone, tutto andr bene.
La signorina di Versigny gemette: Dove ci conducono?... Non ne posso pi!
Erano vicini alla meta. Arrivati alla pineta, sull'ultimo ripiano, la signora Spread e i suoi compagni imboccarono un sentiero
che sfociava davanti a una casetta di granito
scuro, di aspetto quasi lugubre nonostante
le tende bianchissime che ricadevano dietro
i piccoli vetri verdastri delle finestre arcuate.
Una giovane domestica tutta linda apparve
sulla soglia e salut goffamente. La signora
Spread la indic alla signorina di Versigny.
Questa  Molly Horn, addetta al vostro
servizio.  un po' sorda, ma lavoratrice,
buona figliuola, e appartiene a una onestissima
famiglia del villaggio di Leigham.
Poi rivolgendosi alla servetta aggiunse alzando
molto la voce:
Molly, farete vedere la casa a questa signorina
e l'aiuterete a sistemarvisi. Se occorre
qualcosa venite a dirmelo. Tra poco
porteranno i bagagli. Buona sera, signorina.
E fatto un saluto protettore, la signora
Spread si allontan.
Seguendo Molly, i cui occhi tristi e dolci
avevano guardato a lungo i nuovi padroni,
la signorina di Versigny e i bambini visitarono
l'alloggio. Piccole porte basse portavano
da una stanza all'altra; grosse travi
attraversavano il soffitto e logore lastre coprivano
il suolo. Nelle quattro stanze che
componevano quella dimora, due al piano terreno
e due al primo, penetrava una luce verdastra.
Il legno dei mobili, evidentemente
molto antichi, era tutto tarlato; ma le sedie
erano ricoperte di stoffa nuova e le pareti
rimbiancate. Il necessario non mancava, e
se fosse stata in un altro luogo quella casa
avrebbe soddisfatto i poveri viaggiatori abituati
dalle loro precedenti disavventure a non
essere di gusti difficili.
Ma l, nella perpetua ombra della pineta,
nella malinconia di quella solitudine assoluta,
fece sulla vecchia signorina e sui bambini
una impressione quasi sinistra. La signorina
Costanza si abbandon senza parlare
sopra una poltrona impagliata, guardando
disperata la nipotina. Yldiz ringoiava coraggiosamente
le lacrime; ma Uberto si mise a piangere gemendo: Non mi piace!... Non voglio star qui!
In piedi sulla soglia, Molly li guardava con una certa compassione. Si avvolgeva alle dita i nastri del grembiule, mormorando parole indistinte. Finalmente, con voce gutturale disse:  Black-House. Nessuno voleva venirci... io sola ho accettato. Cercher di far bene il servizio.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
L'arrivo dei protetti dell'emiro pass inosservato
a Deerden. Nessuno chiese di loro,
nessuno espresse il desiderio di conoscerli.
Si trovavano in quel momento al castello
alcuni ospiti venuti, come sempre, per la
caccia. Grandi pranzi riunivano intorno alla
tavola sontuosamente imbandita le principali
autorit della contea, tra le quali il duca di
Pengdale e suo figlio. Questi, in simili circostanze,
non faceva una brillante figura. Il
duca nascondeva come meglio poteva la sua
mortificazione, ma non poteva sfuggire all'occhio
beffardo e malevolo di sir Ettore che
non perdonava al castellano di Elsdone Castle
di aver privato Harold del titolo ducale
risposandosi, per aver poi un rampollo che
si vergognava di presentare ai suoi amici.
La signora Storven e sua figlia non erano
mai invitate a Deerden. Lady Treswyll, quando
le incontrava a Elsdone Castle o altrove,
le trattava con una amabilit di prammatica,
ma non faceva amicizia con loro. Le
due donne si sentivano profondamente offese
dal disdegno della nobile dama. pi di una
volta, in passato, Ulda aveva detto con rabbia
mal contenuta:
Ebbene, gliene daremo anche un'altra
delle duchesse di Pengdale di origine plebea!
Rider non poco delle sue grandi arie quando
sar la moglie di Carlo.
Ma da qualche mese ella non parlava pi
cos. Il matrimonio con il cugino, fino ad allora
meta segreta delle sue ambizioni, era
sfumato in orizzonti molto pi lontani, con
grande disperazione della signora Storven.
Questa, costernata, vedeva Ulda inseguire
una pericolosa chimera. Gli avvertimenti materni
non avevano fatto presa su quel carattere
volitivo, che si vantava di resistere con
la sua sola forza morale a tutti gli allettamenti,
e rivendicava il suo diritto all'indipendenza.
E ora Ulda rientrata finalmente
nelle grazie di lord Treswyll dopo essersi abbassata
a umilianti preghiere, affrontava
apertamente la disapprovazione della madre
per seguire la volont bizzarra del giovane.
Eppure non ignorava la sorte che l'attendeva,
poich Harold le aveva detto con beffarda sincerit:
Fate male ad amarmi, Ulda, perch io
sono incapace di amore. Conosco una sola
legge: il mio capriccio.
Ma lei non aveva il coraggio di sottrarsi
a quella passione che la dominava ogni giorno
di pi. Pensava pur senza credervi: Sar
sua moglie. S, per quanto dica, un giorno
mi amer; e attendeva febbrilmente ogni
loro incontro temendo sempre che fosse l'ultimo.
Questo stato d'animo non poteva non avere
qualche ripercussione visibile. Ulda, prima
di carattere equilibrato, passava da un'allegria
quasi febbrile a una cupa apprensione,
oppure a una impazienza che per il solito investiva
lord Carlo. Questi accettava di buon
umore, o pi esattamente con indifferenza,
questa funzione di capro espiatorio. Del resto
la giovane dominava sempre quell'essere
di carattere docile, e perfino debole; lo
rigirava a suo piacimento, usando alternativamente
tono aspro e maniere carezzevoli,
secondo la sua disposizione d'animo.
Per quanto avesse fiducia nella seriet della
figlia, la signora Storven si sentiva sempre
pi inquieta poich cominciava a temere che
quella famosa seriet non resistesse alla prova
del fuoco. Perci represse a stento la sua
gioia il giorno in cui il duca le disse che
lord Treswyll si proponeva di lasciare di l
a poco l'Inghilterra per andare a trascorrere
qualche tempo da suo zio, l'emiro.
Quando non sar pi qui, pensava Ulda
torner probabilmente alla ragione. Se stesse
fuori un anno o due!... Il tempo per fare
sposare mia figlia a suo cugino!
Interrog in proposito con discrezione il
cognato. Il duca rispose con un'alzata di spalle: Chi mai pu sapere quanto star fuori lord Treswyll? Egli decide sempre a capriccio.
Esitando un poco, soggiunse:
A dire il vero, questa partenza non mi
dispiace. Carlo  affascinato da suo cugino,
lo ammira, e nello stesso tempo lo teme. Ci
non mi piace affatto. Mio figlio ha buoni princpi,
conduce una vita molto corretta... ma
col suo carattere debole non resisterebbe ai
cattivi consigli di Harold, qualora a questi
saltasse l'idea di dargliene. Perch  davvero
un ragazzo pericoloso, quel Treswyll!
La signora Storven annu con la testa.
S... e...
Ella riflett un momento prima di soggiungere:
Confesso che io pure sono contenta che
si allontani. Gi da qualche tempo fa la
corte a Ulda. Per fortuna lei  una ragazza
seria e riflessiva.
Per fortuna davvero, poich Harold 
pericoloso per la tranquillit di un cuore
femminile. Mi era stato detto, infatti, che lo
vedevano spesso con Ulda...
La signora Storven, soffocando la sua contrariet,
disse vivacemente:
Oh, questo  esagerato! Fanno insieme
qualche passeggiata, e Ulda non mi ha nascosto
che talvolta le  difficile liberarsi dalle
sue premure. Certo ne  lusingata; ma ha
troppo giudizio,  troppo riflessiva, ripeto,
per lasciarsi inebriare come farebbero tante altre.
La signora Storven eccelleva nel presentare
le cose sotto la luce pi favorevole per i propri
piani. In questa circostanza si trattava
di far conservare al duca la buona opinione
che aveva della nipote. Le sue adulazioni
discrete, la sua intelligenza duttile, e anche
la sua bellezza veramente non comune, le
attiravano una certa simpatia del vecchio.
Questa era una delle migliori carte per far
riuscire il matrimonio di Ulda e di Carlo.
Bisognava dunque che il duca non potesse
affatto credere che la ragazza fosse capace
di perdere la testa, come sua madre, purtroppo,
aveva dovuto ormai riconoscere!
Ella vide che era riuscita nel suo intento
quando sent il duca replicare:
Evidentemente, non si pu biasimare lei.
Avrei parlato a lord Treswyll per mettere un
termine alle sue assiduit, se non fosse venuta
in ballo questa partenza, che accomoder tutto.
E visibilmente soddisfatto il vegliardo strofin
l'una contro l'altra le mani secche. Infatti
si trovava cos liberato da un grande
pensiero, perch la prospettiva di rivolgere
delle osservazioni al nipote non gli sorrideva affatto.
Qualche giorno dopo questa conversazione,
Ulda e Carlo, su invito di Harold, andarono
a trascorrere la giornata a Creilagh, isola
rocciosa situata non molto distante da Deerden,
che era di propriet di lord Treswyll.
Vi andarono col piccolo ed elegante panfilo
che l'emiro Abd-el-Malari aveva regalato al
nipote qualche mese prima. Con vivo malcontento
della signora Storven i gitanti tornarono
molto tardi. Carlo aveva l'espressione
lieta del giovanotto che ha trascorso una giornata
piacevole. Ulda sembrava molto allegra,
molto animata; nei suoi occhi passavano
lampi ardenti, e il suo riso abitualmente
contenuto, risonava con vibrazioni nervose.
Al rimprovero che le fece la madre ella rispose brevemente:
Lord Treswyll non ci ha lasciati partire prima.
Il duca, che era presente, osserv con impazienza:
Eravate dunque ai suoi ordini? In verit,
la gente si lascia sempre guidare da
lui come se fosse impossibile resistergli!
Carlo, sedendosi a caso e allungando le gambe, dichiar: Eh!  proprio cos! Che Harold dica vorrei oppure voglio  lo stesso; si sente che, bisogna fare come vuole lui.
Il duca non pot trattenere un gesto d'irritazione.
Sei uno stupido, Carlo! Io non accetto una simile scusa per il vostro ritardo. Ricordatevene un'altra volta.
Il giovane lord Brasleigh abbass la testa.
Ulda gli diede un'occhiata canzonatoria e disse con leggera ironia:
Povero Carlo, era cos contento del suo pomeriggio di pesca! Ha portato dei magnifici pesci...
Carlo si risollev subito, col viso raggiante.
Creilagh  un posto ideale! Il pesce abbonda
in quelle piccole insenature. Mai ne avevo presi tanti!
La signora Storven chiese: E tu, Ulda, ne hai portati molti?
Col medesimo tono breve di poco prima la giovane rispose: A lord Treswyll non piace la pesca, e naturalmente ho dovuto parlare con lui mentre Carlo si abbandonava al suo piacere preferito.
Eppoi la pesca piace poco anche a me.
Mentre la conversazione di lord Treswyll ti piace molto, eh? disse il duca con fare sardonico.
Il bel volto arross, fremette; ma Ulda sostenne
tranquillamente lo sguardo della madre e dello zio.
Non lo nego. Voi stesso, zio, avete detto
pi di una volta che ben pochi sanno conversare
piacevolmente come lui, quando ne ha voglia.
Non contesto affatto il valore intellettuale
e i doni non comuni di mio nipote; ma
non bisognerebbe, mia cara, che tu ti lasciassi
soggiogare, come accade ad altre ragazze
meno giudiziose di te.
Ulda ebbe un lampo negli occhi, sorrise, e
replic con immutata tranquillit:
La superiorit soggioga sempre, nonostante
tutto ci che si pu fare per sottrarvisi.
No, no, Harold  ancora troppo giovane
per potersi imporre a tal segno. E voglio
credere, ragazza mia, che non ti fiderai
delle proposte che pu farti.
Ella guard in viso il duca con una ironia
mista ad amarezza.
Vi assicuro, milord, che lord Treswyll
non mi ha mai fatto delle proposte.
Meglio cos. So del resto che con te
certe cose non avrebbero conseguenze, perch
sei veramente seria e riflessiva, cara bambina.
Lo sguardo del vecchio si fiss con simpatia
sul viso grazioso e calmo. Senza sembrare
affatto turbata dalle parole dello zio, Ulda
si sed accanto a lui e parl allegramente,
con un'animazione un po' febbrile, della sua
escursione a Creilagh, del panfilo di lord
Treswyll, della tempesta che si annunziava
per quella notte, mentre Carlo, guardando il
soffitto, sognava senza dubbio la pesca magnifica che il cugino gli aveva dato occasione di fare quel giorno.
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
La signorina di Versigny e i nipoti erano
ora stabiliti a Black-House, la malinconica
dimora sotto i pini. Molly, come aveva promesso,
li serviva meglio che poteva. Per mezzo
della signora Spread sir Ettore aveva fatto
consegnare alla vecchia signorina la somma
che Enrico Dorgan assegnava ogni trimestre
alla famiglia dei suo salvatore per il mantenimento
e il vitto. La signorina Costanza e
i due ragazzi si trovavano dunque assicurata
una vita semplice e decente.
In confronto alla vita di privazioni che
avevano condotta fino dalla malattia del signor
di Versigny, si trovavano nell'agiatezza;
ma non potevano abituarsi alla cupa malinconia
di quella dimora tanto giustamente
chiamata la Casa Nera, per la quale Molly
poi, aveva scioccamente aumentata la loro ripugnanza
raccontando balordamente che un
Dorgan di altri tempi l'aveva fatta costruire
per chiudervi sua moglie, che asseriva pazza,
e che pazza era divenuta davvero nel cupo
abbandono di quella solitudine.
Per fortuna quasi ogni pomeriggio i ragazzi
potevano recarsi alla spiaggia. Vi giocavano
tranquillamente, poi tornavano a Black-House.
La signorina Costanza usciva di rado. La
domenica andavano ad ascoltare la Messa a
Leigham. Una strada ripida che costeggiava
il muro di sostegno delle balze fiorite, saliva
fino a quella che portava al villaggio. La
chiesa, contemporanea al maniero, si elevava
tra linde casette attraenti, disseminate ai
piedi di un'altura piantata di pini. C'era la
panca dei signori, che la domenica rimaneva
vuota. La signora Treswyll apparteneva alla
confessione anglicana, e lord Harold, al pari
dello zio, trascurava l'adempimento dei suoi
doveri domenicali.
Un pomeriggio la signora Spread comparve
a Black-House. Era venuta a prendere i ragazzi
per iscriverli alle scuole di Leigham.
Si recarono tutti e tre al villaggio. Mentre
si avvicinavano, la donna disse a Uberto:
Badate di levarvi il cappello quando
passa questo cavaliere.  lord Treswyll, il
padrone di Deerden e di tutto il paese.
Harold, a malapena abbass verso i ragazzi
uno sguardo pieno di indifferenza. Uno dei
cani che balzava intorno al suo cavallo si avvicin
a Yldiz. Ella ne accarezz lievemente
la bella testa, ma subito la signora Spread
la rimprover dicendole:
Non toccate i cani di Sua Eccellenza,
piccina!... Al nostro giovane lord ci non
piace.
Non lontano dalla chiesa c'era la scuola
dei ragazzi, una casa chiara, a un piano, dove
abitava il maestro, Silas Dorne, con la madre
inferma e una sorella di salute molto delicata,
delle quali egli era l'unico sostegno.
Anche lui sembrava cagionevole; ma nel suo
pallido viso, gli occhi miti e buoni gli attiravano
subito il cuore dei ragazzi affidati alle
sue cure.
La signora Spread gli present Uberto, e
fu deciso che il ragazzino sarebbe andato a
scuola fin dal giorno dopo. Il giovane maestro
palpeggi la guancia del nuovo allievo,
e disse:
Ha bisogno di riprendere un po' di colore
questo piccino. L'aria del mare gli far bene.
I suoi occhi andarono dal povero visino di
Uberto al delicato viso di Yldiz illuminato
dalla pensosa bellezza degli occhi profondi.
Affiderete certamente la bambina alle
suore di San Jude, non  vero, signora
Spread?
Ci vado ora. Buona sera, signor Dorne.
Se il ragazzo non studiasse lo direte a me,
perch i padroni hanno affidato a me questi
ragazzi.
Un po' pi su della chiesa si elevava un
vecchio edificio, posteriore di un secolo a
Deerden. Era il convento fondato un tempo
da una pia lady Dorgan. Da allora le suore
vivevano delle alterne liberalit concesse loro
dai signori di Deerden. Ci rappresentava
un introito aleatorio, e la comunit si trovava
nell'agio o nella carestia, secondo il
grado di piet o di generosit dei suoi protettori.
Ora, gi da alcuni anni si trovava
nella seconda fase, perch n lord Treswyll
n sir Ettore pensavano a venirle in aiuto.
La superiora, suor Matilde, accolse ben volentieri
la nuova allieva. Fu stabilito tra lei
e la signora Spread che Yldiz verrebbe avviata
a studi pratici, in modo da poter presto
guadagnarsi da vivere, secondo i desideri
del padre e del signor Dorgan.
Mentre la donna e i due ragazzi uscivano
dal parlatorio accompagnati dalla superiora,
una signora dai capelli bianchi, vestita di
un abito nero quasi povero, pass nel corridoio.
Camminava con difficolt aiutandosi con
due bastoni. I suoi occhi malinconici sfiorarono
la signora Spread e Uberto prima di
fermarsi con compiacimento su Yldiz.
 una vostra nuova allieva, cara madre?
S, signora Darley:  una francesina rimasta
orfana con un fratello sotto la protezione
di una vecchia zia e sotto la tutela di
mister Enrico Dorgan, fratello di sir Ettore.
La signora Darley disse con interesse:
Ah, sei francese, piccina?... Anche mia
madre era francese. Che bei capelli hai!
Il suo sguardo osservava la folta treccia
di un bel colore castano dorato, che ricadeva
sulle spalle della bambina.
La signora Spread approv con condiscendenza:
Li ha belli, infatti, di un colore poco
comune. Andiamo, Yldiz, salutate queste signore
e riprendiamo svelte la strada di Black-
House; ho molto da fare a Deerden.
La signora Darley porse alla fanciulla la
sua mano fine e rugosa.
Buona sera, cara piccina. Ci rivedremo,
e qualche volta parleremo in francese. Credo
che ci possa farti piacere.
Oh, s, molto, signora! rispose Yldiz
con slancio.
Uscendo dal convento ella portava con s
la visione di quel viso pallido, solcato da una
lunga pena, e di quegli occhi in cui la sua
anima di bimba, vibrante e delicata, aveva
notato un vivo interesse misto alla pi comprensiva
bont.
La domenica che segu la presentazione dei
ragazzi alle loro rispettive scuole, Harold,
sulla met del pomeriggio, tornando da una
gita in mare, prese la via pi corta, passando
dalla spiaggia per arrivare alla strada che
portava in fondo ai giardini di Deerden.
Era alla vigilia della sua partenza. Il giorno
dopo avrebbe lasciato il maniero per imbarcarsi
per l'Arabia. Tale prospettiva gli piaceva.
Un cambiamento d'orizzonte, una certa
novit, qualche mese o qualche anno, come
pi gli sarebbe piaciuto, di esistenza da gran
signore arabo, non potevano che sedurre un
Dorgan. Se ne sarebbe dunque andato con la
spensieratezza di un cuore che non  attaccato
a niente, indifferente alla disperazione
della bionda Ulda che gi per lui non era
altro che un capriccio di ieri.
A una svolta della strada un gattino pass
a un tratto vicino a lui, scappando spaventato...
poi un sasso scagliato gli sfior un
braccio. Nello stesso tempo si ud uno scoppio
di riso infantile, acuto e maligno, mentre
una vocetta indignata gridava:
Oh, cattiva!... Cattiva!...
Lord Treswyll, accigliato, si volt bruscamente.
Per la strada c'erano due bambine:
Yldiz di Versigny e Bessie Spread. Queste
sghignazzava ancora guardando la francesina
che, perduta l'abituale dolcezza, era tutta
sdegnata di quella cattiveria verso un animale
inoffensivo. Ma vedendo apparire lord
Treswyll ella divenne rossa rossa e, tremando,
abbass gli occhi sotto il duro sguardo
irritato.
Harold chiese:
Chi ha scagliato la pietra?
Bessie, con voce che la paura rendeva tremula,
rispose:
Lei, Vostra Eccellenza, e col dito
teso accennava Yldiz.
Questa protest con veemenza: Oh, no, non sono stata io!
S... s...
Zitta! Mi basta guardare gli occhi tuoi e quelli di questa piccina per capire la verit: la menzogna  negli uni, la sincerit negli altri. Vieni qui.
Bessie, impallidita, si avanz tremando.
Lord Treswyll le prese un orecchio e glielo strinse tra le dita. La bimbetta gett un grido di dolore e tent di scappare. Ma Harold strinse pi forte, avvertendo: Te ne andrai quando vorr io. Dopo il gastigo, sono certo che non getterai pi sassi a caso.
Il dolore faceva salire le lacrime agli occhi di Bessie. Yldiz congiunse le mani esclamando: Oh, milord, lasciatela! Non lo far pi di certo.
Infatti, nessuno  recidivo dopo un mio gastigo. Quanto a te, piccina, non t'impicciare di ci che non ti riguarda e fai a meno di supplicarmi, perch  inutile.
Scroll poi ben bene Bessie che gett altri strilli, e finalmente la lasci andare; l'orecchio era diventato paonazzo.
Ora vattene, e bada bene di non trovarti pi sulla mia strada.
Bessie indietreggi, atterrita, poi salut e si allontan correndo.
Lord Treswyll guard allora Yldiz che era rimasta immobile, tutta tremante e piena di compassione per Bessie, nonostante la sua cattiveria.
Hai l'accento francese. Saresti forse la pupilla dell'emiro Abd-el-Malari?
S, milord, sono Yldiz di Versigny.
Yldiz? Ah, capisco... tua madre era di razza ottomana! Lo sai che cosa vuol dire quel nome?
Vuol dire stella.
S, proprio cos. Ebbene, piccina, sar curioso di vedere tra qualche anno se questa stella avr mantenuto le promesse che ha in s oggi.
Il senso di queste parole rimase enigmatico
per la bambina. Lord Treswyll si allontan,
pensando di aver concesso fin troppa
attenzione a quella pupilla dello zio, il cui
incantevole visino, con quegli occhi orientali
e la non comune capigliatura, avevano per
un istante attirato il suo sguardo.
Yldiz rimaneva l tutta tremante. Era stata
molto impressionata dalla durezza implacabile
di quel giovane, dal suo sguardo, dalla
sua espressione di imperiosa fierezza.
Riprendendo infine la sua presenza di spirito,
si mise a correre nella direzione della
spiaggia alla ricerca del gattino.
Non era lontano; rannicchiato nella buca
di una roccia, tremava convulsamente miagolando.
Era un povero animaluccio trovato
da Molly il giorno avanti per la strada,
mezzo morto di fame. Lo aveva portato a
Black-House. Yldiz si era affrettata a curarlo.
Ma quel pomeriggio, mentre passava
dalla spiaggia seguita dal suo protetto, Bessie
Spread, sbucando fuori inaspettatamente,
si era divertita a spaventare il gattino, per il
maligno piacere di far dispetto alla piccola
straniera, e gli aveva gettata quella pietra
che per poco non aveva raggiunto lord Treswyll.
Yldiz prese la bestiola, l'accarezz parlandole
dolcemente. Ma col pensiero tornava a
pochi momenti prima, rivedeva il bel viso
freddo, gli occhi dai fulvi bagliori che si
erano fermati per un istante su lei, tutta
quella fisonomia altera, dominatrice, di cui,
senza saperlo, la bimba aveva subita la misteriosa attrattiva.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Una mattina di autunno, quattro anni pi
tardi, una bimba nasceva a Elsdone Castle.
Fu chiamata Maud Brasleigh. Era figlia di
Ulda Storven che l'anno prima aveva sposato
il cugino Carlo.
Fu una terribile delusione per il duca, per
la signora Storven e per la giovane madre,
che avevano desiderato un erede. Solo il padre
conserv anche in quella occasione la sua
abituale passivit. Il matrimonio non lo
aveva cambiato. Continuava a non occuparsi
di niente all'infuori della pesca e del canottaggio;
anche la nascita di un bimbo gli appariva
un fatto senza importanza.
Il duca, che l'et e le crescenti infermit
rendevano irascibile, lasci vedere fin troppo
il suo dispetto. Aveva esitato molto a permettere
quel matrimonio, e solo l'insinuante
abilit di Ulda lo aveva indotto a riconoscere
che Carlo, poco intelligente, di carattere debole,
insomma, un essere inetto, non poteva
fare di meglio che sposare quella giovane
dotata delle qualit che mancavano a lui, disposta
inoltre a dedicarsi al padre e al figlio,
e nello stesso tempo a dimostrarsi riconoscente
per l'onore che le veniva fatto unendola
all'erede del duca di Pengdale.
Infatti ella non rendeva Carlo infelice; lo
lasciava alle sue occupazioni preferite, mentre
lei pure viveva a piacer suo, ricevendo
molto, frequentando molti salotti, dove la sua
bellezza le procurava segni di ammirazione.
Con il suocero era premurosa e garbata; ma
andava assumendo un modo di fare indipendente
che irritava il vegliardo, il quale cominci
a dimostrarle un certo rancore che si
manifestava con una sistematica disapprovazione
di tutte le sue azioni. L'accusava altres,
segretamente, di disprezzare il marito
e di lasciarlo in disparte perch si vergognava di lui.
Ulda, molto scaltra, si accorgeva benissimo
di questo stato d'animo; ma non era affatto
disposta a rinunziare alla sua piacevole vita
mondana, per occuparsi di Carlo. Lo scontento
del vecchio duca non aveva ai suoi occhi
alcuna importanza. Inoltre era certa che
la sperata nascita di un maschio l'avrebbe
fatta rientrare nelle grazie dell'avo che concentrava
tutti i suoi desideri in quel futuro
erede del suo nome.
Deluso anche da quel lato, il vecchio divenne
pi acrimonioso e pronunzi alcune parole
aspre che ferirono profondamente Ulda.
Tuttavia ella nascose la sua collera ripromettendosi
di vendicarsi appena se ne fosse
presentata l'occasione. Il duca, nonostante i
suoi acciacchi, era ancora di mente lucida per
potergli attribuire un rammollimento senile;
ma quando fosse giunto quello Ulda avrebbe
avuto buon giuoco tra lui e Carlo dal quale
sapeva benissimo farsi temere.
Frattanto, aveva fretta di rimettersi per
riprendere le sue distrazioni mondane in cui
trovava appagamento il suo desiderio di omaggi
e che le cagionava nello stesso tempo un
passeggero stordimento dell'animo, turbato
da un persistente ricordo.
Un pomeriggio, in una delle sue prime
passeggiate, si diresse verso Medjine-Park,
nella carrozzella che guidava da s. Un vento
forte veniva dal mare e col suo soffio profumato
dalle alghe, spazzava la landa grigia
dove il gregge formava grandi chiazze mobili.
In lontananza i pini curvavano le loro
chiome che spiccavano cupamente sul cielo
oscurato da nubi fuggenti.
Vicino alla cappella espiatrice, lady Brasleigh
incontr un uomo che la salut; era
Abdallah, il servitore arabo di lord Treswyll.
Questi, durante il suo ultimo soggiorno in
Inghilterra, lo aveva lasciato a Deerden per
punirlo di una negligenza nel servizio, commessa
involontariamente dall'uomo di colore
che gli era fanaticamente devoto.
Con mano nervosa Ulda tir le redini, cosa
poco gradita al suo cavallo. La vista del servitore
risvegliava in lei pi acuto il ricordo del padrone.
Non lo aveva pi rivisto da quando era partito
per andare a raggiungere suo zio, l'emiro.
Era tornato due volte in Inghilterra, ma per
poco tempo, e per l'appunto Ulda si era trovata
tutt'e due le volte all'estero con il marito
e il suocero. Eppure, che cosa non avrebbe
dato per rivederlo, per incontrare di nuovo
quegli occhi che avevano fatto di lei una creatura
priva di volont, una schiava annientata
sotto il dominio capriccioso di un uomo senza cuore.
Lo aveva amato pazzamente senza voler
ascoltare la voce della ragione che parlava in
lei e sebbene capisse di essere per lui un semplice
trastullo... un trastullo presto spietatamente spezzato.
Prima della partenza le aveva detto:
Niente lettere, mi raccomando. Non mi
piacciono le corrispondenze di un certo genere!
E lei aveva obiettato:
Ma allora mi dimenticherete!
Che sorriso, e che mordente ironia in quella
voce quando le aveva risposto:
Credevate forse che serbassi di voi un
ricordo sempiterno?
Ahi!... Quel ricordo era ancora scottante in lei.
Nonostante l'avvertimento, gli aveva scritto
pi volte. Ma quelle lettere appassionate, supplichevoli,
non avevano ricevuto risposta.
Due anni dopo la partenza di lord Treswyll,
giunse a Elsdone Castle la notizia che egli
aveva sposata una delle figlie dello zio, Kadigia.
La sua origine orientale, bench fosse
remota, e il suo personale prestigio, gli avevano
procurato tra le notabilit arabe una
grande considerazione; e cos non furono posti
ostacoli al desiderio di Abd-el-Malari moribondo,
che lo nominava suo successore.
Il nuovo emiro ereditava in pari tempo le
ricchezze immense del defunto, poich i cinque
figli di questo erano morti in tenera et,
rapiti da un misterioso morbo di cui, correva
voce, Abd-el-Malari stesso portava in s il
germe da quando aveva soggiornato tra le
trib quasi selvagge del Turkestan.
Questa notizia fu portata a Elsdone Castle
da sir Ettore che sembrava esultante.
Era proprio quello che ci voleva per Harold!
Mi pare di vederlo, nel fasto orientale
di quel bellissimo palazzo di Sumas dai giardini
incantati, tra le sue donne e le sue
schiave!...
Il duca lo interruppe, accigliato.
Tutto questo  bellissimo. Ma in cambio
di tanti vantaggi, ha dovuto forse, come suo
zio, rinnegare la sua religione?
Sir Ettore fece una risata secca.
La sua religione? Non ne ha alcuna,
proprio come me... Sono cose esteriori, in
fondo! Laggi prende parte a certi riti indispensabili
per uno del suo rango; ma lui
non d a ci la minima importanza. Harold,
grazie a me, ha la mente libera da ogni pregiudizio.
Il duca borbott:
Disgraziatamente per lui... e soprattutto
per gli altri.
Tuttavia il suo scontento non dur a lungo.
Alla risentita gelosia che gli procurava la
superiorit di Harold quando lo paragonava
a suo figlio, si mescolava l'orgoglio e la soddisfazione
di pensare che quell'uomo pregevole
sotto tanti aspetti, era del suo sangue.
Ora, sebbene molto giovane, lord Treswyll diventava
un personaggio importante poich
succedeva a un uomo molto autorevole nel
mondo orientale e possedeva enormi ricchezze.
In questa disposizione di animo accolse
male le critiche che si permise la signora Storven;
questa non aveva mai perdonato al giovane
lord di Deerden di aver fatto sviare sua
figlia dalla retta via.
In quanto a Ulda, ella teneva segreta la sua
disperazione e la sua collera. Ma pazientemente,
con subdola abilit, preparava la sola
rivincita che le era permessa: sposare lord
Brasleigh con la speranza di dargli un figlio
che sarebbe stato l'erede del titolo ducale.
Cos, almeno in questo, lord Treswyll sarebbe
stato deluso, lui che un giorno aveva
detto alla giovane svedese con aria di ironico
disprezzo:
Quel povero Carlo, che bel duca sar!
Ma suppongo che non si sposer, e pi tardi
duca di Pengdale sar io.
Ma con la nascita della piccola Maud questa
rivincita tanto desiderata veniva differita.
Ulda ne provava una irritazione nervosa che
a fatica nascondeva ai familiari. Quel giorno,
per cercare di placarsi, aveva intrapresa
quella passeggiata. Ma anche l, nel luogo
dove spesso era passata la snella e altera
figura di lord Treswyll, il ricordo onnipresente
le si imponeva.
Quando fu vicina alla strada fiancheggiata
da pioppi che portava a Medjine-Park, esit
un momento prima d'inoltrarvisi. Poi, fatta
una spallucciata, fece voltare il cavallo in
quella direzione.
Ben presto si trov ai piedi del muro merlato.
Sotto la cascata dell'edera e della vite
americana si nascondeva per met una porticina.
Un giorno Abdallah l'aveva aperta davanti
a Ulda Storven per farla passare nel
parco misterioso e di l nel palazzo saraceno
dove l'attendeva Harold.
Lady Brasleigh scese dalla carrozza e dette
un ordine al servitore seduto dietro a lei. Poi,
mentre questi si allontanava con la carrozza,
ella fece istintivamente qualche passo verso
la porticina.
Le veniva una voglia matta di rivedere quel
palazzo, di girellare in quelle sale decorate
all'orientale, di fermarsi un istante sotto le
arcate leggere della corte interna, dove la
vasca di marmo era vuota da secoli. L dove
era vissuta la bella Medina e dove era morta
di noia, Ulda voleva sognare la enigmatica
figura di quel discendente dei Vichinghi e dei
califfi arabi davanti al quale era crollata tutta
la sua saggezza, una falsa saggezza perch
non era basata su serie convinzioni.
Ma la porta era chiusa, la serratura arrugginita;
l'erba saliva al piede del battente.
Ulda si pass una mano sulla fronte, fremendo.
Che guaio era quello di non poter dimenticare
l'orgoglioso Treswyll e di amarlo
ancora, pur detestandolo!
A questo pensiero, fece una risata che le si
strozz in gola. Poi volle costeggiare il muro
altissimo. Riccardo Dorgan aveva preso tutte
le precauzioni necessarie perch la bella saracena
non potesse scappare dalla sua prigione
dorata, qualora ne avesse avuto la velleit.
Ma n viva n morta ella ne aveva
rivarcata la soglia! Ulda aveva visto, in fondo
al parco invaso da una vegetazione disordinata,
la stele di granito che ne designava la sepoltura.
Nel silenzio dei dintorni solitamente deserti
una giovane voce dal timbro piacevole
si alz dicendo in francese:
Andiamo, Uberto. La zia Costanza penser che facciamo tardi.
Un'altra voce di ragazzo rispose: Mi piacerebbe tanto poter vedere questo palazzo!
Ulda pens: Sono i ragazzi francesi che mister Enrico Dorgan prese sotto tutela.
Li conosceva di vista avendoli incontrati qualche volta. Egoista, vanitosa e di cuore
poco sensibile come era, non si curava di loro, n di nessun altro che fosse di modesta condizione,
a meno che non vi vedesse un mezzo per farsi valere. Tuttavia aveva notato gli
occhi bellissimi e l'ammirevole capigliatura della piccola straniera.
Alla svolta del recinto ella vide i due ragazzi fermi davanti all'ingresso principale di Medjine-Park.
Uberto applicava un occhio contro la serratura dell'alta e larga porta fatta di legno
spesso, stinta dalle intemperie, nella quale era stato praticato uno spioncino munito di sbarre arrugginite.
Yldiz, era in piedi a qualche passo di distanza; salut lady Brasleigh e chiam di nuovo il fratello.
Vieni, dunque, Uberto. Non si pu vedere niente, lo sai.
No, assolutamente niente! disse Ulda,
parlando anche lei in francese. Il palazzo
 quasi in mezzo al parco, perci completamente
invisibile da questo ingresso.
Uberto volse verso di lei il visetto che, abbronzato
dall'aria aperta della costa, era ora
il viso di un bimbo in buona salute.
Che peccato! Ma  vero, milady, che la
principessa araba  morta qui di dolore?
Non di dolore, forse; ma le mancava il
sole del suo paese.
S, il sole tanto caldo, il cielo tanto azzurro come a Beirut.
Vostra madre era un'orientale, non  vero?
Rispose Yldiz: S, milady; apparteneva a una vecchia famiglia ottomana.
Adesso che l'emiro Abd-el-Malari  morto, chi ha assunto la vostra tutela? Sir Ettore Dorgan, probabilmente?
No, la signora Spread ci ha detto che il nostro tutore  ora il suo pronipote, lord Treswyll.
Ulda trasal leggermente a quel nome che
ella non poteva sentire pronunziare senza
emozione. Poi, fatto ai ragazzi un vago gesto
di addio, continu la sua strada per riprendere
la carrozza che l'attendeva pi lontano.
Yldiz segu per un momento con gli occhi
l'elegante signora. Uberto disse in tono ammirativo:
 bella, lady Brasleigh... e poi, veste cos bene!
 vero. Ma torniamo svelti a casa; per colpa della tua curiosit abbiamo fatto tardi.
Presero per un sentiero incassato che portava pi direttamente alla landa. Ma quando
stavano per sboccare in questa, Yldiz ferm il fratello.
Vedo laggi la signora Spread e sua figlia. Lasciamole passare, altrimenti troveranno ancora qualche cosa di sgradevole da dirci.
Uberto osserv, seccato: Non so perch sono cos cattive con noi!...
Il viso dai lineamenti ancora infantili, che
aveva un dolce fascino, sintomo di un'anima
purissima, si oscur a un tratto. La sorda
ostilit di quella donna era un grosso punto
nero nell'esistenza degli abitanti di Black-
House. La signora Spread non risparmiava
loro le sue meschinerie appena ne aveva l'occasione.
Bessie poi non mancava di sghignazzare
malignamente tutte le volte che incontrava
Yldiz, e le lanciava delle perfide occhiate.
Tutto ci durava dal giorno in cui lord
Treswyll aveva punita la piccola Spread. La
madre, che coccolava a oltranza quell'unica
figlia, serbava per quel fatto un vivo rancore
a Yldiz. Mentre Bessie nel suo cervello subdolo
cercava ogni mezzo per molestare i piccoli
francesi, la signora Spread dal canto suo
era riuscita a mettere contro di loro taluni degli
abitanti di Leigham, facendo apparire
come fierezza e disprezzo il riserbo che istintivamente
mostravano nei contatti con gli altri
bambini, riserbo sempre accompagnato da,
gentilezza e semplicit nella bambina, ma
che veramente non mancava di una certa alterezza
nel fratello, di carattere pi orgoglioso e meno amabile.
La signora Spread aveva tratto profitto da
questo difetto, come pure dalla vita ritirata
che conduceva la signorina Costanza, per accusarli
di disprezzare la gente di Leigham.
A dire il vero la povera signorina era ben
lungi dal disprezzare chiunque. Se rimaneva
confinata a Black-House uscendo soltanto per
andare alla Messa la domenica, era perch la
salita la stancava molto. Profittava inoltre di
quella passeggiata settimanale per fare una
breve visita alla superiora del convento, oppure
alla madre di Silas Dorne, il giovane
maestro di scuola; poi rientrava nella triste
casa sotto i pini dove Molly manteneva una
meticolosa pulizia.
Uberto studiava bene, ma il suo carattere
difficile dava un po' da fare al signor Dorne;
l'indole dolcissima di Yldiz invece, non procurava
che soddisfazioni alle suore e alla signora
Darley. Questa, che apparteneva a
un'ottima famiglia borghese, viveva gi da
molti anni come pensionante in quel convento
dove la retta era minima. Aveva avuto delle
grandi disgrazie e ne era rimasta abbattuta
fisicamente e moralmente. Si era sentita attratta
da Yldiz, e riconoscendo i rari doni
di quel cuore e di quella intelligenza di bimba,
decise di rimediare alle lacune dell'istruzione
che le veniva data a San Jude.
La superiora non vi si oppose, comprendendo
che la piccola Yldiz, pi raffinata moralmente
e fisicamente, doveva ricevere una
educazione diversa da quella che era sufficiente
per le sue allieve abituali. Ma fu fissato
che non ne farebbero parola alla signora
Spread la cui malevolenza non era sfuggita a suor Matilde.
E cos la signora Darley, che un tempo era
stata istitutrice presso una grande famiglia
francese, insegn a Yldiz il disegno, la musica,
l'italiano e le dette, sulla letteratura e
sulla storia, nozioni non molto estese, ma che
formavano una buona base sulla quale in seguito
altre potevano facilmente innestarsi.
La vivace intelligenza di Yldiz assimilava
ogni cosa con facilit; la sua mente seria ed
elevata si dilettava nello studio e nella riflessione;
la sua indole vibrante si entusiasmava
intimamente per le azioni nobili, eroiche, per
le virt eccelse. Ma a Black-House era la diligente
fatina del focolare, tutta intenta al
benessere della zia, alle cure morali e materiali
del fratello, insomma, la vera anima di
quella casa in cui la incapacit della signorina
Costanza lasciava a lei, per quanto giovane
fosse, tutte le responsabilit.
Quella bambina diventer una donna
d'eccezione, diceva la signora Darley a
suor Matilde. Ma che far mai nel mondo,
sola, perch la zia non conta nulla, e obbligata
a guadagnarsi da vivere? Soprattutto
bella come promette di diventare!... Povera
cara piccina, quante difficolt l'attendono!
La superiora rispondeva: Forse si far suora! Per lei sarebbe la sorte migliore.
La signora Darley approvava, pur soggiungendo prudentemente: Se ne avr la vocazione.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Otto giorni dopo Ulda, accompagnata dalla
madre, lasciava Elsdone Castle per andare a
Londra, sua residenza invernale. Il duca e
suo figlio rimanevano per altre tre o quattro
settimane nel loro possesso caro a entrambi.
Carlo era palesemente soddisfatto di non sentirsi
pi addosso lo sguardo dominatore della
moglie. In un momento di espansione confess
al padre che si pentiva di essersi ammogliato.
Sarei molto pi tranquillo se potessi abitare
qui tutto l'inverno, invece di andare ad
annoiarmi a Londra o sul continente.
Non c' da pentirsi del matrimonio,
caro mio, ma piuttosto di avere scelto Ulda
Storven. La credevo seria e dedita alla famiglia,
invece ama la mondanit, che non pu
associarsi ai tuoi gusti. Ma ormai lo sbaglio
 stato commesso, e non puoi che rassegnarti.
In ogni modo ti consiglio di conservare rispetto
a lei una certa indipendenza se non
vuoi essere completamente dominato.
 quello che faccio. Lo vedi: la lascio
andare per conto suo, mentre io vado per
conto mio. Cos ognuno dal canto suo sar contento.
Il vecchio duca scosse la testa. Temeva che,
morto lui, la giovane sposa non avesse pi
verso il suo debole e inetto marito quei riguardi
che finora usava. Purch almeno ella
rispettasse l'onore del focolare. Il vecchio lo
sperava, convinto che Ulda fosse soprattutto
un'ambiziosa e confidando che ella ambisse,
non foss'altro per orgoglio, a mantenere intatta
la sua reputazione di donna saggia e
irreprensibile, che voci calunniose venute, alcuni
anni prima all'orecchio del duca, avevano
invano cercato di offuscare.
Una mattina, qualche giorno dopo la partenza
di lady Brasleigh, Carlo s'imbarc sul
suo piccolo panfilo a vela per recarsi all'isola
di Creilagh.
Lord Treswyll gli aveva dato una volta per
tutte l'autorizzazione di andare l a pescare,
e lui ne profittava largamente. Un vecchio
marinaro, Gianni Barton, lo aiutava a manovrare
il leggero battello e a trasportare il
prodotto della pesca che in quei paraggi era
sempre abbondantissima.
Il panfilo veleggi verso l'isola, quasi velata
dalla nebbia. Con l'indice teso Barton
addit al giovane lord una barchetta a vela
che navigava a una certa distanza, sulla loro stessa rotta.
Quello  l'arabo di Deerden. Anche lui si diverte!
Abdallah?  vero; a quel ragazzo piacciono molto le gite in barca, pare.
Dopo pochi minuti il panfilo oltrepass la
barca e si diresse verso una piccola baia dell'isola,
dove lord Treswyll aveva fatto costruire
un imbarcadero. L il vecchio marinaro
soleva aspettare lord Brasleigh, fumando
la pipa e facendo merenda, mentre il
futuro duca, con gli arnesi da pesca in una
mano e il paniere della colazione nell'altra,
attraversava l'isola per raggiungere la riva
scoscesa, di difficile accesso dal mare, presso
cui abbondavano i pesci migliori.
Di solito Carlo si dedicava al suo passatempo
prediletto fino alle una o alle due del
pomeriggio, perch in quella stagione le giornate
erano corte. Barton aveva l'ordine di
andare a raggiungerlo verso quell'ora per
aiutarlo a portare la pesca. Perci anche quel
giorno, poco dopo le una, il vecchio marinaro
s'incammin verso l'altra riva. Con la
pipa in bocca e le mani nelle tasche del grosso
maglione di lana, se ne andava lemme lemme,
incurante del freddo di quella giornata grigia
e umida. Ancora agile, s'inerpic per un
sentiero tagliato nella roccia per raggiungere
il luogo dove stava abitualmente lord Brasleigh.
Ma giunto in fondo vide che il giovane lord non era l.
Il paniere della colazione era aperto ma
vuoto. Accanto a quello, in un paniere di
giunco vicino a delle esche e a una canna di
ricambio, giacevano dei bei pesci.
Barton diede un'occhiata intorno, e borbott:
Dove sar mai andato milord?
A un tratto il vecchio mand un'esclamazione
e fece qualche passo guardando il mare.
Quello che vedeva ondeggiare laggi era il
cappello di lord Brasleigh... e, pi lontano...
s, non sbagliava, anche la sua canna da pesca
galleggiava sull'acqua glauca e agitata.
Ma allora... che fosse accaduta una disgrazia?
Gli occhi di Barton, dilatati dallo spavento,
non abbandonavano quei due oggetti
con i quali le onde giocherellavano indifferenti.
Poi riflett: lord Brasleigh si era soltanto
allontanato, e lo avrebbe ritrovato in
qualche altra parte dell'isola; in quanto al
cappello e alla canna da pesca, potevano essergli
sfuggiti di mano. Eppoi, milord nuotava
come un pesce! Ammettendo che fosse
caduto in mare, non avrebbe stentato a raggiungere
un altro punto dell'isola sul quale
approdare pi facilmente che l.
Con le mani chiuse a imbuto davanti alla
bocca, il marinaro dette la voce:
Ehi! Milord... ehi!
Ma nessuno rispose a quell'appello ripetuto pi volte.
Barton prese allora a percorrere l'isola.
Fece presto, perch questa era piccola. Ma lord Brasleigh fu introvabile tanto nel boschetto di pini che occupava una delle estremit di Creilagh, quanto nella casa di granito, rifugio un tempo di una Dorgan penitente, di cui il vecchio batt con i pugni la porta e le imposte chiuse, chiamando il giovane lord.
Questa volta Barton non cerc pi di lottare contro la propria inquietudine. Tornato a precipizio al panfilo, lasci Creilagh per andare ad avvertire a Elsdone Castle della disgrazia.
Proprio in quel momento, appariva in lontananza una barca che ballava sulle onde agitata da un forte vento levatosi dall'ovest.
Anche Abdallah raggiungeva la costa dopo la sua solitaria passeggiata.
Due giorni pi tardi fu trovato sulla spiaggia il corpo di lord Brasleigh riportato dalla marea. L'ipotesi pi accettata per spiegare quella disgrazia fu che il giovane lord, colpito da un capogiro, fosse caduto in mare, dove poi era stato colto da congestione dato che aveva mangiato da poco.
Passato il primo momento, Giorgio reagisce abbastanza bene al colpo imprevisto,
scriveva poco tempo dopo sir Ettore al pronipote.
In fondo, capiva che quel povero Carlo sarebbe stato un meschino successore.
Inoltre credo che diffidasse della bionda Ulda, e se in questa circostanza qualcosa pu consolarlo, lo capii ieri parlando con lui,  il vederla ora ridotta a zero, caduta dall'alto delle sue ambizioni, senza pi niente da sperare all'infuori di quello che dovr al beneplacito di lord Harold Treswyll quando sar diventato duca di Pengdale.
La bella si comporta abbastanza dignitosamente; ma che sfacelo dev'essere questo per lei! Si vedeva gi duchessa, libera di rigirare come voleva quel povero sciocco di suo marito. E invece... tutto  crollato.
Desolante avventura! Ma quella incantevole vedova ( bella davvero nei suoi veli da lutto) deve avere molte risorse e cercher in un modo o nell'altro di tornare a galla. Ieri a Elsdone Castle mi chiese tue notizie con molto interesse e mi domand se avevi intenzione di venir presto in Inghilterra... e cos, caro mio, ho capito che non sei dimenticato neppure da lei.
Questa lettera dello zio fu consegnata all'emiro Abd-el-Rhamon una mattina, mentre questi ascoltava senza commuoversi menomamente la dottoressa inglese addetta alle donne del suo harem, venuta a informarlo del decesso di suo figlio, un bimbo di sei mesi nato da Kadigia, la figlia di Abd-el-Malari. Era morto dello stesso male che aveva ucciso i figli del defunto emiro, e da cui sarebbero colpiti ugualmente, secondo il parere dei medici, tutti i figli maschi che Kadigia avrebbe messo al mondo.
Questa prospettiva lasciava Harold molto indifferente. Il sentimento paterno non esisteva in lui. Inoltre egli reputava che quella avventura orientale dovesse durar poco. Gli era piaciuto viverla per qualche anno, ma si proponeva di tornare ben presto e definitivamente in Inghilterra, per fare poi in terra d' Oriente soltanto brevi soggiorni.
Il matrimonio secondo la legge di Maometto non sarebbe stato nella sua vita che un episodio, e non gli avrebbe impedito di contrarrne un altro, il solo valevole davanti alle leggi del suo paese e davanti alla Chiesa. Una delle sue mogli, la bella Leila, gli aveva dato un figlio: farebbe di quel fanciullo il suo successore e il futuro emiro. Ma nel suo paese natale lord Harold avrebbe contratto un vero matrimonio con una europea del suo stesso ceto, che perpetuasse la sua discendenza.
La notizia recatagli dalla lettera di sir Ettore non lo commosse affatto. Quell'anima dura e orgogliosa non poteva provare che indifferenza e disprezzo per il povero Carlo. La
sola cosa interessante per lui era che, in un tempo verosimilmente poco lontano, avrebbe ereditato il titolo ducale e il relativo patrimonio.
Rileggendo le righe in cui lo zio gli parlava di lady Brasleigh, sorrise con ironica soddisfazione. Aveva capito il desiderio di rivincita che aveva spinto la bella svedese al matrimonio con lord Carlo; ed ecco che Ulda si trovava ora precipitata dall'alto dei suoi sogni ambiziosi. Non avendo figli maschi, ella vedrebbe i beni inalienabili, i soli che rimanevano del patrimonio un tempo ben pi considerevole dei duchi di Pengdale, passare nelle mani di lord Treswyll. La piccola Maud non avrebbe avuto diritto a niente e sarebbe dipesa interamente, per la sua sussistenza, dall'erede del ducato, poich la madre non aveva alcun bene di fortuna.
Un bagliore di sarcasmo attravers le fulve pupille del giovane emiro mentre pensava: Quella povera Ulda pagher ben caro il suo piccolo tentativo di vendetta!
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
Capitolo 1.
...
.
...
Erano trascorsi nove anni dal giorno in cui
nelle sale di Elsdone Castle era stato dato
un ballo per festeggiare i venti anni di lord
Carlo Brasleigh. Il duca, dopo la morte del
figlio, non aveva pi voluto abitare in quella
residenza a lui gi cara. Si era stabilito in
Francia, a San-Germano-in-Laye, dove era
vissuto altri tre anni. L andava a trovarlo
suo nipote lord Treswyll quando soggiornava
a Parigi. Ma il vecchio teneva inesorabilmente
lungi da s la nuora, oggetto di una
animosit che ormai non nascondeva pi. Mescolando
ai meritati rimproveri le accuse ingiuste,
le aveva dichiarato che non voleva vederla pi.
Perci Ulda si era stabilita a Londra con
la madre e la figlia, vivendo assai largamente
con la rendita che il duca le aveva assegnata.
Ma quanto era diversa la sua vita da quella
che aveva sognata! E che sofferenza, che rabbia
provava quando sentiva parlare di lord
Treswyll e leggeva il suo nome in qualche
cronaca mondana o sportiva, oppure tra i
presenti alle sedute della Camera dei Lords!
Pi volte lo aveva scorto da lontano e la
sua passione si era ravvivata violentemente.
Una volta riusc a trovarsi sulla sua strada.
Egli la salut con altera correttezza concedendole
appena lo sguardo distratto che avrebbe
rivolto a una persona qualunque incontrata
gi altre volte. Ulda era tornata a casa in
uno stato di esasperazione che aveva quasi
spaventata sua madre.
Qualche giorno dopo la morte del suocero
ricevette un biglietto in cui il segretario del
nuovo duca, la informava che Sua Grazia
desiderava parlarle e che la riceverebbe il
giorno dopo alle tre del pomeriggio a
Brasleigh-House, la vecchia residenza dei duchi
di Pengdale.
Ulda vi si rec con un misto di premura
e di angoscia. Si trov di fronte a un uomo
freddamente compito che le espresse in poche
parole la sua decisione circa la vedova
e la figlia di lord Brasleigh: avrebbero abitato
un appartamento a Elsdone Castle e disposto
di una rendita sufficiente per il loro
mantenimento. Tuttavia il suddetto assegno
sarebbe stato soppresso qualora lady Brasleigh
preferisse andare a stabilirsi altrove.
Ulda non pot reprimere un atto di stupore.
Come? balbett. Dovrei vivere l
tutto l'anno?
Parlo di residenza abituale. Naturalmente
sarete libera di soggiornare qualche
volta altrove. Ma ho sentito dire che la vostra
bambina  di salute molto delicata; perci
da buona madre non potrete che rallegrarvi
di farla vivere a un'aria cos salubre.
La dominava col suo sguardo imperioso e
ironico, quello sguardo che l'aveva un tempo
fortemente avvinta e il cui potere non era
certo diminuito. Sul fondo tenue di un antico
arazzo, spiccava l'altera testa di lui, i
capelli castani dai riflessi fulvi, l'incarnato
perfetto, i lineamenti virilmente e nettamente
marcati. Nel suo atteggiamento si affermava
la disinvoltura del gran signore, e nella sua
sobria eleganza la dignit del nuovo duca.
Egli aveva lo sguardo pi duro del solito,
uno sguardo di padrone in cui si manifestava
l'intelligenza dominatrice, e che soggiogava
tanto le donne da indurle a bramare appassionatamente
il giogo pesantissimo, bench
effimero, che Harold faceva pesare sulle prescelte.
Umilmente, nascondendo pi che poteva il
suo turbamento, Ulda dichiar che infatti
Elsdone Castle era il luogo pi favorevole
per la salute di sua figlia e che anche lei vi
si sarebbe trovata bene. Frattanto, pensava
che avrebbe avuto frequenti occasioni di rivedere
il duca, durante i soggiorni che egli
vi avrebbe fatto; e allora non sarebbe forse
possibile, a forza di arrendevolezza, di lusinghe,
mettendo in opera tutta la sua seduzione,
tutta la sua abilit, fargli dimenticare
l'affronto che ella aveva creduto di fargli sposando
Carlo, e, speranza inebriante, arrivare
a piacergli novamente?
Harold indovin ci che passava in quel
momento nella mente di Ulda? Forse, poich
la piega ironica che persisteva agli angoli
della sua bocca si accentu. Eppure niente
nel suo atteggiamento aveva potuto dare la
minima speranza a Ulda. Nel corso di quel
breve colloquio aveva mostrata la pi fredda
indifferenza, trattando Ulda come una estranea.
Insomma, aveva l'aria di farle l'elemosina.
Ma al suo cospetto, come in passato,
ella dimenticava ogni suscettibilit, diventava
cieca e sorda, non vedeva altro che il suo
sguardo, non udiva altro che la sua voce, non
aveva altra volont che la sua.
Ulda part il mese seguente per Elsdone
Castle con la madre e la piccola Maud. Ma
trascorse pi di un anno prima che il duca
vi comparisse. La giovane donna si annoiava
mortalmente nella bella residenza di cui occupava
uno degli appartamenti pi piccoli
che dava su un cortile. Aveva poca servit e
delle carrozze del castello una sola, e piccola,
era a sua disposizione. Con ci lord Harold
le mostrava chiaramente che, pur credendosi
obbligato a mantenere con un certo decoro
la vedova di lord Brasleigh, la considerava
sempre di condizione inferiore e al di fuori
della famiglia.
Sebbene crudelmente umiliata dall'evidenza
di questo, Ulda non pensava tuttavia di sfuggire
alla penosa condizione in cui era venuta
a trovarsi l dove aveva pensato di regnare
da padrona, perch non poteva rinunziare a
rivedere Harold, a vivergli vicina, animata
dalla speranza di riattirarsene l'attenzione,
pur sapendo quanto fosse effimera e crudelmente
ingannatrice.
La noia dei suo esilio era lievemente mitigata
dalla presenza della madre e dalle relazioni
con i vicini, poco premurosi a dire il
vero, perch la maggior parte delle persone
ragguardevoli della regione la tenevano un
po' in disparte nell'attesa di sapere esattamente
quale sarebbe stato l'atteggiamento del
nuovo duca nei riguardi di lady Brasleigh che
pareva tenere a distanza.
In quanto alla piccola Maud, una bimba
malaticcia che somigliava a lord Carlo, Ulda
ne lasciava ogni cura alla madre. Le ricordava
troppo quanto sarebbe stato diverso il
suo stato se invece di lei fosse nato il figlio
tanto desiderato. Non provava per la piccina
alcun affetto materno, ma piuttosto un risentimento
che le faceva volgere altrove lo
sguardo quando ne incontrava il visino magro
e malinconico inquadrato da pallidi capelli
biondi.
Un giorno d'aprile il duca arriv finalmente
a Elsdone Castle. Vi pass soltanto
tre giorni, per dare gli ordini necessari per
certe trasformazioni da lui decise. Ma quel
soggiorno era il preludio di uno pi lungo
fissato per la fine di giugno, cos disse a lady
Brasleigh, Crowley l'imponente maggiordomo
incaricato di eseguire le istruzioni di Sua Grazia.
Ulda non pot che intravedere Harold da
lontano, poich egli non accenn di ricordarsi
che viveva sotto il suo tetto, e lei non os
ricordarglielo. Ma attese con febbrile impazienza
il suo ritorno.
I bei giardini di Elsdone Castle ebbero uno
sfarzo di fiori quale non avevano mai conosciuto
ai tempi del loro pi grande splendore.
I giuochi d'acqua, fermi da pi anni, ricaddero
di nuovo dalle fontane nelle vasche di
marmo; intelligenti restauri resero la primitiva
bellezza a statue, a vasi decorati di sculture,
opere di maestri italiani del Seicento e
del Settecento, la cui manutenzione era stata
trascurata da gran tempo. In ogni parte della
nuova residenza vi fu un risveglio, un magico
rinnovamento di splendore. Le scuderie, ammirevolmente
sistemate, si popolarono degli
esemplari pi belli di razze equine; i canili,
trascurati dal defunto duca, troppo vecchio,
e da lord Brasleigh a cui non piaceva la caccia,
racchiusero di nuovo ospiti scelti. Poi
nel castello cominciarono a circolare numerosi
servitori, in attesa di altri che dovevano
arrivare al tempo stesso del padrone.
Quei preparativi eccitavano in sommo grado
la curiosit di tutto il paese. Il nuovo duca
di Pengdale, persona molto superiore al comune
e di una nomea alquanto inquietante,
appariva un signore di tutt'altra tempra dei
suoi predecessori. Un fatto, poi, venne a ravvivare
ancor pi la curiosit pubblica. Fu
noto un giorno che Medjine-Park aveva ricevuto
ospiti. Chi erano? Alcuni dicevano che
fossero mogli dell'emiro, col loro seguito di
servitori; altri invece credevano trattarsi di
una sola di esse: la preferita. Quest'ultima
ipotesi era la pi corrente, perch in verit
non pareva verosimile che il duca, sebbene
indifferente all'opinione altrui, dimenticasse
che lui non era pi un principe orientale che
si valeva delle facili leggi della religione coranica,
ma bens un grande signore inglese,
e cattolico almeno di nome.
Comunque fosse, il mistero del palazzo saraceno
rimase impenetrabile. Abdallah, rientrato
in grazia, e un altro servitore di razza
persiana erano incaricati del vettovagliamento
di Medjine-Park dal quale non usciva mai
alcuno degli abitanti. Non c'era da sperare
di ottenere informazioni da uno di loro, e chi
vi si provava, come fece un giorno Ulda, incontrava
il mutismo pi assoluto.
Un giorno, verso la met di giugno, il duca
arriv con i suoi cani favoriti, due molossi
dalla testa vigorosa. Era accompagnato da
numerosa servit, composta in parte di arabi
e di qualche persiano. Poco dopo apparve sua
madre, poi fu la volta di sir Ettore. Essi
precedevano di pochi giorni gli ospiti, invitati
a turno, che dovevano succedersi fino all'inverno.
Harold si stabiliva a Elsdone Castle per
un soggiorno di pi mesi e gli piaceva avere
intorno a s in quel periodo, uomini di talento
o di piacevole conversazione, e belle
donne eleganti, premurose di fargli la corte.
Lady Treswyll e' sir Ettore erano l per
fare gli onori di Elsdone Castle. In quanto
al padrone di casa, non abbandonava le sue
abitudini indipendenti. A volte passava giornate
intere nel suo appartamento; oppure
faceva lunghe e solitarie gite in mare. Gli capitava
anche di passare diversi giorni a Deerden,
il vecchio alloggio atavico dei Dorgan,
la sua dimora prediletta, la sua tana come
la chiamava. In previsione di questi suoi soggiorni
improvvisati, vi si trovavano in permanenza
dei servitori sotto la direzione della
signora Spread, sempre pi servile davanti
a quel padrone temuto da tutti.
L'aristocrazia del contado apprezzava molto
il privilegio di essere invitata alle feste di
Elsdone Castle, ai pranzi settimanali nei
quali venivano gustati gli squisiti capolavori
culinari di un capocuoco francese.
Intanto, in uno dei piccoli appartamenti
del castello, Ulda Storven si rodeva dalla
rabbia. Solo l'eco di quella vita fastosa arrivava
a lei. Il duca pareva ignorare la sua
esistenza. Pi volte, cercando di trovarsi
sulla sua strada, lo aveva incontrato nel
parco. In quelle occasioni si era limitato a
un freddo saluto voluto dalla buona educazione.
Come poteva dunque sperare di ricondurlo
a s?
Nelle sue nottate insonni ella ne cercava
invano il mezzo. Le sere di ricevimento si
aggirava intorno alle sale, cercando di scorgere
il duca, di identificare la contessa Doumine,
quella gran dama russa, bellissima,
dotata di rare facolt intellettuali e di un
orgoglio intrattabile che, correva voce, avesse
questa volta trovato il suo padrone.
Una mattina la scorse, elegantissima, a cavallo
a fianco di Harold in un viale del parco.
Il ricordo di passeggiate simili da lei fatte
col medesimo cavaliere, in pi giovane et,
agit violentemente l'animo di lady Brasleigh.
Anche lei, come la grande e fiera dama,
lo guardava con ardente adorazione; e lui
aveva anche allora quella medesima espressione
canzonatoria e fredda.
Diceva dunque il vero quando asseriva a
Ulda Storven di essere incapace di amare?
Egli non vedeva nella donna se non un trastullo
a sua disposizione. E bisognava riconoscere
che lo lasciava capire con una tremenda
sincerit.
Eppure Ulda desiderava ardentemente il
giogo del suo dominio.
Una mattina, girellando nei giardini, lady
Brasleigh incontr la sua bambina accompagnata
dalla governante incaricata di vigilarla.
Senza neppure abbracciare la piccina
la rimprover per una macchia che aveva sul
vestito. Poi, siccome la piccina cominciava
a piangere, ella disse, irritata:
Che stupida! Non si pu dirle nulla
che subito piagnucola. Elena, riportatela a
casa e tenetela senza dolce a pranzo. Cos
un'altra volta si ricorder che detesto...
Un gesto di sorpresa della governante le
fece voltare la testa. Dietro di lei, costeggiando
un chioschetto fiorito, appariva il
duca di Pengdale.
La salut, e disse ironicamente:
I miei complimenti, lady Brasleigh!...
Suppongo che vostra figlia sia la bimba pi
felice d'Inghilterra.
Il viso della giovane donna si era vivamente
colorito.
Balbett:
Non la coccolo... ha un caratteruccio
che bisogna raddrizzare.
Poco m'importa che la coccoliate o no,
purch venga educata in modo adeguato al
nome che porta. Ma sono certo che saprete
insegnarle a rispettare le apparenze. In mancanza
di basi pi solide, ci le baster per
sapersi comportare nella vita.
L per l, sopraffatta dal sarcasmo contenuto
nel tono e nello sguardo del suo interlocutore,
Ulda rimase senza parola.
Infine, con un'occhiata di umile rimprovero,
replic:
Sono stata per lord Brasleigh una sposa
irreprensibile. Vostra Grazia non avr sentito
dir nulla in contrario.
No davvero, e sono certo che vi manterrete
una vedova esemplare, qualunque siano
d'ora in poi le tentazioni che incontrerete
sulla vostra strada.
Si lev il cappello e fece per andarsene.
Poi, guardando di nuovo la giovane donna il
cui volto imporporato era sconvolto da una
viva emozione, disse con una certa beffarda
indifferenza:
Venite pure alla serata che daremo domani,
se volete.
Dopo questo freddo invito, chiam i molossi
accucciati a pochi passi da lui e si allontan
in direzione del parco.
...
.
...
Capitolo 2.
...
.
...
La presenza del nuovo duca suscitava nella
regione un certo subbuglio, una vera curiosit,
chiacchiere e pettegolezzi. Ma nulla di
tutto ci giungeva a Black-House.
Molly, oltre a essere sorda, era anche poco
incline a ciarlare. La signorina Costanza, che
a cagione dei suoi reumatismi aveva dovuto
rinunziare alla Messa domenicale, non era in
relazione che con il vecchio curato, mister
Carson, prete anziano, stanco, di carattere
tranquillo e buono, nemico acerrimo dei pettegolezzi.
Yldiz frequentava soltanto la signora
Darley e la signora Dorne, madre del
maestro di scuola, entrambe poco ciarliere.
In quanto alle suore di San Jude, queste non
parlavano mai del duca di Pengdale, il cui
nome veniva ricordato ogni sera nelle preghiere
per i fondatori e loro discendenti vivi
e defunti. Il signore di Deerden non sapeva
neppure che esistessero, e, per la sua fama
di empiet, egli era per le monache, come
pure per le persone pie della parrocchia, una
specie di figura infernale.
Yldiz non l'aveva pi rivisto da quando
aveva nove anni. Sapeva soltanto che in
Oriente era diventato un vero mussulmano,
e che l in paese il suo nome veniva pronunziato
con deferenza mista a timore. Quel nome
ella aggiungeva ogni giorno nelle sue preghiere
a quello di Enrico Dorgan, perch non
dimenticava che sua zia, suo fratello e lei
dovevano a quei due uomini il loro pane quotidiano.
Quel giovane tutore era rimasto vivamente
impresso nella sua mente di bimba, ma non
si occupava affatto dei suoi pupilli. La signora
Spread continuava a spadroneggiare
su loro, sempre pi dispotica e malevola, specialmente
da quando sbocciava la bellezza di
Yldiz, sorgente d'invidia per Bessie.
Gi da qualche tempo la governante, che
ogni tre mesi consegnava agli ospiti di Black-
House la somma fissata da Enrico Dorgan,
pretendeva di controllare le loro spese e le
biasimava senza ritegno. La povera signorina
Costanza non si sognava nemmeno di protestare
contro questa intrusione. Yldiz si era
provata a farlo, ma si era attirata queste
maligne parole a proposito di alcuni piccoli
aiuti da lei elargiti a qualche famiglia bisognosa:
 facile fare la carit con i denari degli
altri. Ma probabilmente il duca non ne
sarebbe contento, perch non permette che
un povero si avvicini alla sua residenza.
A tali cattiverie Yldiz opponeva il fiero
silenzio che celava le sue penose mortificazioni
e che esasperava la signora Spread, la
quale si valeva di quella fierezza per mettere
in cattiva luce la giovane francese presso gli
abitanti di Leigham. Le donne cominciavano
a esserne gelose, perch gli uomini la guardavano
troppo, e non trovando niente da ridire
sul suo tenore di vita dignitoso e semplice,
ne biasimavano il riserbo che qualificavano
orgoglio, e perfino la carit, sebbene
praticata con tanta discrezione. Dicevano,
facendo eco alla signora Spread:
Quella spiantata si crede dunque da
pi di noi perch Sua Grazia le fa l'elemosina?
La frase, riportata a Yldiz da una giovane
suora del convento, ingenua e chiacchierona,
fer dolorosamente l'animo sensibile della ragazza.
Ma nella sua profonda bont ella sapeva
trovare la forza di perdonare e di rimanere
coraggiosa e gaia.
La signora Dorne diceva di lei:
La signorina di Versigny merita veramente
il suo nome di Stella. Quando viene
a trovarmi mi sento l'anima rasserenata,
quasi gioiosa, tanto la sua incantevole voce
sa dire parole che calmano la sofferenza e la
tristezza.
Nella penosa condizione di vita in cui si
trovavano i suoi e lei stessa, Yldiz aveva il vivo
desiderio di arrivare pi presto possibile a
guadagnarsi da vivere. Ma come riuscirvi?
A San Jude le bimbette dei paesani e dei pescatori
venivano istruite secondo il modesto
avvenire che era loro riservato. La signora
Spread aveva voluto che Yldiz si contentasse
dello stesso grado di istruzione. Tuttavia,
grazie alla signora Darley ella aveva ricevuto
una certa formazione intellettuale. Per
mezzo delle madri superiori delle altre case
del suo ordine, suor Matilde le avrebbe cercato
un impiego; ma non si affrettava a farlo
giudicando, d'accordo con la signora Darley,
che Yldiz era ancora troppo giovane per poter
entrare nel mondo senz'altra protezione
che quella molto illusoria della zia.
Ora, quando il duca si stabil a Elsdone
Castle, la donna di fiducia cred giunto il
momento di risolvere la questione. Un giorno,
trovando Yldiz intenta a fare i conti di casa,
le disse con un perfido sorriso:
Imparate a far bene di conto, signorina,
perch so che l'anno prossimo ci sar un buon
posto di aiuto contabile nella pi grande drogheria
di Norcester. Farebbe proprio al caso
vostro. Forse riuscir anche a far prendere
Uberto come commesso, poich mi pare che
non sar mai capace di far altro.
Yldiz non disse nulla sapendo che era inutile
discutere con quella donna invidiosa.
Inoltre, passato il momento di segreta rivolta,
si sentiva coraggiosamente disposta
all'umile lavoro che le avrebbe dato l'indipendenza
e l'avrebbe liberata dalla signora
Spread. Ma in quanto a Uberto era risoluta
a resistere quando fosse giunto il momento
opportuno. Il ragazzo aveva una grande disposizione
per il disegno, e, anche escludendo
la carriera del pittore che, data la sua condizione
finanziaria, non era da prendersi in
considerazione, egli pensava di farsi strada
nelle arti decorative. La signora Darley e Silas
Dorne lo incoraggiavano molto, e Yldiz
era pronta a ogni privazione per agevolargli
gli studi necessari.
Ma ecco che una nuova e grossa preoccupazione
veniva ad abbattersi su lei.
Suo fratello, che gi da quattro anni era
interno al collegio di Norcester, aveva avuto
la scarlattina all'inizio dell'inverno. Siccome
non si rimetteva, lo avevano rimandato a casa.
Dopo avere strascicato tutto l'inverno all'avvicinarsi
della stagione buona era ancora
in uno stato di salute stazionario; anzi, verso
il mese di luglio s'indebol tanto che non
poteva pi trascinarsi fino alla spiaggia.
Il medico di Leigham dichiarava:
Gli occorre molto riposo, aria buona e
buon vitto. A poco a poco si rimetter, perch
nessun organo  leso.
E un giorno dichiar:
Questa casa  troppo triste, troppo buia,
troppo umida per un malato. Se continua a
star qui, non pu guarir bene. Inoltre, questo
ragazzo dovr interrompere gli studi per
un anno o due.
All'ingresso del villaggio c'era una piccola
capanna molto soleggiata, che Yldiz sapeva
disabitata. Comunicando alla signora Spread
la diagnosi del medico, ella chiese di prendere
in affitto quel modesto alloggio per curarvi
il fratello.
La donna esclam:
Bella pretesa! E credete che io possa
permettere ci di testa mia?
Potreste parlarne al duca.
Parlare a Sua Grazia? Starei fresca se
lo seccassi per cos poco! Eppoi, si vede bene
che non sapete che cosa significhi avere a
che fare con milord! Quando vi sono costretta,
non posso chiudere occhio per tutta
la notte! Non crederete dunque che voglia
prendermi un simile disturbo... eppoi, per
che cosa? Per delle idee del medico; perch
in realt l'aria a Black-House  perfetta, e
vostro fratello qui guarir benissimo.
Capisco quanto sarebbe inutile insistere,
disse Yldiz alla signora Darley narrandole,
il giorno dopo, il resultato del suo
tentativo. Non mi resta dunque che una
risorsa: scrivere al duca di Pengdale per rivolgergli
io stessa questa richiesta. Sebbene
non si sia mai occupato di noi, non pu essere
prevenuto a nostro riguardo, e quello
che chiediamo  cos poco! La signora Spread
sar furibonda, ma non posso lasciar deperire
il mio povero Uberto in quella triste abitazione.
S, certo, cara bambina, questo passo 
necessario. Meglio sarebbe stato che non aveste
a che fare con quel tutore che... che non
si  mai preoccupato di voi.
La vecchia signora aveva interrotto la frase
che le era venuta alle labbra. Ella guardava
Yldiz seduta di fronte a lei, la cara bimba
di cui ella aveva veduto con una certa apprensione
sbocciare la rara bellezza, di cui
ammirava il volto di un delicato ovale, gli
occhi vellutati, ardenti e soavi sotto la frangia
delle ciglia, la capigliatura di un castano
dorato, e la distinzione ereditata dalle antiche
razze da cui discendeva. Ella pensava con
segreto spavento:
Questa povera piccina  infinitamente seducente.
Dio voglia che non incontri mai il
duca! Ha una fama diabolica! Ah, vorrei saperla
lontana di qui, la mia piccola Yldiz!
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Sulla grande terrazza verso levante, gli
ospiti di Elsdone Castle fumavano chiacchierando,
dopo colazione. Erano tutti uomini.
Appartenevano a nazionalit diverse, cosa che
non imbarazzava il duca di Pengdale il quale
parlava correntemente la maggior parte delle
lingue europee e orientali. C'erano tra loro
due francesi, un russo, un danese, un ricco
banchiere siriano, un principe indiano, pi
tre inglesi di cui uno, dai capelli brizzolati e
molto affabile, era lord Blasdone, cugino di
lady Treswyll. Escluso l'indiano e uno degli
inglesi, tutti usavano, pi o meno correntemente,
la lingua francese; in tal modo la
conversazione era quasi generale.
Ma il duca rimaneva silenzioso, con l'aria
assente. Gli ospiti parlavano di un recente
crimine che faceva grande scalpore. L'accusato,
sotto istigazione della moglie, bella
creatura assetata di lusso, aveva affrettata
la morte di una vecchia ricca parente che
manifestava l'intenzione di rifare il testamento
per diseredarlo.
Il russo disse, sorridendo:
Conclusione: non vi lasciate guidare
dalla moglie. Capito, Charmois?
Si rivolgeva a uno dei francesi, poeta di
gran fama, che era fidanzato.
Andrea Charmois rispose:
Caro mio, caschiamo quasi tutti l. In
fondo, non sempre va male.
Certo. E neppur io sono avverso al potere
femminile, credetemi.
Harold volse allora verso colui che parlava
il suo sguardo ironico.
Fate male, Dousnaief. La-donna, come
tutti gli esseri deboli,  un composto di furbizia
e di vanit. Se non sapete tenerla sottomessa,
cosciente della sua inferiorit, siete
perduto: vi sopraffar apertamente col suo
dispotismo, oppure per occulte vie: civetteria,
maniere avvolgenti, bronci e carezze,
insomma i mille piccoli artifici di cui si servir
per guidarvi a modo suo.
Sir Ettore approv con un sorriso soddisfatto.
Ma Charmois protest vivamente:
Vi sono per delle guide femminili che
portano al bene. Per fortuna non tutte le
donne sono come le dipinge Sua Grazia!
Con la sua voce recisa e canzonatoria il
duca replic:
Tutte uguali, caro mio, tutte, ve lo assicuro,
quando trovano l'uomo tanto debole
da cedere al loro imperio.
Lord Blasdone scosse la testa.
Esageri, Harold! Quanto a me, ho il
piacere di dire che mia moglie, durante la
mia carriera parlamentare,  stata la mia
pi discreta e la pi devota collaboratrice,
senza alcuno spirito di dominio.
Tu credi cos. Io penso invece che, da
persona accorta, lady Maria si sia valsa del
suo segreto potere su di te senza che tu te
ne sia accorto. Ecco dunque il colmo dell'abilit:
guidare un uomo di valore, dotato
di una volont ferma e anche un po' autoritaria,
lasciandogli credere di restare al comando.
Sei un tremendo scettico! Meriteresti
per questo di cadere a tua volta sotto il
giogo.
Harold rise.
 una soddisfazione che non ti dar,
caro cugino.
E gettata via la sigaretta a met consumata
si alz, annunziando che sarebbe andato
a passare due o tre giorni a Deerden.
In quel momento sulla soglia di una delle
sale che dava sulla terrazza, apparvero due
donne: lady Treswyll e la contessa Doumine,
una giovane bionda, alta, dagli occhi verdastri,
il portamento altero. Harold and loro
incontro e si accomiat brevemente, senza
rispondere allo sguardo appassionato della
bella russa.
Andrea Charmois, chinandosi verso il conte
Dousnaief, fece notare sottovoce:
 vero che se tutti fossimo come lui le
donne non avrebbero buon giuoco.
Evidentemente! Oh,  un uomo forte!
Ha una volont ferrea e una intelligenza superiore,
oltre che doni fisici fuori dell'ordinario.
Non ci vuole meno, per, per dominare
una Tatiana Doumine in persona!
Lo sguardo di Dousnaief si diresse verso la
giovane donna che, con passo indolente, si
dirigeva verso una delle scalinate della terrazza.
Charmois chiese:
Credete che la sposi?
Quanto a questo, non ne so pi di voi.
Per ora pare che gli piaccia; non possiamo
dir altro. Questo bel duca  un enigma...
piuttosto inquietante, e temo che la mia bella
compatriotta tragga pi sofferenze che gioia
da tanta passione per un uomo simile.
Frattanto Harold era entrato nel suo studio
le cui tre porte a vetri si aprivano sulla
grande terrazza del primo piano. Sedutosi vicino
a una scrivania di ebano dalle preziose
incrostazioni, tese la mano per prendere un
giornale, allontanando, con gesto distratto
una modesta busta bianca che vi era posata
sopra; la lettera di un postulante, senza dubbio...
o forse di una postulante, poich la
calligrafia della busta era femminile.
Una calligrafia molto bella, semplice, elegante,
e non comune.
Cos osserv il duca quando, un momento
dopo, cercando un altro giornale, si trov di
nuovo sotto mano la lettera. Questa volta
l'apr, lesse il foglio che conteneva, si sofferm
un momento alla firma, di una calligrafia
diversa, tremante, poco leggibile:
C. di Versigny. Rimase un momento col
gomito appoggiato sulla tavola, pensando.
Aveva lo sguardo beffardo e un sorrisetto
ironico sulle labbra. Poi, chiamato un domestico
arabo, ordin:
Venga qui Fadi.
Prese un foglio e si mise a scrivere rapidamente.
Quel pomeriggio, a Black-House, Yldiz
aveva un gran da fare per calmare l'agitazione
di suo fratello. La lettera indirizzata
al duca era stata imbucata alla posta di Leigham
il giorno prima, e ora zia e nipoti attendevano
con ansiet la risposta a quella richiesta
presentata da Yldiz sotto una forma
dignitosa e commovente, e firmata dalla signorina
Costanza.
La giovinetta diceva al fratello:
Stai calmo, Uberto, te ne prego!
Ma le occorreva raccogliere tutte le sue
forze per nascondere l'inquietudine che la
tormentava in tanta incertezza.
In quel caldo pomeriggio di settembre Uberto
stava sdraiato in una poltrona davanti a
casa. Vicino a lui la signorina Costanza faceva
la calza. Yldiz, non lontano da loro,
raccomodava un vestito di suo fratello, perch
ora pi che mai bisognava fare economia
per procurare al giovane malato le medicine
e i cibi necessari.
Una strana figuretta apparve a un tratto
nel sentiero della pineta. Era un ragazzo di
una diecina d'anni circa, vestito di una giacchettina
corta, verde smeraldo, e di calzoni
sbottanti di tela bianca dai quali uscivano le
gambe nude, sottili e brune. Aveva capelli
nerissimi e lucidi, e la testa allungata. Nel
viso minuto, olivastro, brillavano due occhi
vivaci e buoni.
Uberto disse, sorpreso:
Che cosa viene a fare qui questo piccolo
orientale?
Senza dubbio passeggiava nei giardini e
la curiosit l'avr portato da queste parti,
rispose Yldiz.
Ma il ragazzetto veniva dritto verso casa.
Teneva in mano una lettera, e quando fu
davanti alle tre persone che lo guardavano
stupite, si ferm osservandole con esitazione.
Yldiz gli domand:
Che cosa vuoi?
Il ragazzo pronunzi alcune parole in lingua
straniera. Poi mostr alla fanciulla la
soprascritta della busta: Signorina di Versigny.
E il suo sguardo interrogava.
S,  per noi. Grazie, bambino, grazie!
Il ragazzino fece un saluto all'orientale e
si allontan.
Uberto disse con voce oppressa:
Sar la risposta? Leggi subito, Yldiz!
Con mano tremante ella strapp la busta
di spessa pergamena color crema e ne tolse
un biglietto sul quale erano tracciate queste
parole con una calligrafia chiara e decisa:
Il duca di Pengdale avr il piacere di ricevere
le signorine di Versigny, oggi alle cinque,
a Deerden.
Il biglietto scivol sul praticello, l davanti
a casa. Yldiz mormor:
Ci ricever? Bisogner dunque che...
La signorina Costanza gemette congiungendo
le sue piccole mani magre, nodose per
i reumatismi.
Signorine di Versigny? Ma io non posso
salire fin lass! Non posso, Yldiz!
Lo so bene, zia. Ma mi pare sconveniente
andarvi io sola...
E perch?
Per met sollevato sulla poltrona, Uberto
sembrava a un tratto elettrizzato da una
febbrile speranza.
Il duca dev'essere ben disposto, se risponde
cos presto e anche amabilmente! Questo
colloquio non pu aver niente di sgradevole.
No, certo! convenne la signorina
Costanza.
I suoi settant'anni erano ignari dei tranelli
della vita quasi quanto i sedici anni di
Uberto. Yldiz non era molto pi esperta di
loro; ma il suo intuito delicato l'avvertiva
del pericolo e le faceva considerare con timore
quel colloquio, penoso altres per la sua fierezza.
Capiva tuttavia che non poteva sfuggirvi.
Dei tre, ella era la sola valida; eppoi,
zia e fratello erano troppo avvezzi a vederle
assumere tutte le responsabilit, per ammettere
che questa volta indietreggiasse, senz'altro
motivo che quella segreta angoscia di cui
ella stessa avrebbe saputo perfettamente la ragione.
Un po' prima delle cinque ella cominci a
salire la strada scoscesa che costeggiava il
muro dei giardini del maniero. Involontariamente
rallentava il passo come per ritardare
il momento in cui si troverebbe di fronte a
quel tutore quasi sconosciuto il cui duro
sguardo e il viso orgoglioso erano rimasti impressi
nella sua mente. Si trov infine davanti
all'ingresso del maniero.
Appi della scalinata che s'internava sotto
la volta stava Abdallah.
Prima ancora che la giovinetta aprisse
bocca egli si inchin dicendo:
Sua Grazia vi attende, signorina.
Con le gambe tremanti Yldiz prese a salire
gli scalini di granito. Vedendosi davanti l'immenso
vestibolo, si ferm un istante, ammirata
e sgomenta a un tempo. Era l'ora del
tramonto e tutti i bagliori delle vetrate si diffondevano
sui graniti scuri dei pilastri, sui
mobili sontuosi, sulle pelli di belve che si
mescolavano ai tappeti preziosi. Dei sottili
profumi orientali fluttuavano nell'aria calda.
Yldiz, penosamente oppressa, arretr all'improvviso,
colta da una voglia matta di scappare.
Ma Abdallah diceva:
Per di qua, signorina.
Ella lo segu, mentre dal suo cuore ansioso
saliva verso il cielo un fervente appello.
Dalla parte di levante diverse stanze si aprivano
sul vestibolo. Abdallah spinse il battente
di una pesante porta di quercia e invit
la fanciulla a entrare.
Ella si trov sulla soglia di uno studio pi
lungo che largo, rischiarato da antiche vetrate
che rappresentavano episodi leggendari
della vita di Nurik la Belva. I mobili erano
pregevoli pezzi del Quattrocento, e ricchi cuoi
lavorati ne coprivano le pareti e le sedie. Quadri
della scuola olandese in cornici di quercia,
armi antiche preziosamente damaschinate,
pesanti torciere di bronzo formavano il
sobrio e severo arredo di quella stanza signorile.
Il duca, seduto in una poltrona dall'alta
spalliera, pos il giornale che teneva in mano,
si alz e fece qualche passo verso la fanciulla
che si era fermata sulla soglia, rossa in viso
e confusa. Un sorriso canzonatorio sollev le
labbra del duca, mentre diceva con cortesia:
Ho voluto parlare con voi, signorina,
circa quanto mi  stato chiesto. Mi avete
scritto voi, suppongo.
S, milord, da parte di mia zia. Non 
venuta, perch non pu salire fino a Deerden
a cagione dei suoi reumatismi.
Ella tremava tutta dentro di s, povera
Yldiz, sotto il fascino abbagliante di quello
sguardo, davanti a quell'enigmatico sorriso
che schiudeva le labbra porporine.
Ebbene, signorina, tratter con voi questa
questioncella. Venite, accomodatevi e ditemi
precisamente di che si tratta.
Le accennava una poltrona vicino a quella
da lui prima occupata. In quel momento uno
dei molossi steso sul tappeto si sollev volgendo
verso Yldiz la sua enorme testa di una
impressionante ferocia, e Yldiz ebbe un attimo
di esitazione che Harold osserv.
Non abbiate paura, Kiamil non vi aggredir
se non glielo ordiner io. E vi assicuro
che non ho questa brutta intenzione!
Mentre Yldiz si accomodava sul sedile
additatole, egli son e dette un ordine ad
Abdallah. Sedette quindi lui pure e interrog
la fanciulla sul conto del fratello. Poi volle
sapere quali studi ella stessa avesse fatto.
Era palese per che il suo interessamento
in proposito era minimo. La sua attenzione
si concentrava nello sguardo che teneva fisso
sul delicato volto e sui dolci occhi vellutati,
in cui si rifletteva un po' del disagio e del
turbamento da cui era invaso l'animo di
Yldiz.
Sicch avete studiato nel convento di
San Jude? Suppongo che l i mezzi d'istruzione
siano molto limitati.
Una signora pensionante ha avuto la
bont di completare la mia istruzione come
meglio ha potuto.
Perch, se volevate studiare pi e meglio,
non avete chiesto per mezzo della Spread
di esser messa in un buon collegio?
Ma... non avrei osato.
Harold leggeva un grande imbarazzo nella
espressiva fisonomia della fanciulla. Si pieg
allora verso di lei chiedendole:
Si  forse mostrata poco comprensiva e
dura a vostro riguardo?
A questa precisa domanda Yldiz rimase
muta e abbass gli occhi.
Via, ditemelo, mia bella pupilla!
Imperioso e sorridente a un tempo, il duca
appoggi una mano sulla spalla della fanciulla.
Subito ella si ritrasse, alz gli occhi
nella cui pura luce pass un'ombra di angoscia,
e le sue labbra tremarono.
Harold rise con una sfumatura d'ironia.
Siete come le sensitive? Non vi si pu
toccare?
Ma ritir la mano. Poi, continuando a guardare
fissamente Yldiz, dichiar:
Credo che la Spread meriti molti rimproveri.
Ma torniamo a vostro fratello. Non
mi oppongo affatto al suo trasferimento, e la
Spread ricever ordini in proposito. Ed  anche
inteso che seguir le cure necessarie per
la sua guarigione. Verso quale professione
vuole avviarsi?
Siccome ha grande disposizione al disegno,
vorrebbe dedicarsi all'arte decorativa.
Ma la signora Spread dice che deve entrare
nel commercio.
Nel commercio? Un Versigny?  pazza
quella donna! E per voi, che cosa ha escogitato?
Un timido e incantevole sorriso sal alle
labbra di Yldiz.
Dice che potr ottenere un posto di aiuto
contabile in una drogheria, a Norcester.
Benone!... Ha delle idee brillanti, la
Spread! Ma davvero, non la credevo cos stupida!
Seppure...
S'interruppe. Per un momento rimase zitto,
guardando sempre la giovinetta visibilmente
turbata da quell'attenzione. Poi chiese:
Quali sono le vostre aspirazioni per l'avvenire?
Mi piacerebbe l'insegnamento. Forse potrei
ottenere un posto di vice insegnante in
un istituto di giovinette. L potrei nello stesso
tempo continuare i miei studi per laurearmi.
Cos tra qualche anno libererei Vostra Grazia
dall'impegno che vi ringrazio di avere assunto
dopo mister Enrico Dorgan.
Parlava con semplicit, con garbo e con
dignit. Harold fece un gesto di cortese protesta.
Io assolvo semplicemente un impegno
preso dal mio prozio col signor di Versigny.
Deploro che la Spread abbia interpretato cos
stupidamente le istruzioni ricevute. Insomma,
tutto ci sar riparato; ne riparleremo.
Sicura che queste parole ponessero fine al
colloquio, Yldiz si alz. Ma il duca disse sorridendo:
Non vi lascer ridiscendere a Black-
House con questo caldo, senza aver prima
preso qualche bibita.
Ella volle rifiutare; ma senza badare alle
sue parole il duca, alzatosi a sua volta, disse
col suo abituale accento imperioso:
Venite, signorina.
Nel vestibolo era stata preparata la merenda
sopra una curiosa tavola bizantina di
avorio lavorato. Il duca vers, da un'ampolla
d'argento cesellato che era una meraviglia di
oreficeria antica, nelle coppe di cristallo un
liquido roseo che odorava di frutto.
Questa  una bevanda orientale; mi saprete
dire se vi piace.
Porgeva intanto la coppa alla fanciulla e
le offriva dei pasticcini squisiti, opera del suo
cuoco arabo.
Ella ne prese uno a caso. Aveva la gola
serrata e inghiottiva a stento. Un vero terrore
la invadeva. Con mano tremante stringeva
la coppa di un cristallo cos fine che
sembrava doversi rompere solo a toccarla. Doveva
fare un grande sforzo per non fuggire,
come un povero agnellino preso dalla paura.
Perch aveva paura davvero di quel gran
signore autoritario e altero, di quegli occhi
dominatori che non si distoglievano dal suo
volto, mentre il suo ospite, sedutole accanto
sul divano drappeggiato da una sontuosa
stoffa orientale, la interrogava.
Quando il duca le domand se era musicista,
ella esit un poco, ma poi rispose che la
signora Darley le aveva dato delle lezioni di
nascosto alla signora Spread, e che sonava
l'armonium.
Mi piace molto la musica, soggiunse.
Forse avrei molta disposizione; ma in convento
nessuno poteva darmi lezioni tali da
mettermi in grado di potermi dedicare poi
all'insegnamento e guadagnare tanto da vivere
per me e per la mia famiglia.
Harold indic l'organo che occupava una
parete del vestibolo.
Verrete a sonare qui.
Ella disse vivacemente:
Oh, non sarei davvero capace di sonare
uno strumento come quello!
V'insegner io. L'organo  il mio strumento
preferito. Sentirete come rende Bach!
Ella rabbrivid pensando con spavento:
Vorrebbe dunque farmi tornar qui?
Con mano tremante accost la coppa alle
labbra e bevve lentamente il fresco liquido.
Dalla porta aperta sulla terrazza entrava il
sole al tramonto e rischiarava il povero vestitino
di lana blu un po' stinto, il viso delicato,
ora impallidito, e dava toni aurei alle
onde della capigliatura.
Ebbene, vi piace la mia bevanda orientale?
 squisita, milord.
Ne volete ancora?
Ringrazio Vostra Grazia... ma ora devo
prender commiato. Mia zia starebbe in pensiero...
Pos la coppa sulla tavola e si alz. Harold
incontr uno sguardo in cui si mescolava il
timore e la candida fierezza, uno sguardo di
giovane gazzella inesperta che non sa ancor
bene di che cosa la minacci la belva che incontra
per via.
Il duca sorrise nel suo solito enigmatico
modo, e disse, alzandosi:
Ebbene, vi rendo la vostra libert. Ben
presto vi far sapere ci che decider per vostro
fratello: ma state certa fin d'ora che avr
le cure necessarie. Porgete i miei omaggi alla
signorina vostra zia.
Siccome Yldiz si dirigeva verso la scala, la
ferm con un gesto.
No, no; passate pure dai giardini. Il tragitto
sar pi breve e pi gradevole.
L'accompagn fino alla terrazza, dove gli
aranci, gli oleandri e i melograni erano in
piena fioritura. In disparte, era sdraiato il
piccolo orientale che aveva portato a Black-
House il biglietto di Harold. Si alz appena
vide il suo padrone e fiss su lui lo sguardo
timoroso.
Vedendo che Yldiz guardava con una certa
curiosit quello strano ragazzo, il duca spieg:
Fadi  di razza persiana. Fa parte della
mia servit orientale e sono certo che, crescendo,
diventer un buon servitore.  molto
intelligente.
Sul limite della terrazza Harold salut la
fanciulla tenendo per alcuni istanti nella sua
bella mano la manina delicata di lei. Ancora
una volta contempl il giovane volto rischiarato
dalle luci rosee del tramonto, quel volto
incantevole in cui la grazia innocente della
bimba si mescolava al fascino inebriante della
donna.
Poi rimase a guardare la figurina elegante
che scendeva per il giardino avvolta dalle
ultime luci del sole morente.
Quand'ella disparve il duca rimase un momento
immobile, con l'aria sognante. I molossi,
che lo avevano seguito, si erano accucciati
accanto a lui in attesa del suo beneplacito.
Abdallah apparve sulla soglia del vestibolo
e si avvicin al padrone con umile deferenza.
Rispondendo all'imperioso sguardo che lo interrogava, pronunzi in arabo: Mi avevi detto, signore, di venire a prendere i tuoi ordini per Medjine-Park.
Oggi non ci vado. E soggiunse: Avverti la Spread che voglio vederla.
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Yldiz pass la notte senza dormire. Nonostante la contentezza dimostratale dalla signorina
Costanza e da Uberto all'annunzio
che la loro richiesta era stata accolta, non
poteva liberarsi dal disagio che aveva riportato
da Deerden. Quando le avevano domandato
la sua opinione sul duca, aveva risposto:
Ha modi signorili, ma intimidisce molto,
specialmente con lo sguardo.
Quello sguardo pareva ancora seguirla. Nel
vestibolo di Deerden la sua anima innocente
e pura, maturata dalla preghiera, aveva sentito
aleggiare un pericolo. E tale impressione
era stata tanto pi viva in quanto Yldiz, come
tutte le donne che avvicinavano Harold, ne
aveva subito senza saperlo il tremendo fascino.
Fate, mio Dio, che non lo veda mai pi!
pregava in cuor suo.
La mattina sal a Leigham e and al convento
per trovare la signora Darley. Questa
stava parlando nella sua camera con la Madre
superiora che le confidava le sue crescenti
preoccupazioni per la comunit. Il convento,
molto vecchio e ridotto in cattivo stato, minacciava
rovina. Qualche tempo prima suor
Matilde aveva esposto i suoi timori al signor
Crowley, l'amministratore del duca di Pengdale.
Questi era andato sul posto, aveva esaminato
ogni cosa, e si era impegnato di riferire
al duca. Quindici giorni dopo la superiora
aveva ricevuto questa risposta:
Mi rincresce dovervi informare che Sua
Grazia non giudica necessario il restauro del
convento n il mantenimento della comunit.
Quando codesto edificio vi parr inabitabile,
il duca di Pengdale corrisponder a voi, come
a quelle vostre compagne che avranno gi
preso il velo, una rendita per permettere a
tutte di vivere in una casa di riposo.
Con questo le suore erano avvertite: la fondazione
plurisecolare verrebbe a cessare il
giorno in cui fossero costrette a lasciare il
convento per non sentirselo crollare addosso.
Con questa penosa prospettiva, suor Matilde
aveva dovuto rifiutare una postulante,
e prevedeva di dover rimandare alle loro famiglie
tre delle sue novizie.
Tale preoccupazione per venne momentaneamente
dimenticata di fronte a un'altra che
sopravvenne quando Yldiz ebbe riferito la sua visita al duca.
La loro costernazione non sfugg a Yldiz,
che non dissimulava il suo imbarazzo. Da
quanto rifer, la signora Darley intu subito
ci che era completamente sfuggito alla innocentissima
signorina Costanza: il duca,
senza uscire dai limiti della correttezza, senza
oltrepassare i diritti che gli venivano dal suo
titolo di tutore, si era mostrato di una inquietante
amabilit verso quella pupilla di
cui fino ad allora non si era menomamente
occupato.
La buona signora cred bene di dare con
discrezione alcuni consigli alla fanciulla per
il caso che ella dovesse rivedere il duca. Poi
entrambe andarono insieme in cappella, e
l, nella quieta atmosfera profumata dagli
ultimi fiori estivi, l'anima inquieta di Yldiz
si plac in una fervida preghiera, mentre
la signora Darley supplicava Iddio di proteggere
quella bambina minacciata.
S, terribilmente minacciata! diceva
pi tardi, sgomenta, alla madre Matilde,
quando la ragazza fu andata via. La nostra
cara piccola Yldiz si trover alle prese
con difficolt alle quali non posso pensare
senza fremere!
Credete proprio che il duca oserebbe?...
Ma  il tutore di quella poverina! E se  un
galantuomo, non dimenticher a tal segno il
suo dovere!
La signora Darley scosse la testa.
La parola dovere per lui conta poco,
si sa. Ma infine... confidiamo nell'aiuto divino!
Dio solo pu salvare Yldiz, cara madre;
ne sono certa.
Quello stesso giorno, Yldiz sped Molly a
comprare del pesce in casa di un vecchio pescatore
del quale ella assisteva la moglie. Lei
intanto si mise a stirare nella tetra cucina.
In un canto, il gatto, un tempo vittima delle
cattiverie di Bessie Spread si lisciava tranquillamente
il pelo bigio divenuto molto
bello; ma a un tratto, visto forse uno dei tanti
topi che abitavano la vecchia casa, fece un
balzo, e si mise in guardia con un'espressione
cos buffa, che Yldiz fece una bella risata.
In quel momento rison fuori un passo e
una persona sulla soglia intercett la luce del
giorno. Yldiz si volt e fu l l per lasciarsi
sfuggire il ferro di mano nel riconoscere il
duca di Pengdale.
Anche lui sembr sorpreso. Senza dubbio
non si aspettava di trovarla occupata in quella
faccenda. Del resto era molto carina con
quella camicetta chiara, il grembiule bianco
legato alla vita, e le maniche corte che scoprivano
il pi bel braccio del mondo. Il caldo
le aveva colorito le guance e una ciocca di
capelli le scendeva sulla fronte ben modellata.
Gli occhi neri, nell'ombra delle ciglia palpitanti,
si empirono di meraviglia.
Harold, salutandola, disse con un sorrisetto
scherzoso:
Vi disturbo, forse, signorina? Vorrei
comunicare qualcosa a voi e alla signorina
vostra zia.
Ella balbett:
Che Vostra Grazia mi scusi... La conduco
subito da mia zia.
Svelta svelta pos il ferro, si lev il grembiule,
poi, dalla porta a vetri che dava sul
cortiletto, introdusse il duca nella sala da
pranzo dove la signorina Costanza sonnecchiava
vicino a Uberto intento a disegnare.
Sussultarono entrambi sentendo la voce di
Yldiz che diceva:
Zia, c' qui il duca di Pengdale.
La signorina Costanza si raddrizz guardando
con aria sgomenta il sopraggiunto.
Uberto si alz con un movimento brusco, vacill
sulle deboli gambe, mentre i fogli e le
matite cadevano a terra.
Il duca s'inchin davanti alla vecchia signorina,
rivolse a Uberto un breve saluto, e
si sed sulla poltrona che Yldiz aveva avvicinata
per lui. Poi, da uomo abituato alle
pronte decisioni e alla premurosa acquiescenza
degli altri, venne subito allo scopo
della visita.
Signorina, ho riflettuto su quanto mi
esponeste, disse a Yldiz e ho trovato la
soluzione: verrete tutti e tre ad abitare un
appartamento di Deerden.
La fanciulla non pot reprimere un movimento
di stupore.
A Deerden?
S. Ho gi dato istruzioni alla Spread,
che vi sistemer lass domani stesso.
La sorpresa tolse per qualche attimo la parola
a Yldiz. La sua voce tremava quando
disse:
Vostra Grazia  troppo buono... noi non
possiamo recarvi un tale disturbo...
Che disturbo!... Io a Deerden non ci
sto quasi mai. Perci,  deciso. D'ora in poi
abiterete il maniero, e l non avrete da occuparvi
di niente, perch la Spread ha ordini
per il vostro servizio.
Per lui, la questione era chiusa. Rivolse
quindi alcune brevi domande a Uberto sui
suoi studi, dette un'occhiata ai suoi disegni
e dichiar che vi trovava delle buone promesse,
poi, dopo un breve saluto, si accomiat
dai suoi protetti.
A Yldiz strinse a lungo la mano guardandola
con compiacenza in viso, e le disse:
Mi dispiace che abbiate vissuto per tanto
tempo in questa tetra abitazione. Perch non
vi siete rivolti a me prima d'ora?
Ella rialz la testa con istintiva fierezza.
Ci siamo decisi a questo passo spinti da
un'assoluta necessit, milord, perch pensiamo
che mister Dorgan, e voi dopo di lui,
avete fatto gi molto per noi dandoci i mezzi
per vivere e per istruirci un po'. Una volta
di pi ne ringraziamo Vostra Grazia.
Sono felicissimo di esservi utile, signorina.
Inchinatosi con altera cortesia, il duca
usc.
La signorina Costanza guardava sbigottita
la nipote.
Ho capito bene? balbett. Vuole
che abitiamo a Deerden?
 S, zia.
Uberto si era lasciato ricadere sulla poltrona,
e diceva con voce rotta dall'emozione:
Non mi sarei mai aspettato una cosa simile!
Abitare Deerden! E il duca in persona
che viene a invitarci!
Devi dire piuttosto che viene a imporci
quella residenza... poich disgraziatamente
non ci lascia il diritto di rifiutare.
Uberto guard con stupore la sorella.
Rifiutare? Avresti forse l'idea di...? Ma
sei pazza, Yldiz?
Penso che l non ci sentiremo in casa
nostra, che una dimora come quella non 
appropriata alle nostre abitudini e alla nostra
condizione finanziaria. Inoltre, l ci sar
la signora Spread... e qualche volta anche il duca.
Uberto s'impensier un poco.
Il duca, s...  vero, intimidisce. Ma 
magnifico! Non  vero, zia Costanza?
La signorina Costanza congiunse le mani.
Sembrava inquieta.
Mi fa paura! Dovremo vederlo qualche
volta a Deerden?
Yldiz, pallidissima, rispose con un certo
sforzo:
Chiss!... Spero di no. In ogni modo
siamo costretti a obbedirlo andando ad abitare
lass.
Uberto, di nuovo esaltato dall'avvenimento
inatteso, esclam non senza un certo malumore:
Perch fai codesto viso? E una obbedienza
gradevole, comunque tu dica. La signora
Spread si comporter certamente in
modo diverso, ora. E se qualche volta apparir
il duca, che c' da temere, visto che 
cos ben disposto verso di noi?
Yldiz non rispose, ma rabbrivid, e in cuor
suo ripet quello che aveva detto poco prima
la signorina Costanza:
Ho paura di lui!
La signora Spread apparve a Black-House
nella mattinata del giorno dopo. Due notti
trascorse insonni le avevano procurato un
viso abbattuto e un paio di occhi gonfi che
le abluzioni di acqua calda non erano riuscite
a riportare al loro aspetto normale. Due
giorni prima il suo padrone, dopo averle manifestato
il suo malcontento, come sapeva far
lui, le aveva ordinato di porgere le sue scuse
alle signorine di Versigny per la condotta che
aveva tenuta con loro. Ella lo fece compitamente,
senza apparente malagrazia, e inform
le signore che il loro appartamento era pronto.
Potevano dunque fin dal giorno dopo salire
a Deerden. Due domestici avrebbero trasportato
la signorina Costanza sopra una poltrona,
poich non poteva arrivare a piedi fino
al castello.
Yldiz lasci Black-House trattenendo a
stento le lacrime.
Molly, che doveva essere licenziata, separandosi
dalla sua padroncina singhiozzava
amaramente. Con cuore gonfio di rimpianto
e di angoscia Yldiz si allontan dalla triste
casa nera dove tutti e tre si erano almeno
sentiti in casa loro.
L'appartamento dei Versigny, a Deerden,
si componeva di tre camere ammobiliate elegantemente
e di un salotto dove la cameriera
addetta al loro servizio serviva loro i pasti.
La signorina Costanza girava per le stanze
con una espressione impaurita di topo preso
in trappola. Uberto, estatico, si compiaceva
visibilmente di quel lusso fino ad allora ignorato.
Ma Yldiz, spaesata, provava un grande
malessere. Uscendo dalla sua laboriosa esistenza
di Black-House, quell'ozio le pesava.
Per fortuna le rimaneva la possibilit di dedicarsi a lavori di ago sotto la direzione della signora Darley, abilissima ricamatrice. Infatti, pochi giorni dopo la sua nuova sistemazione, scese a Leigham per far visita alla vecchia signora e parlare a lungo con lei.
La signora Darley, gi informata da Molly del trasloco di Yldiz, contenne il suo sgomento.
Ma quale preoccupazione l'assillava per la sorte di quella bambina senza altra protezione che una zia debole di cervello e un fratello sedicenne!
Come avrebbe sostenuto la lotta contro quell'uomo onnipotente che li aveva tutti e tre a sua discrezione?
Una volta i giovani Ebrei affrontarono impunemente le fiamme della fornace, pensava.
Far altrettanto la cara Yldiz se il Signore ascolter le nostre preghiere.
Quell'atto di fede la rasseren alquanto, mentre aiutava Yldiz a farsi una nuova regola di vita, meno penosa di prima, fisicamente, ma austera al pari di quella di BlackHouse.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Il duca era tornato a Elsdone Castle lo
stesso giorno del trasloco dei Versigny a Deerden.
Erano trascorsi otto giorni, quando un
pomeriggio la cameriera avvert la signorina
Costanza e i nipoti che Sua Grazia, arrivato
poco prima, li pregava di cenare con lui
quella sera.
Un tale invito li mise sottosopra. Il loro
semplicissimo guardaroba non comprendeva
vestiti adatti alla circostanza. Uberto, in collegio,
aveva sentito parlare di abiti da sera
che indossavano per il pranzo nelle grandi
famiglie inglesi. Era certo che un abito di
tal genere dovesse essere indispensabile per
sedersi alla tavola di un personaggio quale
il duca di Pengdale!
Dopo lunghe esitazioni fu deciso che Yldiz
avrebbe scritto al loro ospite, a nome della
zia che non poteva scrivere per i reumatismi,
per esporgli con semplicit il caso.
La risposta fu portata quasi subito da Abdallah.
Sua Grazia prega le signorine e il signor
di Versigny di non preoccuparsi circa i
loro abiti, scusati a priori.
Non rimaneva dunque che sistemare nel
miglior modo possibile quello che avevano.
La signorina Costanza riesum dalla sua valigia
un vecchio abito di seta nera al quale
la cameriera fece rapidamente qualche ritocco.
La brava signorina era molto agitata,
tutta sconvolta all'idea di ritrovarsi davanti
a quell'uomo che metteva tanta soggezione.
Yldiz, sebbene fosse profondamente inquieta,
si sforz di rassicurarla.
Zia, poich ci ha invitati vuol dire che
 ben disposto verso di noi. Non dovete dunque
lasciarvi intimidire troppo dalla sua presenza.
Oh, cara, al suo cospetto io non sapr
spiccicare due parole!
Infatti la povera signorina rimase zitta
quasi tutta la sera. Nella sala da pranzo, una
lunga stanza decorata di arazzi di Fiandra
e di pesanti mobili di quercia adorni di pezzi
di oreficeria antica, ella prese a malapena un
boccone dei succulenti piatti che le presentava
uno dei quattro valletti vestiti della livrea
dei Dorgan che facevano il servizio passando,
lievi come ombre, sui morbidi tappeti. In
quella atmosfera di sontuosit e di aristocratico
lusso, le tornavano in mente le descrizioni
dei magnifici palazzi lette in un tempo
remoto nei racconti delle fate. Guardava sbalordita
gli oggetti preziosi disposti con ordine
sulla stupenda tovaglia guarnita di trina,
sui fiori rari sparsi a lievi disegni; poi, timidamente,
alzava gli occhi sul padrone di
quegli splendori, il bel duca dai capelli fulvi
la cui sobria eleganza trovava in tutto ci la
sua cornice.
Harold. per, riduceva al minimo l'imbarazzo
della vecchia signorina perch rivolgeva
tutta la sua attenzione sulla vicina di sinistra,
interrogandola sui suoi studi letterari,
sui suoi gusti, oppure narrandole qualche episodio
dei suoi numerosi viaggi, con quello
spirito originale che dava una grande attrattiva
alla sua conversazione. Continuava a mostrarsi
amabile, ma a modo suo, cio con
alterezza. Il suo sguardo tornava senza posa
alla giovane vestita molto modestamente di
crespo grigio chiaro, pettinata in modo semplice,
con i soffici capelli ondulati che, divisi
sulla fronte e raccolti in crocchia sul collo,
le lasciavano scoperti gli orecchi piccoli e
rosei.
In quel sontuoso quadro, la bellezza di
Yldiz non perdeva niente del suo fascino.
Inoltre, per quanto la signorina di Versigny
ignorasse completamente le regole dell'etichetta,
un istinto ereditato dalle nobili razze
da cui discendeva preservava la ragazza da
ogni goffaggine in quell'ambiente pur tanto
nuovo per lei. Ella era una di quelle donne
alle quali la semplicit, l'assenza di affettazione,
danno una grazia di pi denotandone
maggiormente l'innata distinzione. Solo la
soggezione che le dava il duca, sebbene cercasse
di dominarla, le toglieva un po' di disinvoltura.
Tuttavia ascoltava l'ospite con
vivo interesse, ed egli lo leggeva nei begli occhi
sinceri e profondi. A volte un grazioso
sorriso le schiudeva la bocca cos ben disegnata
e si rifletteva nei suoi dolci occhi vellutati.
Quando si alzarono da tavola Harold li condusse
nel vestibolo, verso l'organo, per mostrare
a Yldiz come funzionava. Poi son una
fuga di Bach. La fanciulla, seduta un po' distante,
ascoltava i suoni potenti che riempivano
l'immenso vestibolo. Quell'organo era
tra i pi famosi d' Europa, e il duca era un
musicista esimio. Dalla espressione del viso
di Yldiz egli pot capire quale impressione
avesse prodotto in lei il suo modo di sonare
agile e colorito, di una eccezionale potenza
di interpretazione.
Ella disse con un timido sorriso:
Ignoravo che cosa sia la musica, prima
di aver ascoltato Vostra Grazia.
Ebbene, signorina, dovrete studiarla meglio.
Alcune lezioni di eccellenti musicisti vi
faranno riprendere il tempo perduto se, come
mi pare di capire, avete una vera disposizione
per quest'arte.
Seduto vicino a lei, convers amabilmente.
Ogni tanto rivolgeva una parola alla signorina
Costanza e a Uberto; ma presto tornava
a Yldiz, avvolgendola di un'attenzione inquietante
che faceva trepidare quell'anima fino
allora preservata come un fiore nascosto.
La settimana seguente il duca mand a
Yldiz un nuovo invito: la pregava di recarsi
nel vestibolo; desiderava sentirla sonare all'organo.
Yldiz vi and, accompagnata dalla signorina
Costanza dopo averla a fatica convinta
che non poteva assolutamente andarvi sola.
Harold salut garbatamente la vecchia signorina,
n si cur pi oltre di lei. Condusse
Yldiz all'organo, le dette dei consigli sulla
tecnica dello strumento, lod il suo tocco, la
sua espressione, che rivelava vere doti musicali.
Chino su lei, le parlava nel pi puro
francese. La sua mano agile e imperiosa dirigeva
quella della giovane quando la vedeva
indecisa sul registro da scegliere. Nel frattempo
il fulvo sguardo continuava a tenerla
in uno stato di sordo malessere.
Abdallah e il piccolo Fadi portarono un
rinfresco a cui la signorina Costanza, che
era piuttosto ghiotta, prese parte volentieri.
Fu tuttavia amareggiata, mentre gustava le
squisite pasticcerie orientali, dalla presenza
dei due molossi del duca che erano venuti ad
accucciarsi a qualche passo da lei. Quei cani
la terrorizzavano ancor pi del loro padrone.
E come se ci non bastasse, fu poi lasciata
sola con le terribili bestie, perch il duca condusse
Yldiz sulla terrazza per farle vedere
col canocchiale l'isola di Creilagh.
Quel giorno il cielo era grigio, minaccioso
di pioggia. Si alzava il vento agitando il cupo
oceano e portando fino a Deerden i forti effluvi salini.
Harold osserv:
Stanotte avremo tempesta. Se vi piace vedere il mare agitato, domattina potrete ammirarlo di qui a vostro comodo.
Le rive granitiche di Creilagh erano sbattute
dalle onde sconvolte. Yldiz guardava col
canocchiale. Il duca le indicava il faro che si
ergeva un po' distante dall'isola, dinanzi ai
pericolosi scogli, numerosi in quei paraggi.
A sinistra, signorina... non lo vedete?
No, non ancora...
Guardate... ecco... cos.
Alzando la mano, volle volgere la graziosa testa nella giusta direzione.
Yldiz si scans cos bruscamente, che poco manc non le sfuggisse di mano il canocchiale.
Harold rise ironicamente vedendola arrossire, fiera e inquieta.
Che colombella! Si direbbe che abbiate paura di me, Yldiz, degna del vostro nome!  vero?
Aveva sulle labbra un sorriso canzonatorio, ma il suo sguardo, animatissimo, quasi ansioso, cercava gli occhi in cui si rifletteva un'anima pura, luminosa e vibrante.
Ella esit, abbass per un istante le palpebre, e infine rispose, con un piccolo tremito nella voce: Un po'.
Il sorriso di Harold si addolc, il lampo
dei suoi occhi divenne pi ardente. Istintivamente
Yldiz indietreggi, colta da un brivido.
Il duca disse con un certo sarcasmo:
Vorreste proprio scappar via, mia graziosa
pupilla? Ma ora siete mia prigioniera...
oh, una prigioniera senza catene!... Spero
bens di riuscire a farvi passare la paura.
Ors, andiamo a ritrovare la signorina vostra
zia che mi pare non gradisca molto la compagnia
di Kiamil e di Siva.
La signorina Costanza, ben contenta di ritirarsi,
non osserv il visino turbato di Yldiz.
n pens di interrogarla su quanto il duca le
avesse detto sulla terrazza. E neppure pensava
a domandarsi come la gente poteva interpretare
il loro trasferimento a Deerden.
Tuttavia le lingue mormoravano in proposito.
La signora Spread e Bessie divulgavano
perfidamente voci calunniose, prendendo tutte
le precauzioni necessarie per non compromettersi.
Quelle voci giunsero presto agli orecchi
di lady Treswyll e di sir Ettore, i quali non
avevano saputo che i Versigny erano stabiliti
a Deerden. Milady e sir Ettore avevano
ora il loro appartamento al castello, e, se non
erano invitati, non andavano pi al maniero
di cui Harold si era riservato il completo dominio.
E neppure sapevano che il duca si
fosse a un tratto occupato di quei francesi.
Ma c'era poco da meravigliarsi dei suoi frequenti
capricci! Questo, era un capriccio nuovo!
Ho sentito dire che la ragazza  straordinariamente
bella, confid sir Ettore alla
nipote. Ha qualcosa di orientale per parte
di madre... Harold dovrebbe mandarla a Medjine-Park  in compagnia della misteriosa uri che vi tiene rinchiusa.
Non avete ancora potuto sapere chi , zio?...
No. E neppure mi arrischio a domandarlo ad Harold, che senza dubbio mi direbbe
in termini corretti, ma significativi, di non impacciarmi dei fatti suoi.
Che strana idea circondare di tanto mistero la presenza di una favorita a Medjine-Park!
Sir Ettore sorrise, beffardo.
Harold se la ride della nostra curiosit e di quella di tutto il paese. E fatto cos, lo sapete bene.
Ulda, alla quale la sua cameriera riport
le chiacchiere che correvano, ne fu molto turbata.
Qualche mese prima, una mattina, mentre
traversava Leigham, aveva visto Yldiz, e
quella giovane belt aveva risvegliato un'amara
invidia nella donna di trent'anni. E ora
che costei godeva delle grazie del duca, prese
a odiarla addirittura, come odiava la contessa
Doumine e tutte le donne alle quali Harold
concedeva qualche attenzione.
Talvolta veniva ora invitata a qualche ricevimento al castello di Elsdone, ma non riusciva a riconquistare il duca. Eppure, quanta abilit spiegava! Quanta cura metteva a far risaltare la sua bellezza ancora in fiore! Che abili adulazioni rivolgeva a colui che ne era sazio! Ma tutta la passione che esaltava ed esasperava la svedese, cozzava contro la sdegnosa freddezza di Harold. Con collera mista a disperazione Ulda pensava: Non mi pu pi soffrire!
...
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Capitolo 6.
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Un pomeriggio la signora Darley ricevette
la visita di Silas Dorne. Il giovane maestro
di scuola veniva talvolta a trovarla e la distraeva
con la sua conversazione intelligente,
colorita di umorismo. Quella volta, per, il
suo volto aveva una espressione che colp la vecchia signora.
Che avete, ragazzo mio?
Signora Darley, sapete le voci che corrono sul conto della signorina di Versigny?
S, purtroppo! Suor Matilde me ne parl ieri.  terribile!
S, terribile! Bisogna salvarla, e senza indugio.
Salvarla? Ma, caro Silas, che cosa possiamo fare noi? Il duca  il suo tutore... e, inoltre, la loro povert li mette in sua bala.
Cercheremo... troveremo un mezzo forse.
Ma lasciarla nel pericolo... no, no!...
La signora Darley pose la sua mano su quella del giovane e la sent ghiaccia.
L'amate, Silas?
Egli impallid e fremette.
S. Darei la mia vita per lei. Per nascita  troppo al disopra di me perch osi chiedere la sua mano; ma non posso sopportare che ella si trovi in un simile pericolo! Mi fa schiantare il cuore, signora Darley!
Si guardarono per un momento, sgomenti. Poi la signora Darley mormor: Che fare? Avete qualche idea in proposito?
No, nessuna. So bene che quei poveretti sono nelle mani del duca, e che nessuna considerazione morale potrebbe distogliere dalle sue intenzioni malvage, se le avesse, quell'uomo che non conosce freni n leggi. Basta guardarlo in viso per giudicarlo!... Eppoi la signorina Yldiz potrebbe soggiacere al suo fascino, perch si dice che abbia un grande potere sulle donne.
Yldiz  seria e assennata, e ha solidi princpi religiosi. Ho fiducia in lei. Ma ho notato che da quando si trova a Deerden ha qualcosa che la turba... non  pi la stessa.
Da quanto mi ha detto, il duca si comporta con lei in modo amabile ma compitissimo; ed  appunto questo che m'impensierisce in un uomo come lui, che tratta tutti con un'alterezza sprezzante. La signorina Costanza vive nella pi cieca fiducia... e, comunque, la poveretta non basterebbe a proteggere la nipote. Perci il duca  completamente padrone della situazione.
Che orrore!
Silas stringeva i denti.
Non si potrebbe farla fuggire?
Fuggire? E con quali mezzi? Noi siamo poveri e non potremmo assisterla. Eppoi non vorrebbe abbandonare il fratello e la zia alla collera di Sua Grazia. Inoltre, il duca la farebbe inseguire e riprendere... lui che ha tutto: ricchezza e potenza!
Silas mand un grido di rivolta.
Dunque dovremo vederla perduta?
No, ci non sar, amico mio. Dio  con lei, e non cadr, ne ho l'intima convizione. Noi tutti, che vogliamo bene a quella bambina, la raccomandiamo ogni giorno al Signore.
E io Lo pregher anche per voi, caro Silas, acciocch la pace vi scenda nel cuore.
Egli port al viso le mani e nascondendo le lacrime disse cupamente: Non la dimenticher mai.
Quello stesso giorno, nel pomeriggio, Yldiz usc di casa e scese la scalinata di granito
che conduceva al vestibolo. Nel passare rapidamente per arrivare alla porta che dava
sulla terrazza non vide Fadi seduto all'orientale sopra una pelle di fiera, n il duca
di Pengdale che era sulla soglia dello studio e che la segu con lo sguardo.
Ignorando che quel giorno egli si trovava a Deerden, si avviava senza timore verso i giardini frequentati soltanto dai giardinieri.
Sul secondo ripiano Uberto, sdraiato in una poltrona, profittava del sole che era apparso quel giorno dopo una settimana grigia. Di l a poco sarebbe tornato a casa per far merenda.
Yldiz gli rivolse passando qualche parola, poi continu a scendere fino al terzo ripiano.
In fondo al viale di carpini si apriva uno
spiazzo da cui la vista si estendeva sulle
lande fino a Medjine-Park. Pi di una volta
Yldiz era andata a lavorare l, nel silenzio
che niente turbava.
Quel giorno sedette sul muricciolo a picco
di un borro dove correva un torrente, secco
in quella stagione perch alimentato dalle acque
piovane.
Non aveva portato lavoro. Fin dalla mattina
le doleva la testa; ma pi che altro aveva
il cuore angustiato, come oppresso da una
minaccia misteriosa che ella sentiva intorno
a s e che le pareva confermata dall'inquietudine
mal simulata della signorina Darley
e di suor Matilde quando parlava con loro
dei suoi colloqui col duca.
Era angustiata, s; ma sentiva anche qualcosa
di strano, di indefinibile che le penetrava
nell'anima quando s'intratteneva col
duca, e che rimaneva in lei anche quando era
lontana dal fascino imperioso dei suoi occhi,
di cui le era risparmiata la fredda, schiacciante
durezza.
Seduta sul muricciolo, guardava distrattamente
la cupa massa di verde che era il parco
del palazzo saraceno. Quel palazzo aveva un
tempo dominata l'immaginazione infantile di
Yldiz e di Uberto. La bella Medina ispirava
loro grande compassione, e Riccardo Dorgan,
ai loro occhi, non era altro che una specie
di feroce tiranno, di spietato Barbabl. Tale
impressione era rimasta assai viva in Yldiz
che non poteva guardare senza una certa malinconia
il misterioso Medjine-Park. In quegli
ultimi mesi aveva sentito dire che il palazzo
arabo era di nuovo abitato; ma, poco
curiosa, e anche molto assorta dalla sua vita
attiva, non aveva prestato a quella notizia
che una vaga attenzione.
Il volo che un uccello spicc dal fogliame
del viale le fece volgere la testa. Arross subitamente
e il suo cuore acceler i battiti.
Il duca era fermo a pochi passi da lei.
A braccia incrociate, stava guardandola, col
suo solito sorriso enigmatico sulle labbra.
Le si avvicin con la mano tesa.
Siete in contemplazione di Medjine-Park?
Quella dimora attira forse la mezza
orientale che siete?
No, affatto. Anzi, ho sempre compianto
la povera Medina che, si dice, mor di dolore.
Oh, di dolore poi!... Ci non  affatto
provato. La clausura  abituale per le donne
orientali, non ne soffrono come potrebbe accadere
a una occidentale. Chiss! Forse voi
potreste abituarvi presto a quella esistenza.
Ho molta voglia di provare portandovi laggi,
Yldiz, bella stella d' Oriente.
Si chin su lei sempre sorridendo, con gli
occhi accesi di fulvi bagliori.
Un gran brivido percorse Yldiz. Impallid,
e il suo volto sbiancato espresse uno spavento
misto a dolore.
Istintivamente indietreggi con mossa brusca
sullo stretto muricciolo. Harold fece appena
in tempo a cingerla con braccio vigoroso
per impedirle di precipitare nel profondo
borro cosparso di rocce.
Che bimba imprudente! Vi proibisco di
sedervi l d'ora innanzi!
La voce imperiosa era leggermente fremente
e le labbra non sorridevano pi.
Yldiz si alz, con le gambe tremanti, e
volle scostarsi da lui. Ma Harold la trattenne,
avvicinandola a s con forza.
Che furia di scapparmi! Avete dunque
tanto terrore di me? Per sfuggirmi avete rischiato
di fracassarvi su quelle rocce.
La pallida bocca di lei mormor:
Sarebbe meglio...
Non termin la frase, ma Harold lesse il
pensiero di Yldiz in quei begli occhi che rispecchiavano
lo squisito terrore di una fierezza
verginale.
Disse con leggera ironia:
Siete una fanciulla eroica, signorina di
Versigny. Eppure, nonostante lo spavento che
vi ispiro, non esiste in me alcun desiderio
malevolo a vostro danno; anzi, mi propongo
di farvi duchessa di Pengdale.
Duchessa di Pengdale?
Lo guard con stupore. Certo, aveva capito
male...
Ma Harold ripet con lo stesso tono imperioso:
S, l'ho detto: duchessa di Pengdale;
mia moglie. Mi piacete, Yldiz. Siete una meravigliosa
piccola colomba che voglio tenere
con me.
Ella si scost dolcemente, e questa volta,
il duca lasci ricadere il braccio col quale
l'avvinceva.
Il sangue afflu di nuovo al viso impallidito.
Sotto la violenza della sorpresa Yldiz
non trovava parole. Tremava un poco, e il
suo sguardo smarrito sembrava dire:
Ma perch?... Perch?...
Che strana bambina!
Lui rideva in modo sardonico, ma la guardava
con compiacenza, con una specie di tenerezza
in quei suoi occhi alteri.
Via, non mi guardate come se fossi il
lupo che sta per sbranarvi. So che godo
fama di uomo tremendo. Ma non ho alcuna
intenzione di rendervi infelice. Dunque, eccoci
fidanzati. Domani informer di questo
avvenimento mia madre e mio zio.
Ma... ma non  possibile...
Le parole uscivano con difficolt dalle labbra
di Yldiz.
Come, non  possibile?
Harold corrug le sopracciglia e la sua voce
divenne dura.
No, milord... non so come dirvi...
prima di tutto, sono troppo giovane...
Questa obiezione non regge. Qui le ragazze
diciottenni sposano frequentemente, e
nei paesi di vostra madre sposano molto prima.
Se non trovate altro ostacolo alla nostra
unione...
Sono vissuta nella solitudine, non conosco
le usanze del gran mondo...
Oh, non ne parliamo! Se vi ho scelta,
 segno che vi giudico degna di occupare il
posto che vi spetter diventando mia moglie.
So quello che faccio, Yldiz; non sono di quei
farfallini che s'invaghiscono di una donna
per pentirsene qualche mese dopo.
L'accento altero della risposta impression
penosamente Yldiz. Tuttavia replic ancora
con coraggio, avendo ripreso un po' di fiato:
C' anche un'altra cosa, milord. So che
avete rinunziato alla religione cattolica per
prendere quella maomettana.
Ah,  questo che vi disturba? S, adottai
per qualche anno, i costumi mussulmani,
compresi certi riti pubblici, indispensabili
per il mio rango. Che dal vostro punto di
vista abbia avuto torto, non lo discuto. Ma
io sono un miscredente. Ci nonostante, cattolico
per battesimo e per tradizione di famiglia,
non ho mai avuto intenzione di rinnegare
la religione che fu quella di tutta la
mia stirpe. E poich ho rinunziato alla dignit
che avevo ereditata da mio zio, l'emiro
Abd-el-Malari, sono pronto a mettermi in regola
con le Autorit ecclesiastiche. In quanto
a mia moglie, sar libera di praticare la sua
religione in ci che  essenziale. Eccovi dunque
rassicurata. Ora vi lascio. Vado ad annunziare
a vostra zia e a vostro fratello il nostro
fidanzamento. Arrivederci a domani.
Prese la mano di Yldiz e la sent gelida.
Con un sorrisetto ironico, guard il volto
sconvolto della fanciulla.
Siete troppo sensibile. Non abbiate tanta
paura; non sar un padrone terribile.
Si chin e baci le dita tremanti. Poi si
allontan, altero, di passo fermo e deciso,
seguito dagli occhi di Yldiz che stentava a
credere a quella cosa inaudita: il duca di
Pengdale l'aveva chiesta in sposa, o piuttosto,
le aveva imposto di sposarlo.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Era infatti cos. Non c'era da discutere,
da chiedere tempo per riflettere, da pensare
a un rifiuto. Egli aveva detto: Sarete la
duchessa di Pengdale. Eccoci fidanzati!,
come se il parere di Yldiz per lui non esistesse.
Con la massima disinvoltura la considerava
un essere di cui poteva disporre a
volont.
E il rifiuto appariva impossibile, poich
Yldiz dipendeva da lui.
Tale fu l'opinione della signora Darley,
che la fanciulla and a trovare il giorno dopo
per comunicarle l'inverosimile notizia.
Impossibile!... Impossibile!... Bambina
mia, bench il partito sia splendido, non avrei
mai desiderato per te un simile matrimonio...
perch il duca ... tanto diverso da te sotto
molti aspetti. Ma non vedo il mezzo per impedire
questo matrimonio. Che dicono tua zia
e Uberto?
La zia  sbalordita, e non fa che ripetere:
Mia piccola Yldiz, sarai felice?; mio
fratello  estasiato; lui non vede che il lato
brillante di questa unione. Non pensa a quello
che c' di inquietante nel duca, a quello che
la gente dice del suo carattere, alla sua mancanza
di fede; non si domanda che cosa penso,
che cosa sento io...
Yldiz era seduta di faccia alla sua vecchia
amica, nella grande camera le cui pareti scure
erano tutte scalcinate.
Un vecchio armadio di quercia, un letto
di ferro e una tavola massiccia ne componevano
tutto il mobilio.
In una gabbia saltellavano due storni. Un
gatto dormiva sulle ginocchia della signora
Darley.
Questa guardava con compassione il volto
sconvolto della fanciulla. Yldiz ripeteva con
accento di ribellione:
No, nessuno si domanda che cosa sento
io, che cosa penso...
Poverina!... Ma come potresti rifiutare?
Non posso, lo so, non posso! Se lo aveste
sentito, signora Darley... se aveste visto
con che aria diceva...
Rabbrivid. A un tratto si sent sgomenta,
perse tutto il suo coraggio, la sua speranza
nell'aiuto divino.
Ho paura di lui. Eppure  stato molto
buono con noi tutti! Non possiamo che essergli
riconoscenti e grati...
Certo. E con te si  comportato meglio
di quanto avessi creduto. Se ti sposa, 
segno che ti stima e non vorr davvero renderti
infelice!
Con che tono poco convinto pronunziava
quelle parole la povera signora Darley!
Me lo ha detto, infatti. Ma noi due siamo
tanto differenti! Lui  autoritario, ironico,
talvolta duro...
Cara piccina, se hai paura di lui, rifiutalo... digli...
Yldiz scosse la testa.
Sapete bene che  impossibile. Siamo
tutti e tre in mano sua. Solo Dio potrebbe
far sorgere un ostacolo a questo matrimonio.
Se nonostante tutto Egli lo permette,  segno
che sar a fin di bene. Voglio dunque
assuefarmi a questa idea... ed essere pi coraggiosa.
Cercava di sorridere ma le tremavano le labbra.
Brava, cos va bene, bambina mia! Eppoi,
potrai assistere e consolare i diseredati,
potrai essere di esempio conducendo vita cristiana
in mezzo al bel mondo... e sarai, felice,
mia piccola cara!
Quando Yldiz lasci la vecchia signora si
sentiva sollevata. Nel loro colloquio, nessuna
delle due aveva menomamente pensato ai vantaggi
materiali di un tale matrimonio; avevano
considerato soltanto il lato morale del
fidanzato. La signora Darley, per, dotata di
un certo intuito, aveva notato che in Yldiz,
oltre il timore che provava per quelle inaspettate
nozze, vi era anche la trepida commozione
di un cuore innamorato, stretto nelle
maglie del fatale fascino del duca.
In quanto a inorgoglirsi di essere stata
scelta, lei, il piccolo fiore di Black-House, non
ci pensava nemmeno. Anzi, stupiva che quel
gran signore l'avesse scelta tra tante giovani
molto pi brillanti di lei e di grado sociale
pi elevato. Di amore poi ella non sapeva
ancor nulla, perch era penetrato nel suo
cuore di soppiatto, e per il momento non le
procurava nessun piacere, nel conflitto delle
sensazioni che la turbavano.
Mentre tornava da Leigham dopo il colloquio
con la signora Darley, incontr un cavaliere.
In quel vecchio asciutto e di fiero
portamento, riconobbe sir Ettore Dorgan.
Qualche anno prima lo aveva incontrato durante
una passeggiata con la suora portinaia
di San Jude, che le aveva detto chi era, e
aveva soggiunto:
 un pagano.
Sir Ettore le rivolse passando una occhiata
penetrante e un po' insolente. Sgradevolmente
impressionata, ella distolse gli occhi
da quel viso sardonico pensando:
 suo zio. Che faccia antipatica! Che
dir quando sapr che il duca mi sposa?
Che dir lady Treswyll? Come mi accoglieranno?
Frattanto sir Ettore pensava:
Ecco senza dubbio la pupilla di Harold!
Eh, eh!  belloccia, la piccina! Belloccia
davvero! Ha sempre buon gusto mio nipote.
Giovanina, assennatina, modesta. L'agnello
e la belva. Divertente.
E il cinico vecchio fece una risata sardonica.
Nei pressi di Deerden la fanciulla incontr
Bessie Spread, tutta agghindata, vestita con
ricercatezza. Costei le rivolse una cupa occhiata
e sogghign mentre le passava accanto.
Yldiz, assorta nei suoi pensieri, non bad
a quella malevolenza che di solito le era molto
penosa. Forse sent che la fidanzata del duca
di Pengdale prendeva da quel giorno una
strepitosa rivincita su quelle due donne, madre
e figlia, che la detestavano.
Nel grande cortile sabbioso che precedeva
il maniero, arrivava Harold a cavallo nel momento
stesso in cui Yldiz stava per salire i
primi scalini della gradinata. Egli balz a
terra, gett le briglie al servitore subito accorso
e si avanz verso la fanciulla che si era fermata.
Sei uscita cos presto?
Prendeva intanto la mano che non osava
alzarsi verso di lui.
Di dove vieni?
Da Leigham, milord.
Saliamo. Staremo un po' insieme.
Sal accanto a lei la scala di granito. Nel
vestibolo il piccolo Fadi era coricato sopra
una pelle di tigre. Visto il padrone, gli and
incontro con premura. Il duca, passando, gli
lanci il frustino, ch'egli afferr a volo per
portarlo al piano superiore.
Harold condusse la giovane in fondo al vestibolo,
non lontano dall'organo, in un cantuccio
arredato con legni mirabilmente lavorati
da fini scultori, sontuosi broccati, fini
oreficerie, avori, smalti, tutti capolavori di
altri tempi.
Il duca invit Yldiz ad accomodarsi in una
larga poltrona la cui spalliera di quercia portava
le armi dei Dorgan: una testa di leone
affiancata di spade. Sedutosi poi vicino a lei,
le domand sorridendo:
Ebbene, l'emozione  passata?
Oh, no, non ancora!
Ti abituerai a questa idea. Non sar poi
terrificante diventare una delle pi grandi
dame d' Europa, circondata da tutte le soddisfazioni
di lusso e di amor proprio che pu
sognare la pi ambiziosa delle donne!
Ella replic con vivacit:
Io non ho mai sognato tutto questo.
Harold scrutava il bel volto espressivo in
cui si rivelava una incantevole semplicit.
S, credo che l'ambizione ti sia estranea.
Sognavi tutt'al pi un posto d'istitutrice,
mi dicesti.
Il duca guardava con palese compiacimento
il rossore che le saliva al viso.
Era un sogno modesto. Ma eri destinata
ad altro. Quanto poi all'amore...
Chinandosi fino a sfiorare con la fronte i
capelli dai cupi riflessi d'oro, Harold termin
con un tono carezzevole ma non scevro di
una certa ironia:
Per ora, non parliamo, poich questa
bimbettina ne ignora ancora il senso arcano...
e mi piace cos.
E poich ella taceva, con la gola serrata,
scossa da un piccolo tremito, egli disse, imperioso:
Guardami.
Ella obbed. Tutta fremente sostenne quello
sguardo: uno sguardo da padrone, ma tuttavia
carezzevole.
Sembri un agnello in bala del lupo.
Rassicurati: il lupo ti terr bene, perch sei
incantevole.
Le prese una mano e vi appoggi le labbra.
A quel caldo contatto ella rabbrivid,
ma non os ritirare le dita trattenute da
quelle del fidanzato che s'imponeva a lei
senza discussione, giudicando evidentemente
che una povera Yldiz di Versigny non poteva
che sentirsi felice e onorata di essere stata
scelta da lui.
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Nel suo studio di Elsdone Castle, dove la
fresca aria autunnale entrava liberamente
dalle tre porte a vetri spalancate, Harold
finiva di scorrere la sua corrispondenza.
Edoardo Jones, suo segretario, gli presentava
le lettere aperte che egli scorreva rapidamente,
dettando poi con poche ma chiare parole
la risposta da dare. Le lettere di sollecitazione,
sempre numerosissime, non venivano
neppure lette, ma buttate nel fuoco.
Quel giorno, in una busta col timbro di
Sumas, la sua residenza di Arabia, l'emiro
Abd-el-Rhamon aveva ricevuto, da un suo
vecchio intendente al quale aveva affidato la
cura del suo palazzo, una lettera in cui gli
annunziava la morte di Kadigia, figlia di suo
zio Abd-el-Malari.
 morta dal dolore di non rivederti pi,
signore, aveva aggiunto.
Niente rivelava in Harold la minima emozione
mentre leggeva quella breve missiva. Le
donne non erano state per lui che oggetto di
piacere; non aveva provato affetto per nessuna.
E neppure risparmiava loro le dimostrazioni
di indifferenza e di sprezzo quando
cessavano di piacergli. Cos era accaduto anche
a Kadigia. E lei ne era morta di dolore,
a prestar fede allo scritto del vecchio intendente.
Questo pensiero non risvegliava in Harold
alcun rimorso. La scuola dello zio aveva dato
buoni frutti, dei quali per anche sir Ettore
stesso e lady Treswyll provavano gli effetti,
perch il loro rispettivo nipote e figlio si comportava
con loro in modo freddo e indifferente.
Terminato lo spoglio della posta, Harold
conged il segretario, e stava riponendo alcuni
fogli, quando apparve Abdallah, il quale,
profondamente inchinato, attese la breve domanda.
Che cosa vuoi?
Signore, Sitarak domanda se vuoi permettere a Fadi di farle una visita.
Con tono duro Harold rispose: No, non lo permetto.
Ella ha anche detto: Dirai al mio signore di non dimenticarmi.
Egli aggrott le sopracciglia, e con voce pi dura replic, altero e sprezzante:
Da quando in qua la schiava si permette d'invocare, invece di aspettare in silenzio, il beneplacito del padrone?
Abdallah s'inchin ancor pi profondamente.
Riporter a Sitarak le tue stesse parole, signore.
Quando il servitore fu sparito Harold si alz. Aveva la fronte corrugata. Stette un momento sopra pensiero, poi alz le spalle mormorando: La rimander laggi.
Un istante dopo si diresse verso l'appartamento della madre dove aveva dato appuntamento
anche a sir Ettore. Nella grande galleria del primo piano Ulda era seduta davanti
a un cavalletto. Qualche giorno prima aveva chiesto al duca il permesso di copiare
un quadro di Rubens che era stato acquistato di recente. Cercava con ci l'occasione
di trovarsi qualche volta sul passaggio di colui che occupava tutti i suoi pensieri, poich
l'appartamento di Harold aveva una uscita su quella galleria. Egli le aveva risposto:
Fate pure, con una certa aria che faceva capire che non gli sfuggiva il recondito scopo.
Con un sussulto di gioia Ulda lo vide quel giorno fermarsi vicino a lei, lo ud lodare il suo tocco, suggerire qualche correzione.
S, credo che riuscirete a fare una buona copia. E potrete farne anche altre, se vorrete.
Questa Madonnina del Murillo, per esempio.
Vi piace?
Lady Brasleigh scosse la testa.
Non molto. Ha un'espressione difficile
a rendersi, con quell'aria di candore, di distacco
dalla materia...
Vi piace forse di pi questa bella donna
carnosa e terrena?
Il duca accennava un ritratto di ricca borghese
fiamminga, del Rubens, e soggiunse:
A me no. Il mistero di questa delicata
figura, bimba e donna a un tempo,  molto
pi attraente. Un poeta ha detto bene:
I gigli sono bianchi,
i gigli sono puri,
ma i gigli sono conturbanti.
Lady Brasleigh disse con vivacit:
Riconosco che questo Murillo  incantevole.
E credo di rendergli omaggio se non
oso riprodurlo.
Suppongo piuttosto che non lo comprendiate.
Perch anche a me prima non piaceva.
Ora lo apprezzo, avendo un punto di
paragone. Buona sera, lady Brasleigh. Continuate
a vostro agio il lavoro. Qui non verranno
facilmente a disturbarvi.
Harold si allontan, seguito dallo sguardo
appassionato di Ulda.
Nel salotto di lady Treswyll, sir Ettore e
la nipote aspettavano con impaziente curiosit
di sapere il motivo del convegno dato loro
da Harold.
Erano certi che egli avrebbe comunicato
loro il suo fidanzamento. Ma chi era la promessa
sposa? Forse la bella contessa Doumine?
Ne dubito! rispondeva sir Ettore a
questa supposizione di lady Treswyll. La
Doumine  stata un capriccio passeggero.
Non credo affatto che pensi a sposarla. Eppoi,
sebbene sia di antica e nobile famiglia,
ed erede di un grande patrimonio, Harold
pu pretendere molto di pi.
Fin dalle prime parole del duca la madre
e lo zio seppero che avevano indovinato; Harold
annunziava loro il suo fidanzamento...
ma quando pronunzi il nome di Yldiz di Versigny,
vi fu un silenzio pieno di stupore. Poi
sir Ettore esclam:
Non ho capito male? La signorina di
Versigny?... Quella fanciulla di cui sei il tutore?
Per l'appunto!
Lady Treswyll, che per la sorpresa si era
sentita salire il sangue alla testa, riusc finalmente
a dire, con voce strozzata:
Ma... ma...  sbalorditivo!
Harold ribatt con calma:
Perch?
Quella ragazza  una sconosciuta, povera,
inferiore a te per nascita e per educazione.
Credi dunque che possa unirmi a una
donna che mi  inferiore?
Lady Treswyll abbass gli occhi sotto lo
sguardo altero di quel suo figliuolo.
Volevo dire... inferiore... per usanze
mondane, diversa da te sotto certi punti di
vista.
Ci non ha importanza.  di razza nobile,
ha tutti gli istinti della patrizia. Col
tempo, non vi sar grande dama che potr
starle a pari. In quanto alla questione finanziaria,
per me non ha alcuna importanza.
Riassumendo, Yldiz di Versigny, oltre che
per la sua straordinaria bellezza,  ben degna,
anche per nascita, d'imparentarsi con
un duca di Pengdale.
Sir Ettore, che era rimasto perplesso, riprese
fiato per obiettare:
Mio caro, speravamo che tu facessi un
matrimonio pi brillante. Potevi aspirare a
tutto...
Che cosa intendi per matrimonio brillante,
trattandosi di me? Non c' sovrano in
Europa che sia mio pari sul punto della
stirpe, lo so. Ma queste sono considerazioni
oziose. Ho scelto la signorina di Versigny
perch mi piace, ecco tutto.
Sir Ettore abbozz un sorriso forzato.
Ragione dominante, infatti! Riconosco
che, fisicamente, la giovane  ben dotata.
La conosci?
Credo di averla incontrata stamani. Una
ragazza molto giovane, con grandi occhi da
orientale...
S,  Yldiz. Non c' donna che possa
essere confusa con lei.
Lady Treswyll chiese:
Che et ha?
Diciotto anni.  timida, riservata, ma ha
una bella intelligenza ed  gi assai istruita.
Ve la presenter uno di questi giorni quando
avr rifornito il suo guardaroba.
Sar ben lieta di conoscerla. Ma ci hai
sorpresi in tal modo, mio caro Harold!...
Sono sempre stato un po' bislacco, lo
so, madre mia, e tale rester sino alla fine dei
miei giorni. A pi tardi. Vado a fare un po' di
musica con la contessa Doumine, prima di
cena.
Appena la porta fu richiusa dietro al nipote,
sir Ettore, si alz e cammin concitato
per il salotto. La collera gli contraeva lo
scarno viso, e le labbra pallide borbottavano:
Eh, s, bislacco  davvero! Che uscita!
Sposare quella piccina! E inaudito... inaudito!
Lady Treswyll, con le guance infocate, ripeteva:
Inaudito! Se non si trattasse di lui, si
direbbe che  pazzo. Quella ragazza l'ha dunque
stregato?
Sir Ettore fece una spallucciata.
Credi che Harold si lasci stregare? No,
no,  troppo padrone di s, troppo virile per
cedere a certe sciocchezze. Ma io dico: chi gli
impediva di soddisfare un altro capriccio?
Ma sposarla... diamine, quella piccola di
Versigny!... Ebbene, Jane, questa  semplicemente una sfida!
Una sfida?
Sir Ettore, che si era fermato davanti alla nipote, incroci le braccia.
Lui sa quante ambizioni, speranze, quanti amori e quanti desideri si agitavano intorno
a lui tra donne degne di essere scelte, tra persone ragguardevoli che avrebbero voluto
dare le loro figliuole al duca di Pengdale.
Ebbene, lui si compiace a deludere tutti costoro, a infrangere tutti i loro sogni, sposando
quella sconosciuta la cui bellezza susciter altres gelosie feroci. Gli piace sconcertarci tutti, sbalordirci...
Ah! C' riuscito!
Lady Treswyll sospir carezzando con mano nervosa il cagnolino tornato a rannicchiarsi
sulle sue ginocchia appena Harold, di cui aveva un folle terrore, era uscito dalla stanza.
Sir Ettore, lasciandosi cadere sopra una poltrona, proseguiva:
In tutto ci, scorgo anche l'appagamento di uno scettico, di un dilettante che vuol trovare
un nuovo piacere nella formazione di una mentalit ancora quasi infantile. Dal visino
che ho intravisto stamani, ho intuito che quella bella Yldiz dev'essere di una freschezza
e di una ingenuit a lui finora sconosciute.
Un sogghigno sottoline la frase.
 possibile, convenne lady Treswyll.
Quella fanciulla sar la effettuazione di un sogno. Ma c' il pericolo che Harold glielo faccia pagare caro, poich per lui i legami del matrimonio hanno poca importanza.
Nel tono di lady Treswyll tremava un po' di piet.
Quanto a ci, pu aspettarselo. Ci penser lui" a farle capire quanto valga una donna ai suoi occhi.
Un perfido sorriso sollev le labbra del vecchio.
La decisione di Harold lo aveva deluso, contrariato immensamente. Aveva sognato per
il suo pronipote, che era il suo solo idolo, un matrimonio ben diverso da quello. Tuttavia
non avrebbe osato rivolgergli il minimo biasimo, perch finanziariamente dipendeva da
lui, avendo suo fratello lasciato in eredit tutti i suoi beni a Harold, con l'impegno
di provvedere ai bisogni del prodigo zio. Riversava perci tutta la sua collera e il suo
rancore sulla giovinetta innocente, e si compiaceva all'idea delle pene e dei duri disinganni che le riserbava questa unione.
Beffardamente, soggiunse: Avr tuttavia dei bravi compensi: uno
sposo di cui sar follemente innamorata, far
parte del pi alto ceto, godr tutte le soddisfazioni
del lusso e dell'amor proprio... che
vuole di pi?
Infatti, sar felice... purch non abbia
un cuore sensibile n un'anima fiera, perch
Harold l'annienterebbe.
Sir Ettore guard con curiosit la nipote.
Forse la compiangi?
S, la compiango. Da quanto capisco, 
ancora quasi una bambina, e conoscendo il
carattere di Harold, la vita che ha condotto
finora,  doloroso che...
Sir Ettore la interruppe con sarcasmo:
In verit, Jane, sarai un'ottima suocera!
Non lo avrei mai creduto, perch ti
giudicavo piuttosto egoista.
Punta sul vivo, lady Treswyll ribatt:
Grazie della tua opinione, caro zio...
 vero che non mi commuovo facilmente;
tuttavia sono capace di provare una certa
piet per quella povera ragazza.
Padronissima, cara! Io, invece, me ne
rido. Harold ne ha fatte soffrire tante altre,
e questa non sar l'ultima. E adesso ti lascio.
Lord Fraig mi aspetta al golf. Forse
Harold verr a raggiungerci con la bella Doumine.
Gli piacciono i contrasti. N potrebbe
desiderarne uno pi evidente di quello che
esiste tra la giovane Yldiz e la stupenda Tatiana
dalla fronte orgogliosa. La nostra belva
sa dare variet ai suoi svaghi!
Col suo riso cattivo, sir Ettore usc dalla stanza lasciando lady Jane sognante, mentre accarezzava distrattamente il cagnolino che era sdraiato sulle sue ginocchia.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
La sorprendente notizia si diffuse il giorno
dopo a Elsdone Castle e nei dintorni, e suscit
un vero stupore. La signora Spread ebbe
un attacco di bile, e Bessie poco manc non
soffocasse dalla rabbia. Le belle invitate del
castello presero subito in odio quella sconosciuta;
ma la collera suscitata dall'annunzio
di quel fidanzamento raggiunse il parossismo
nella contessa Doumine e in lady Brasleigh.
La prima aveva sperato che il duca si decidesse
a sposarla; la seconda continuava a illudersi
di riuscire un bel giorno a riconquistarlo.
Una ragazza povera, sconosciuta, le
precipitava entrambe dall'alto dei loro sogni.
Due giorni dopo il fidanzamento, un'automobile
port Yldiz e sua zia a Norcester, accompagnate
dalla signora Spread. Questa
aveva avuto dal padrone l'ordine di condurre
le due signore dalle sarte migliori per provvederle
di quanto occorreva loro per l'occasione.
Ma Harold aveva detto alla fidanzata:
Scegli secondo il tuo gusto; non ti lasciar
consigliare dalla Spread, perch voglio
conoscere il tuo gusto personale.
Per gli acquisti necessari aveva mandato
alla signorina Costanza un portafogli ben
gonfio. La brava signorina viveva da quarantotto
ore in un perpetuo stordimento. Uberto
si eccit tanto, che gli torn la febbre.
Ma  febbre buona, diceva lui  febbre
di gioia!
Gioia! Non navigava certo nella gioia l'anima
inquieta di Yldiz! Le pareva di essere
sotto l'incubo di un sogno sconcertante da
cui si sarebbe presto svegliata. Quella Yldiz
di Versigny fidanzata al duca di Pengdale
era certamente un'altra, e non lei.
Ma quando Harold era l doveva pur convincersi
della realt. Egli veniva a Deerden
ogni giorno nel pomeriggio, e Yldiz lo raggiungeva
nel vestibolo. Sonavano insieme,
parlavano, prendevano il t. Yldiz avrebbe
gustato quella conversazione originale, ricca
di vaste cognizioni; ma lo sguardo che Harold
fissava su lei, il suo sorriso enigmatico
che spesso diventava ironico, la tenevano in
uno stato di disagio che le faceva desiderare
il momento in cui se ne sarebbe andato.
Harold non aveva affatto l'aspetto n i
modi di un fidanzato innamorato. Trattava
Yldiz come una bimbetta, con una specie di
condiscendenza canzonatoria, divertendosi a
vederla trasalire quando le baciava la bella
mano su cui brillava il magnifico smeraldo
del fidanzamento. Talvolta dei vividi bagliori
verdi passavano negli occhi dominatori e la
voce dal tono imperioso prendeva intonazioni
carezzevoli.
Harold aveva deciso che due mesi di fidanzamento
sarebbero stati sufficienti per preparare
il corredo della futura duchessa. Ella
non ebbe su ci voce in capitolo. Un giorno
le si present a Deerden una donna di mezza
et, dall'aspetto carino e simpatico, elegante,
vestita sobriamente di nero. Era Sara Blown,
gi prima cameriera personale di una parente
di lady Treswyll deceduta l'anno prima.
Il duca di Pengdale l'aveva assunta per
il futuro servizio di Yldiz e, in attesa, le affidava
la cura di fare eseguire tutto il corredo
nelle prime case di Londra e Parigi.
La Blown era atta ad assolvere tale incarico.
Per venti anni aveva servito una delle
grandi dame pi eleganti d'Inghilterra; era
intelligente e dotata di buon gusto. Inoltre,
per educazione era molto al disopra del livello
della sua classe. Il duca non poteva
scegliere meglio per dare alla promessa sposa
inesperta una guida sicura che l'avrebbe iniziata
alle raffinatezze dell'eleganza.
Yldiz e la Blown si piacquero reciprocamente
fin dal primo incontro, che fu per
breve poich si trattava soltanto di mettersi
d'accordo circa il genere di abbigliamento
da scegliere perch fosse intonato al tipo
della fanciulla.
La Blown, tornata a Elsdone Castle, and
a trovare il fratello, che era il primo cameriere
personale del duca.
Oh, Teddy, gli disse se tu vedessi
com' carina la promessa sposa del duca!
Ha lo sguardo angelico! E mai possibile che
quella bimba diventi la moglie di Sua Grazia?
Mi fa pena a pensarci!
Quello stesso giorno, vestite degli abiti venuti
cos rapidamente da Norcester, la signorina
Costanza e Yldiz si recarono a Elsdone
Castle in una delle automobili ducali, per
essere presentate a lady Treswyll e a sir Ettore.
Harold le aspettava nel vestibolo. La
sua occhiata approvatrice avvolse la fanciulla.
La elegante semplicit del vestito bianco
e del grazioso cappellino metteva in risalto
la bellezza delicata e la fine distinzione di
Yldiz. Il duca le sorrise. Ella arross.
Sei incantevole, le disse. Vedo con
piacere che hai buon gusto. Ci non mi meraviglia
in una donna di nobile stirpe come
te.
Egli condusse la signorina di Versigny dalla
galleria di marmo fino al salotto dove aspettavano
la madre e lo zio. Yldiz, abbagliata
e sgomenta dagli splendori che la circondavano,
camminava come in sogno, a fianco del
fidanzato, seguita a fatica dalla signorina Costanza,
il cui abito di faille nero frusciava
sulle lastre di marmo. La fanciulla pensava
con ansiet:
Come sar lady Treswyll? Come mi accoglier?
L'accoglienza fu amabile, poich sotto gli
occhi del figlio, lady Treswyll non avrebbe
osato fare altrimenti. Ma effettivamente, dopo
un primo moto d'invidia di fronte alla fresca
bellezza della giovane, fu quasi commossa
dalla candida semplicit della futura sposa
di Harold.
Sir Ettore invece non provava niente di
simile; anzi, la sua ostilit verso la ragazza
aumentava. La sua anima tenebrosa detest
subito la purezza che rispecchiava quel volto
verginale. Ma seppe simulare e dimostr alla
fidanzata del nipote il debito riguardo.
Yldiz giudic la signora di Treswyll piuttosto
simpatica, pur senza provare verso di
lei una grande attrazione. Ma l'avversione
ispiratale a prima vista da sir Ettore rasentava
la repulsione. Il suo animo eletto intuiva
la perversit di quella coscienza torbida
che, impastata nel vizio, godeva ad assistere
alla corruzione altrui.
Quando Harold torn in sala dopo aver
accompagnato Yldiz e la signorina Costanza
fino alla macchina, lady Treswyll gli fece sinceramente
i suoi rallegramenti per la scelta
della fidanzata.
   proprio bella. Ha una distinzione e
una grazia non comuni. Ma come sembra giovane!...
quasi una bambina, soprattutto con
quella pettinatura!
Mi piace che continui a pettinarsi cos
fino al giorno del matrimonio.
Sir Ettore disse, sogghignando:
Vuoi una scolaretta, tutta compunzione,
eh? Ma con te, caro mio, si manterr tale per
poco tempo.
 probabile, infatti.
Il sorriso ironico che accompagn la replica
piacque molto al vecchio, che si ritir stropicciandosi
le mani e pensando:
S, s, la graziosa bimbetta ceder alle
voglie e ai capricci di un padrone che sapr
farsi obbedire, e che le insegner che il cuore,
la coscienza, la dignit di una donna, sono
solo parole prive di senso.
Il giorno dopo vi fu a Deerden il pranzo
di fidanzamento, al quale fu invitato solamente
lord Blasdone, il cugino di lady Treswyll,
rimasto per qualche giorno ancora ospite
al castello. Egli piacque a Yldiz fin dal
primo momento; e lui, incantato dalla bellezza
e della grazia della giovane fidanzata,
prov subito per lei la pi viva piet.
Harold vuole sposare questa povera bimba
? Ma commette un crimine! pensava lord
Blasdone nel lasciare il maniero. Stasera
pi che mai aveva la sua espressione di belva
orgogliosa. Povera piccina!
Pochi giorni dopo Yldiz e la zia furono invitate
a un pranzo che il duca dava a Elsdone
Castle. Con un vestito azzurro poco scollato,
e nessun altro ornamento che la sua meravigliosa
capigliatura, ella ecliss agli occhi
degli ospiti di sesso maschile tutte le donne
presenti. Due tra queste guardavano la giovane
fidanzata con invidia astiosa: Ulda e
la contessa Doumine. Esse spiavano ogni gesto,
ogni espressione del suo volto. Godevano
della poca premura che Harold dimostrava
verso di lei, e del timore che Yldiz pareva
avere di lui. E ciascuna esultava pensando
che quella ragazza dagli occhi troppo belli,
andava incontro a dure prove sposando Harold,
il cui capriccio prima o poi avrebbe fine.
Una settimana dopo il duca si accomiat
dalla fidanzata. Sarebbe stato assente un
mese. Doveva fermarsi prima a Parigi, e di
l andare a Sumas dove aveva da sistemare
alcuni affari.
Non ti chiedo il disturbo di scrivermi,
Yldiz; le disse col suo solito sorriso ironico
le corrispondenze sentimentali non
mi attirano. Dammi soltanto tue notizie due
o tre volte; io far altrettanto. Ti prover
in altro modo che non dimentico la fidanzata
rimasta nel mio vecchio Deerden.
Yldiz cap il senso di queste parole ricevendo
da Parigi un ventaglio di trina d'Argentan
chiuso in un cofano d'avorio che era
una meraviglia di scultura. Da Sumas ricevette
poi delle sete orientali dai colori cangianti,
e una strana cintura araba formata
da magnifici smeraldi montati su flessibili
maglie d'oro.
Lady Treswyll, alla quale la fanciulla fece
vedere quei regali andando a trovarla a Elsdone
Castle, si estasi sulla bellezza delle pietre.
Mio figlio ama molto le pietre preziose.
Ne ha una magnifica collezione che eredit
dallo zio Enrico. Ne far fare belle acconciature
per te, senza dubbio.
Una certa acredine era nel suo accento.
Alla vaga piet che le ispirava la fidanzata
del figlio, si univa ora una ingiusta malevolenza
per quella ragazza sul primo sboccio,
e un pi ingiusto rancore perch Harold
l'aveva scelta, deludendo le sue ambizioni materne.
Yldiz, sensibile com'era, intuiva in parte
questi sentimenti e ne soffriva tacitamente.
Ella si astenne dal tornare al castello durante
l'assenza del fidanzato. Perci il gruppo d'invitati
che soggiorn a Elsdone Castle durante
l'assenza del duca non conobbe la giovane
fidanzata, che tuttavia suscitava molta curiosit.
Solo qualcuno riusc a intravederla
quando scendeva a Leigham dove si recava
spesso per intrattenersi con la signora Darley.
La vecchia signora vedeva avvicinarsi con
terrore la data di quelle nozze che temeva
fatali per la felicit della sua cara Yldiz.
Non partecipava alla giovane questo suo timore,
perch non voleva aumentarne l'inquietudine
che si ammantava di coraggiosa
rassegnazione.
Un giorno, vedendo gli occhi di Yldiz bagnati
di lacrime le disse, abbracciandola:
Ors, mia cara, non devi tormentarti a
tal segno! Il duca ti ama, poich ti ha scelta,
e sar certamente buono con te, cos dolce
e cos amabile!
Buono, lui? Non credo che sia buono,
signora Darley. Ho avuto prove della sua
durezza. Figuratevi che un giorno, passando
accanto al piccolo Fadi che dormiva, lo svegli
con un colpo di frusta. Lo vidi io, che
ero sulla scalinata del vestibolo. Tutti lo temono,
 palese... perfino la madre e lo zio.
E io sono giovane, inesperta, indifesa. In
quanto ad amarmi...
Rimase zitta, a occhi bassi; pensava allo
sguardo enigmatico in cui passavano talvolta
bagliori ardenti. Rabbrivid. Poi con voce
tremante soggiunse:
Non credo che sia capace di amare...
credo non pensi che a se stesso.
Anche un altro pensiero la tormentava.
Uberto, passato il primo momento di esaltazione,
vedeva, svanire le speranze che aveva
riposte nel matrimonio della sorella. Il duca
lo trattava con imperiosa freddezza e si
preannunziava come un tutore tutt'altro che
compiacente. Senza considerare il suo desiderio
di dedicarsi alla pittura, aveva deciso
che, appena ristabilito in salute, avrebbe ripreso
gli studi per avviarsi alla carriera diplomatica.
Le timide obiezioni di Yldiz avevano
ricevuto questa risposta:
Voglio che tuo fratello abbia una posizione
seria ed elevata, e non che diventi un
imbrattatele qualsiasi. Non bisogna badare
alle cosiddette vocazioni artistiche, dalle
quali spesso si ricava poco.
Uberto, che aveva un vero talento per la
pittura, era stato profondamente colpito da
tale decisione. Reso nervoso dalla malattia,
risentiva maggiormente di questa delusione.
La sua salute ne subiva l'effetto, e il suo
umore, gi irritabile, si inaspriva sempre pi.
Umile al cospetto di Harold di cui temeva
il cipiglio, rendeva la vita dura alla zia e a
Yldiz rifiutando di lasciarsi curare e dichiarando
che preferiva morire piuttosto che subire
la volont del duca di Pengdale.
Questo tormento, aggiunto ad altre penose
preoccupazioni, cominciava a nuocere alla salute
di Yldiz. La signora Darley diceva a
suor Matilde:
Quella povera piccina impallidisce e dimagra.
Finir con l'ammalarsi a forza di soffrire.
Obbedendo alla vecchia amica, la fanciulla
faceva ogni giorno una passeggiata, quasi
sempre dalla parte del mare di cui le piaceva
tanto la selvaggia bellezza. Seduta tra gli
scogli, lavorava cercando di scacciare il pensiero
che la ossessionava.
Un altro giorno di meno... un giorno che
mi avvicina al  suo  ritorno e al momento
in cui sar sua moglie.
Sara Blown era arrivata portando l'abito
nuziale. Gi cominciavano ad addobbare la
cappella situata al pianterreno del maniero,
per la cerimonia alla quale erano invitati
alcuni parenti e pochi amici intimi, oltre a
qualche privilegiato tra i castellani dei dintorni.
La vigilia del ritorno di Harold, Yldiz, sebbene
un po' febbricitante, volle fare nel pomeriggio
la sua passeggiata abituale. Quella
giornata di autunno era grigia, noiosa e piuttosto
fredda. Yldiz, senza una meta precisa,
si avvi per la landa, e presto si trov vicino
a Medjine-Park.
Sebbene gli alberi fossero quasi spogli, il
palazzo saraceno rimaneva invisibile dietro
il recinto merlato. Yldiz, soffermatasi, fissava
lo sguardo su quel luogo che risvegliava
sempre in lei una profonda malinconia. Con
quella giornata grigia, le appariva ancora
pi triste, quasi lugubre, soprattutto pensando
che una donna vi era morta, forse per
nostalgia di luce e di calore!
Mentre Yldiz guardava pensosamente l'alto
muro ricoperto di edera, la porticina si apr
e ne usc un uomo che la richiuse con cura
dietro a s e si diresse quindi verso un sentiero
che conduceva alla landa.
Yldiz riconobbe uno dei servitori arabi del
duca, uno di quelli che stavano fissi al maniero.
Ricord allora di aver sentito dire che
Medjine-Park doveva essere abitato. Chi ci
stava? Fu per un momento curiosa di saperlo;
ma poi non ci pens pi, immersa di
nuovo nei suoi pensieri e presa inoltre da
un certo malessere per quel freddo umido che
la penetrava tutta.
...
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...
Capitolo 10.
...
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...
Il giorno dopo, quando il duca arriv a
Deerden, seppe che Yldiz aveva un forte mal
di gola e che il medico, chiamato nella mattinata,
le aveva detto di stare a letto per alcuni
giorni se voleva star bene il giorno del
matrimonio.
Quando Abdallah, che aveva mandato ad
avvertire Yldiz del suo ritorno, gli port questa
notizia, Harold si accigli. Fece chiamare
la signorina Costanza per sapere da
lei di che cosa si trattasse; ma la vecchia
signorina, sempre trepidante davanti al futuro
nipote, rispose balbettando e in modo
tanto incoerente, che il duca, impazientito,
le disse:
Ho capito, signorina. Tornate pure da
Yldiz, ditele che le auguro una pronta guarigione
e che spero di non dover rinviare il
matrimonio. In verit, poteva astenersi dal
commettere imprudenze nell'imminenza della cerimonia!
La signorina Costanza commise l'errore di
ripetere queste parole alla nipote, soggiungendo:
Piccina mia, era molto inquieto. Aveva
la voce dura e gli occhi quasi verdi. Oh, Yldiz,
procura di non ammalarti mai, perch ci lo esaspera!
Yldiz sorrise mestamente.
Par il possibile, zia, rispose.
La febbre le risal e le fece passare una
notte agitata da incubi. Le pareva che un
mostruoso drago, i cui occhi lanciavano verdi
bagliori, la portasse fino a Medjine-Park e ve
la rinchiudesse: si svegliava tutta tremante,
e appena si riaddormentava l'angoscioso sogno
riappariva; udiva gemiti che uscivano
dalle mura del palazzo saraceno, dal suolo,
da ogni parte. Terrorizzata cercava invano
di scappare; il drago era l e le diceva: Sei mia per sempre.
Trascorse la giornata smaniando... ma il
giorno dopo ebbe un miglioramento che si
accentu nei giorni seguenti. Ogni mattina
Harold mandava o andava lui stesso a prendere
notizie. Ogni giorno le faceva portare da
Abdallah i fiori provenienti dalle serre di
Elsdone Castle. Ma oltre a questo atto di cortesia,
null'altro provava alla giovane fidanzata
l'affetto a cui il suo cuore anelava.
I preparativi per il matrimonio continuavano.
Fiori e parati preziosi arredavano il
piccolo santuario oscurato dalle antiche vetrate.
Una colazione doveva essere servita nel
vestibolo, poi gli sposi sarebbero partiti per
il continente e si sarebbero imbarcati a Marsiglia
sul panfilo del duca, per andare in Sicilia
dove, non lontano da Palermo, Harold
possedeva un vecchio palazzo, lontana eredit
di un avo, compagno dei duchi normanni
che possedettero per qualche tempo il paese.
Cos lontana, sola con lui! pensava Yldiz
rabbrividendo di sgomento, mentre il temuto
giorno si avvicinava.
Il medico le permise di uscire di camera
soltanto la vigilia del matrimonio, per evitare
una ricaduta, aveva detto.
Pallida, ma graziosissima nel suo vestito
di seta color avorio, Yldiz scese, quel pomeriggio,
per incontrare Harold che l'attendeva
nel vestibolo. Quando le mosse incontro, ella
si sent mancare.
Harold la sostenne e la fece sedere in un
angolo appartato, vicino all'organo.
Dopo averle chiesto notizie della sua salute
e dopo aver parlato brevemente del suo viaggio,
prese da una tavola un astuccio sul quale
erano incise la corona ducale e le iniziali
della futura duchessa.
Ho fatto eseguire per te alcuni gioielli
che spero ti piaceranno. Ma questo lo porterai
sempre, fin da domani, per la cerimonia
del nostro matrimonio.
L'astuccio conteneva un vezzo di perle stupende;
uno zaffiro di rara grossezza era incastonato
nel fermaglio.
Yldiz mand un piccolo grido di ammirazione.
Harold mentre levava la collana dal suo
fondo di velluto spiegava:
Questo zaffiro apparteneva a mio zio
Enrico.  indiscutibilmente tra i pi belli
che esistano; forse, anzi, certamente, non ne
esistono altri belli come questo. Era grezzo,
e l'ho fatto tagliare per te. In quanto a perle,
ne ho una notevole collezione. Lascia che
veda come ti sta questo vezzo.
Con lieve tocco pose la collana intorno al
collo delicato e candido, quindi ne chiuse il
prezioso fermaglio. Al contatto delle sue dita
Yldiz si ritrasse istintivamente. Harold rise,
e serrando con un braccio le spalle della giovane disse: Basta, Yldiz! Non fare pi la ritrosa. Finora mi  piaciuto trattarti da bimbetta; ma ormai ne ho abbastanza.
Si pieg e baci a lungo le sue palpebre palpitanti. Quando Yldiz riapr gli occhi, egli la guardava sorridendo ironicamente.
Hai ancora paura di me?
Ella non rispose.
Forse ti hanno raccontato cose terribili sul conto mio? Dimmelo, mia piccola stella!
Il suo sguardo ardente e ironico frugava i begli occhi vellutati, timorosi, ansiosi, ma cos profondamente sinceri!
Ella rispose sottovoce: S, ho paura di te... perch sento che tante cose ci separano... e che mi sei sconosciuto.
Sono cos per tutti. Ma ci non ha importanza e non impedir l'amore tra noi. Ora andiamo a sonare un po'.
Le tolse il vezzo e lo rimise nell'astuccio.
Stasera lo porterai via.
Poi condusse Yldiz vicino all'organo. Ella era ancora tutta vibrante per quel primo bacio, spaventata di quell'amore che si presentava a lei sotto una forma seducente e temibile in pari tempo, e che, come Harold stesso, le era sconosciuto.
Il giorno dopo, nella vecchia cappella di
Deerden, Yldiz di Versigny fu unita a lord
Harold Treswyll Dorgan, nono duca di Pengdale.
Tra gli astanti si trovavano la marchesa
di Shetford, nonna materna di Harold, il suo
figliuolo maggiore, la moglie di questi; poi
lord Blasdone, tornato dalla Scozia per essere
testimone della sposa, pregatone da Harold.
Egli aveva condotto con s la figliuola
minore, Mabel, che faceva da damigella di
onore insieme con lady Guendalina Bruswell,
una delle figliuole del marchese di Shetford.
Queste due ragazze, su per gi dell'et di
Yldiz, si entusiasmarono subito di colei che
sarebbe diventata loro cugina. Mabel, una
graziosa bruna dagli occhi franchi e ridenti
dichiar al padre:
Tutto il bene che mi avevi detto di lei
corrisponde a verit. Ma  deplorevole supporre
che Harold possa renderla infelice!
Lord Blasdone sospir:
Purtroppo, poverina!
Le luci, i fiori, gli abbigliamenti sfarzosi
delle donne allietavano un poco il vecchio
santuario. Preziosi tappeti d'Oriente ricoprivano
le lastre consunte. Antichi arazzi, da
secoli propriet dei Dorgan, nascondevano le
tetre pareti di granito. L'addobbo era molto
signorile ma semplice, e si accordava con
quella cerimonia quasi intima, ma molto aristocratica.
Inginocchiata davanti all'antico altare che
quasi spariva sotto le orchidee e le rose bianche,
Yldiz pregava con fervore. Quella mattina
mister Carson, il curato, l'aveva incoraggiata
con buoni consigli, e bench egli volesse
celare la sua perplessit, Yldiz turbata
tanto anch'ella dinanzi all'avvenire, l'aveva intuita.
E ora, il buon vecchio curato, pronunziava
l'allocuzione, breve per volont del duca, ma
nella quale seppe inserire il succo della dottrina
cattolica sul sacramento del matrimonio
e spiegarlo coraggiosamente davanti a
quell'uomo la cui educazione, il cui carattere,
il cui tenore di vita potevano far supporre
che non avrebbe badato a calpestare i suoi doveri di sposo.
Il duca, impassibile, ascoltava con aria
quasi sdegnosa. Sir Ettore guardava beffardamente
il vecchio prete. Quando gli sposi
e gli astanti furono nel vestibolo, egli disse
a lord Blasdone che camminava accanto a
lui, silenzioso e mesto:
Bello, eh, il discorso del curato? Ma
sapeva troppo di lezione e credo che Harold
gli dar motivo di pentirsene.
Ma non c' motivo! Quel prete ha compiuto
il suo ufficio, e in modo delicato.
Eppure, mio caro, Harold non penser
cos, ne sono sicuro. Il curato di Leigham se
ne accorger presto. Quel brav'uomo crede
davvero che il duca di Pengdale si curi della
sua morale e si trasformi in uno sposo irreprensibile?
Ah, ah! Ci sarebbe troppo ridicolo!
Una sorda risata agit le spalle del vecchio.
Lord Blasdone disse con vivo sdegno:
Allora non avrebbe dovuto scegliere
quella giovinetta! Confesso che mi fa piet
quando penso alla sorte che l'aspetta.
Sir Ettore sogghign:
Si adatter. Una moglie, che pu valere per Harold?
Nel vestibolo adorno di fiori, Yldiz celava
la sua commozione e la sua stanchezza, rispondendo
con grazia alle felicitazioni. In
quel sontuoso abito di broccato intessuto
d'argento, sotto il velo di trina antica, la sua
bellezza assumeva un nuovo aspetto. Non era
pi la fanciulla semplice e dimessa; si vedeva
gi in lei quello che sarebbe divenuta
quando la sua bellezza in boccio si fosse pienamente
schiusa nell'atmosfera di lusso raffinato
in cui era chiamata a vivere.
Gelosia e malevolenza s'insinuavano in
lady Treswyll di fronte a quella rivelazione.
Tutti gli omaggi sarebbero andati alla giovane
duchessa quando fosse apparsa in societ.
Che sciocca era stata lei a compiangerla!
Diceva bene sir Ettore: quella ragazzuccia
avrebbe avuto dei bei compensi alle pene che
Harold le avrebbe indubbiamente fatte subire.
Dopo la colazione, Yldiz si ritir, seguita
dalla zia, per cambiarsi l'abito. Rotta dalla
stanchezza e dall'angoscia, lasci che la Blown
le togliesse il vestito di broccato e le facesse
indossare quello da viaggio, sobriamente elegante.
La signorina Costanza, seduta in faccia
a lei, piangeva, e mormorava di tanto in tanto:
Mia piccina... mia povera piccina, dovrai
proprio lasciarci! Oh, che sgomento!
S, che sgomento! Bisognava pure che ella
seguisse quell'Harold enigmatico che durante
la cerimonia non aveva dimostrato la minima
commozione! Quella mattina, quando ella era
apparsa nella sua magnifica veste nuziale
egli aveva detto sottovoce: Non vi  parola che basti a dire quanto sei bella, Yldiz.
E aveva rivisto nei suoi occhi quell'espressione ardente che vi scorgeva talvolta quando
le era vicino. Ma subito egli aveva ripreso la sua espressione di altera freddezza.
Ansiosamente ella si chiedeva che sentimenti provasse quell'uomo per lei.
Ma come avrebbe potuto penetrare il mistero
di quell'animo, se non sapeva leggere
neppure in se stessa l'amore nascosto dal
terrore che le ispirava?
Siccome rabbrivid, la Blown le domand:
Sua Grazia ha freddo?
Alla risposta negativa la cameriera soffoc
un sospiro porgendole un mantello da viaggio,
guarnito di volpe azzurra, che ella indoss
sul tailleur. Povera bella duchessa!
Era da compiangere. In verit, nonostante
le sue ricchezze e il suo titolo, la cameriera
non avrebbe cambiato la sua sorte con quella di lei.
Yldiz si accomiat dalla zia e dal fratello
nel loro appartamento. Sul punto di separarsi
da loro e da tutto il passato per seguire
uno sconosciuto che temeva, scoppi in singhiozzi.
Non sapeva neppure quando li avrebbe riveduti,
perch alle sue timide domande il
duca aveva risposto brevemente: Non so.
Ed ecco che a un tratto il coraggio le mancava.
La signorina Costanza la stringeva tra
le braccia dicendo:
Piccina mia, scrivimi... scrivimi spesso!
Ho tanta paura che ti renda infelice.
Uberto, abbracciandola, sussurr:
Sar ben triste senza di te!
La Blown apparve per informarla che il
duca l'aspettava.
La signorina Costanza disse, impaurita:
Vai... vai subito! Non rischiare di scontentarlo!
Arrivederci, cara!
Yldiz scese come un automa le scale del
vestibolo. Harold prendeva commiato dalla
sua famiglia. In tono cortese ma imperioso,
le disse:
Sei in ritardo. Saluta presto e partiamo,
perch altrimenti faremo tardi al treno.
Cinque minuti dopo, quando gli sposi furono
usciti, sir Ettore disse a lady Treswyll in tono sardonico: Hai osservato, Jane, che la bella Yldiz  una di quelle rare donne che le lacrime non sfigurano? I suoi occhi ne acquistano maggior grazia e maggior splendore. Harold potr farla piangere quanto vorr, senza rischiare di farla imbruttire.
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PARTE TERZA.
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Capitolo 1.
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I profumi del giardino penetravano insieme
col caldo sole della Sicilia nella sala. Le pareti
affrescate, i preziosi mobili di altri tempi,
le cangianti sete tessute d'oro e d'argento, i
pezzi di oreficeria, boccali, tazze, cofani cesellati
da mani diventate polvere da secoli,
tutto era prezioso e bello. Sulle lastre di
mosaico antico erano gettati dei magnifici
tappeti orientali. Dovunque si schiudevano
fiori, soprattutto rose, rose a profusione.
Quel quadro di una sontuosit veramente
patrizia si addiceva alla giovane donna seduta
in una grande poltrona antica. Portava
un vestito di seta bianca le cui morbide e ampie
pieghe erano trattenute in vita da quella
stupenda cintura d'oro e di smeraldi che un
giorno il duca di Pengdale aveva regalata
alla fidanzata. La sua bella chioma ricadeva
in due trecce sulle spalle dalla linea armoniosa.
In quella cornice, Yldiz sembrava una giovane
principessa del tempo che fu, sposa di
uno dei conquistatori normanni che sottomisero
la Sicilia al loro dominio.
Sulle sue ginocchia era scivolata la trina
alla quale lavorava. Col braccio nudo, appoggiato
al bracciolo scolpito della poltrona,
lo sguardo smarrito nei viali assolati del vecchio
giardino che conservava il suo pittoresco
disordine, ella pensava.
Da quindici giorni viveva in una specie
di sogno da cui ancora non si era risvegliata.
Quel viaggio sul panfilo meravigliosamente
provvisto, quel tenore di vita pi che principesco,
un cos completo cambiamento di
stato, e soprattutto l'amore di Harold, tutto
ci era pi che sufficiente per spiegare lo
stato d'animo nella giovane che, uscita appena
dall'adolescenza, veniva tolta a un tratto
dalla solitudine, dalla povert, da una vita quasi monastica.
Harold!... Il mistero! L'ignoto!
Sebbene usasse dei riguardi, inaspettati da
parte di un uomo simile verso la giovane
donna dall'anima delicata e timorosa, egli la
sgomentava talvolta col suo scetticismo, con
certe dissonanze morali che esistevano tra
loro, col suo modo di trattarla, ora con condiscendenza
ironica come se fosse una bimba
da deridere, ora come se fosse una preziosa
gemma degna di ammirazione che l'amatore
si compiace di tener chiusa in un astuccio di velluto.
Ella soffriva inoltre della durezza con cui
trattava i servitori orientali.
Costoro sono avvezzi alla servit per
atavismo millenario, e bisogna trattarli cos, diceva lui.
Dinanzi alla inflessibilit e all'orgoglio di
quell'uomo, Yldiz si chiedeva con angoscia:
Che cosa accadr se un giorno dovr
resistergli per obbedire alla mia coscienza?...
Se non potr, senza mancare al mio dovere,
trattenermi da biasimare un suo atto?
Ella presentiva che quel giorno sarebbe purtroppo venuto!
Tuttavia, sebbene la intimorisse alquanto,
ella amava quel Harold incantatore e temibile,
con un timido amore che non osava palesare
ma che si rivelava nella pura luce dei
suoi begli occhi. Ed egli diceva:
Io leggo tutti i tuoi pensieri.
Un passo fermo, il tintinnio degli speroni
sul marmo del vestibolo, interruppero le divagazioni
di Yldiz. Il duca tornava dalla sua
quotidiana passeggiata a cavallo. Era seguito
dai due molossi che ispiravano un invincibile
terrore alla giovane donna.
Ebbene, mia cara stella, stiamo sognando?
Che cosa?... Chi?...
Si sedette vicino a Yldiz dando una scudisciata
a uno dei cani che si avvicinava a lei.
L'enorme bestia indietreggi gemendo, con sguardo sottomesso.
Oh, Harold!... Povero Kiamil!
Egli rise e accarezz la guancia di Yldiz
con l'impugnatura del frustino.
Anima sensibile! Ma quell'aria impietosita
ti dona. Mi piaci immensamente nei tuoi
momenti di commozione, carissima!
La guard in silenzio per un istante, poi
si chin verso di lei e pos una mano sulla sua spalla.
Stamani ho fatto una passeggiata che
ti piacer. Andremo da quella parte in carrozza
questo pomeriggio.
Questo pomeriggio? Volevo pregarti di
farmi condurre in una chiesa in citt, e domani,
che  domenica, vorrei andare a una
Messa mattutina, per compiere i miei doveri religiosi.
Dovrai rinunziarvi, Yldiz, perch non
mi piace di avere una moglie bigotta.
Ella lo guard, strabiliata.
Eppure mi avevi detto che...
Che avresti praticata la tua religione in ci che  stretto obbligo. All'infuori di questo non permetto altro.
Ella impallid, fremendo, e guardandolo angosciata.
Spero, disse che non vorrai darmi
questo dolore, Harold. Ho bisogno di sostegno nella mia vita spirituale...
Un ironico scoppio di risa la interruppe.
La tua vita spirituale?... Lasciala da
parte, bella mia. Noi ci amiamo, e questo basta. Non ti preoccupare d'altro.
Debbo occuparmene. Non hai il diritto di pesare sulla mia coscienza, Harold!
Davvero, non ne ho il diritto?
La guardava con quell'espressione di freddo sarcasmo che faceva tacere tutti. Ma ella non ced e ripet con coraggio: No, non l'hai.
Ti dimostrer il contrario. La tua coscienza mi appartiene, Yldiz, anche se la coscienza di una donna  poca cosa, come so per esperienza. E ora, basta cos.
Harold, non  possibile che tu pensi in questo modo... che tu parli sul serio. Sarebbe...
Un bacio la interruppe.
Taci, piccola pettegola! Non ammetto discussioni su nulla, e tanto meno in proposito. Ricordatene.
Harold si alz e usc dalla stanza seguito dai cani.
Yldiz rimase a lungo immobile, accasciata dal dolore. Cominciava dunque il conflitto
che ella aveva previsto. Che fare dinanzi a quella volont che voleva imporsi alla sua coscienza,
annientarla, ridurla a essere una creatura passiva, sottomessa a tutte le esigenze
del padrone? Ella era sola e in suo potere.
Nessuno poteva consigliarla, sostenerla in quella lotta in cui verrebbe certamente sopraffatta.
Sola? No, Dio era con lei, e il diritto divino avrebbe vinto i diritti umani del duca di Pengdale.
Questo pensiero confort alquanto Yldiz.
Per il momento doveva cedere alla volont di Harold; ma si proponeva di vincere a poco
a poco quella tremenda volont.
Quando il duca, cambiatosi l'abito da cavalcare, torn presso la giovane sposa, la
trov intenta al ricamo. Un'ombra di tristezza era nel suo sguardo, e le sue labbra
rosee avevano una piega di sconforto. Harold sembr non accorgersene, la intrattenne con
vari argomenti. Dominando la sua grave preoccupazione ella si sforz di ascoltarlo, di rispondergli meglio che poteva.
Ma incontrando a pi riprese lo sguardo ardente che non mancava mai di turbarla, ella, ricordandosi quanto le aveva detto poco prima, pens con amarezza: Forse trova che quest'aria addolorata mi dona... che sono pi bella cos?... Poich per lui non c' altro che valga.
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Capitolo 2.
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I giorni seguenti Harold condusse la moglie
a visitare Palermo e i dintorni. Fecero
anche molte gite nel centro dell'isola. Yldiz,
sensibile alle bellezze della natura e dell'arte,
godeva appieno di quel viaggiare che le rivelava
nuovi mondi. A Harold piaceva guidare
e perfezionare il gusto artistico della
moglie, e ne osservava con piacere le impressioni
schiette e profonde che gli rivelavano
sempre pi l'indole gentile di lei.
Godimento di scettico, di dilettante?
 probabile, perch sarebbe difficile ammettere
che quell'uomo potesse commuoversi
della delicatezza di quell'animo squisito, di
quel cuore amoroso e sensibile.
Yldiz continuava a chiudere in s il suo
tormento che offuscava l'incantevole esistenza
nella quale la faceva vivere Harold. Pareva
che lui non si accorgesse affatto della tristezza
o della inquietudine, pur espresse talvolta
da quegli occhi che diceva essere unici
al mondo, e d'impareggiabile bellezza.
A Palermo, quando il duca di Pengdale e
la moglie passavano per le vie pi frequentate,
destavano viva curiosit. Palermitani
e forestieri, ammiravano la bella duchessa,
e mentre quasi tutte le donne la invidiavano,
molti uomini che avevano conosciuto il duca
a Londra o a Parigi, la compiangevano, ricordando
una frase detta da lui con freddo
sarcasmo in un circolo aristocratico:
Il cuore delle donne  fatto per divertirci.
A volte, tralasciando le sue cavalcate, egli
la conduceva a piedi per la campagna palermitana.
Buona camminatrice, Yldiz lo accompagnava
con piacere e tornava a casa con
le guance rosee e gli occhi pi brillanti. Scriveva
alla zia e alla signora Darley: Ora sto
proprio bene di salute, ma non parlava loro
del suo intimo rammarico, dei timori che
le ispirava per l'avvenire la dura volont
dinanzi alla quale tremavano tutti i dipendenti.
Anche Abdallah, il servitore preferito, temeva
visibilmente quel padrone inflessibile;
e il piccolo Fadi aveva alla sua presenza
l'aspetto di un cane bastonato. Yldiz ne soffriva,
perch quell'atteggiamento provava
che il ragazzo era trattato ben altrimenti che
con la dolcezza.
Una mattina, tornando da una passeggiata
con Harold, trov nella sua camera due lettere
da Leigham; una era della signorina Costanza
che le dava cattive notizie di Uberto,
che non si rimetteva in salute e che a parere
del medico avrebbe dovuto cambiare clima.
Dice che avrebbe bisogno di un clima
dolce, aggiungeva la vecchia signorina. Ma
come possiamo affrontare certe spese, con la
rendita assegnataci dal duca, bastante per vivere
qui, ma non per trasferirsi nel Mezzogiorno?
Eppoi, quasi inferma come ormai
sono, potrei forse accompagnare Uberto, assisterlo
a dovere? Oh, Yldiz, quanto ci manchi!
E quando mai ti rivedremo?
Yldiz sospir e ripieg la lettera. Sapeva
bene che erano spersi senza di lei, il ragazzo
ammalato e la povera vecchia infermiccia!...
E purtroppo non sapeva quando Harold
l'avrebbe ricondotta vicino a loro. La sola
cosa che poteva fare, sebbene le costasse molto,
era dire a Harold che era necessario e
urgente sottrarre Uberto a quel clima che lo
uccideva.
La seconda lettera era della signora Darley.
Le annunziava che mister Carson aveva
avuto l'ordine di lasciare la cura di Leigham
dove egli sperava di finire i suoi giorni.
 un gran dolore per lui. Alla sua et,
e cagionevole com', ne morir. Gli hanno
detto che il suo trasferimento  voluto dal
duca di Pengdale che ha un diritto ereditario
sul benefizio cattolico di Leigham. Mia
cara bambina, non ti sarebbe possibile intercedere
presso Sua Grazia in favore del nostro
povero e buon curato? Ammettendo che questi
abbia dato al duca motivo di scontento,
bisogna ricordarsi che  un vecchio e che ha
passato tutta la vita a fare del bene.
Un motivo di scontento?
Mai Yldiz aveva sentito il marito alludere
a qualcosa di simile! Mai il nome del curato
di Leigham era stato pronunziato da lui.
E per quale ragione avrebbe fatto trasferire
quel buon prete, amato e stimato da tutti i
parrocchiani?
Eppure la signora Darley lo diceva chiaramente!
Che strano capriccio lo spingeva
dunque a quell'azione crudele?
Doveva parlargliene subito. Si trovava dunque
nella necessit di rivolgergli due richieste.
Come verrebbero accolte?
Non c'era da prevederlo, con un tipo cos
fantastico, altero, enigmatico. Mai era stato
con lei pi amabile, pi affascinante e pi
amoroso che in quei giorni. Forse avrebbe
mutato subito contegno, se non avesse gradito
le sue richieste. Ma Yldiz non avrebbe
a nessun costo mancato a quel dovere di carit.
Quando ebbe indossato un abito da casa,
scese per andare nella sala.
Nel vestibolo Fadi era sdraiato al sole.
Yldiz pi di una volta si era proposta di occuparsi
di quel ragazzo che, tra i numerosi
domestici, conduceva un'esistenza oziosa, animalesca.
Solo il timore che Harold glielo
proibisse l'aveva trattenuta. Quel giorno, vedendo
lo sguardo del piccolo persiano fisso
su lei con curiosit ammirativa, passando lo
chiam.
Vieni, Fadi, che voglio parlarti.
Egli la segu nel salotto con passo elastico
e leggero. Quando fu seduta, si piant in
piedi davanti a lei e rispose alle sue domande
come meglio pot usando le poche parole inglesi
imparate a caso, qua e l, senza che
qualcuno gliele avesse insegnate.
Cosa faceva? Ben poco, ma doveva essere
sempre a disposizione del padrone qualora
questi avesse avuto un ordine da dargli. Il
duca lo aveva condotto dalla Persia l'anno
precedente, insieme con la sorella.
Hai una sorella, Fadi?
S, bella sorella. Laggi, sempre ridere.
Le altre gelose... poi signore emiro condotto
Sitarak e Fadi...
In quel momento la portiera di broccato
abbassata davanti alla porta che comunicava
col salotto attiguo fu sollevata, e il duca apparve.
Egli atterr il ragazzo per una spalla,
lo sollev di peso, lo butt fuori da una porta
a vetri.
A un grido di dolore, fece eco l'esclamazione
indignata di Yldiz:
Ma Harold!
Ella era balzata in piedi e fece per slanciarsi
verso la finestra che Harold chiuse violentemente.
Ferma, prego, le disse trattenendola
per un braccio. Non ti occupare di lui.
Ma forse si  fatto male! Lasciami almeno
vedere!
Se si  fatto male, ha avuto parte del castigo che merita; il resto glielo serbo, e lui se ne ricorder.
Ma cosa ha fatto di male? L'ho chiamato
io, qui, e gli ho fatto delle domande,
perch quel povero piccolo mi fa pena.
Harold disse con fredda ironia:
Ebbene, mia cara, punir te col punir
lui. Ora l'incidente  chiuso. Non ne parliamo pi.
Manda almeno un domestico a vedere se ha bisogno di aiuto!
Yldiz guardava con doloroso sdegno quel viso ironico in cui gli occhi avevano i bagliori dei giorni pi terribili.
Qualcuno passer di l, prima o poi. Lo ripeto: non ne parliamo pi.
Non posso lasciare quel ragazzo senza soccorrerlo! Sarebbe una cosa orribile!
Ella cerc di svincolare il braccio per correre
verso la finestra; ma la morsa di ferro
di quelle dita si serr sulla carne delicata.
Te lo proibisco! Andiamo, siedi, e non
far pi parola di questa ridicola faccenda.
 odioso ci che fai.
Negli occhi del duca si accesero verdi bagliori come nelle pupille delle belve irritate.
Non concedo a nessuno il diritto di giudicare i miei atti, e a te meno che ad altri.
Non ti arrischiare a ripetere scene simili perch non le sopporterei; sei avvertita.
Lasci andare il braccio della giovane indicandole con gesto imperioso la poltrona dalla quale si era alzata.
Yldiz non tent pi di resistere. Che mai poteva, contro quella forza bruta? Se avesse voluto, avrebbe potuto stritolarla.
Gi sul candore del braccio i suoi diti avevano lasciato l'impronta. Eppure, in uno slancio di rivolta e di fierezza, pens che sarebbe sempre insorta davanti ad azioni che la sua coscienza condannava.
Sedendosi accanto alla moglie, Harold vide le due lettere di Leigham che ella, entrando,
aveva posate sopra una tavola. Stese la mano, le prese e gett un'occhiata sul timbro postale.
Di tua zia, questa? Niente di nuovo a Deerden?
Aveva una voce secca che non gli era abituale quando si rivolgeva a lei.
Ella si sforz di padroneggiare il tremito che l'aveva invasa.
La salute di Uberto va peggiorando. Il dottore Doods teme che non sopporti l'inverno laggi, e consiglia un soggiorno nel meridione.
Harold fece una spallucciata.
Tuo fratello, cara,  un malato immaginario.
Che si scuota un po', e vedrai che non avr bisogno del meridione!
Yldiz, col cuore stretto dalla fredda risposta, disse con mesta amarezza:  vero, non puoi capire le pene morali e fisiche del mio povero Uberto, poich hai sempre avuto un'ottima salute. Ma io so fin troppo bene che purtroppo non c' niente d'immaginario nella sua malattia.
Abbass le palpebre sugli occhi pieni di lacrime. Che cosa terribile urtarsi contro tanto rigido egoismo!
Vi fu un breve silenzio, poi Harold disse in tono leggermente pi dolce: Non rifiuto di fargli avere le cure necessarie, Yldiz. Parta pure per il Mezzogiorno con tua zia. Mander a Crowley l'ordine di provvedere alle loro spese.
Ella lo ringrazi, ma senza slancio. L'aveva tanto addolorata! Ma obiett:
La zia non pu accompagnarlo, e neppure trovargli un alloggio.
Ah, cara, quanto a questo, facciano come possono!... Si rivolgano alla Spread, che pu essere loro utile. E quell'altra lettera?
 della signora Darley.
E raccolto tutto il suo orgoglio Yldiz soggiunse: Mi annunzia che mister Carson lascia la cura di Leigham... e dice che ci  perch lo vuoi tu.
Harold, che scorreva le prime righe della lettera, rispose brevemente: Infatti.
Perch?
Perch cos mi piace. Non desidero osservazioni in proposito.
Spero che non vorrai insistere su questa decisione. Quel buon vecchio, quel santo
prete morrebbe se dovesse lasciare la sua piccola
parrocchia. Te ne prego, Harold!
Con gesto impaziente egli pos la lettera
sulla tavola e distolse lo sguardo da quegli
occhi supplici e pieni di rimprovero.
Non voglio sollecitazioni di tal genere;
sarebbero inutili, poich niente e nessuno al
mondo potr mai farmi ricredere quando ho
deciso. Inoltre, ti proibisco di rispondere a
quella vecchia bigotta che ti scrive con un
tono di familiarit inadatto al tuo grado sociale.-
Yldiz si raddrizz, pallidissima.
Mi proibisci di scrivere alla signora Darley,
a quella cara, ottima amica alla quale
debbo tanto?
Egli rispose duramente:
S, te lo proibisco.
In quel momento il maggiordomo annunzi
che il t era servito. Yldiz si alz e segu
il marito nel salotto attiguo. Le lacrime le
scendevano sulle guance sebbene facesse ogni sforzo per contenerle. Non pot toccar cibo; aveva la gola serrata, e poteva appena rispondere a monosillabi alle rare parole che Harold le rivolgeva, frenando la propria irritazione.
Quando tornarono nella sala il duca le disse freddamente: Yldiz, credo che tu abbia bisogno di stare un po' sola per calmarti. Quando avrai un altro viso, torner.
E usc, senza che lei cercasse di trattenerlo.
...
.
...
Capitolo 3.
...
.
...
Rimasta sola, Yldiz corse alla porta a vetri
e l'apr. Fadi non c'era pi. Se era rimasto
ferito, dovevano averlo gi portato via.
Yldiz risal nel suo appartamento e chiam
la Blown alla quale disse di informarsi del
piccolo persiano. Non era cosa facile, poich
i domestici orientali vivevano appartati dagli altri.
La cameriera riusc tuttavia a informarsi,
e rifer alla padrona che Fadi aveva la
spalla sinistra fratturata e una ferita alla testa, ma non grave.
Yldiz chiese:  almeno assistito, quel povero ragazzo?
Se ne occupa Brahim, Vostra Grazia.
Ma per rimettergli a posto la spalla ci
vuole un medico!
Brahim dice che non pu chiamarlo
senza l'ordine di milord.
Eppure bisogna impedire che Fadi rimanga
infermo! Vada dunque Brahim a informare
della cosa il padrone.
Non oser mai! Fadi  stato punito
da Sua Grazia, e in casi simili sappiamo bene
che non sarebbe prudente ricordarglielo.
Che fare, mio Dio? Che fare? mormor
Yldiz, preoccupata.
Si sentiva incapace di persuadere Harold,
provando anch'ella quel timore che il duca
ispirava a tutti quelli che lo circondavano.
Bisognava dunque che tacesse sempre davanti
alle ingiustizie e alla crudele durezza del
marito?
Oppressa dall'angoscia, trascorse un pomeriggio
molto penoso. Il pensiero del povero
ragazzo la tormentava. Ripensava inoltre
alla scena con Harold, alle parole di lui,
e a quello sguardo di belva corrucciata che
fino ad allora non aveva mai avuto per lei.
Eppure quegli occhi sapevano talvolta accarezzare
tanto dolcemente!... E quella voce
imperiosa aveva calde intonazioni per chiamare
Yldiz mia cara stella!
Ma che amore era quello, se poi egli non
esitava a infliggerle tante pene, tante inquietudini,
a pretendere di strapparle dal cuore
la piet per il suo prossimo?
E tutto ci, per un capriccio di autocrate,
poich invano ella cercava il motivo della sua
collera contro Fadi, dell'irritazione contro
il vecchio prete, della interdizione di scrivere
alla signora Darley.
Le cost molto, quella sera, scendere all'ora
di pranzo. Era impensierita all'idea di
ritrovarsi con lui, temendone altre dure parole.
Si era guardata allo specchio e aveva
visto che appariva abbattuta; era pallida e
aveva gli occhi cerchiati. Ci lo avrebbe certamente
irritato.
Scese, e non trov Harold in sala; e neppure
apparve quando il maggiordomo annunzi
che il pranzo era servito.
Alla domanda che ella gli rivolse, il maggiordomo
rispose che Sua Grazia passava la
serata a Palermo.
Reprimendo il suo turbamento, ella and
nel salotto da pranzo. Aveva il cuore stretto.
Si sentiva offesa dalla mancanza di riguardo
del marito verso di lei.
Accadr spesso cos? pensava. S, certamente,
finch non piegher senza resistenza
davanti a lui.
Le distrazioni di Palermo non erano valse
a placare il duca, a giudicare dal suo umore
la mattina dopo. Sebbene fosse tornato a casa
molto tardi, usc a cavallo prima delle sette
e torn alle undici. Nel vestibolo del primo
piano incontr la Blown e le chiese se la
duchessa era scesa.
No, Vostra Grazia. Milady si sente
male; ha la febbre e un forte mal di testa.
Informa Vostra Grazia che non potr essere
presente al pranzo.
Egli chiese brevemente:
Niente di serio?
Non credo, Vostra Grazia.
Harold si diresse verso il suo appartamento.
La Blown lo segu con gli occhi pensando con tristezza: Povera piccola duchessa! Comincia gi... e non  un mese che sono sposati!
Tornata presso la sua padrona, che era annientata da una notte insonne e da pensieri angosciosi, le disse: Ho informato milord il duca dell'indisposizione di Vostra Grazia.
Yldiz mormor: Bene.
E chiuse le palpebre stanche contenendo un doloroso sospiro.
Non era neppure entrato in camera sua pur sapendola sofferente! Ma doveva abituarsi a simili e ben altre prove!
Nel pomeriggio inoltrato, sentendosi meno abbattuta, volle alzarsi sperando che l'aria
aperta dissipasse il suo mal di testa. Scese in giardino e s'inoltr in uno dei viali soleggiati.
Tra le palme, i cactus, le dracene enormi, rose e rose frammischiavano le loro
corolle purpuree, nivee o gialle. Invadevano tutto, inghirlandavano vecchie colonne di
marmo, i frammenti di una fontana, le arcate di una galleria moresca, formando festoni
o avvincendo statue antiche. A Yldiz piaceva molto quell'immenso giardino profumato,
folto di vegetazione meridionale. Ma quel giorno ella rimaneva insensibile a tanta
bellezza. Passava distrattamente attraverso il boschetto di aranci scintillanti sotto il sole,
passava sotto le arcate fiorite... finch, stanca, si ferm vicino a un piccolo chiosco di marmo rosa e si abbandon sopra una panchina vicino all'ingresso.
Era l da pochi momenti quando un passo fece scricchiolare la ghiaia del viale. Apparve
l'alta figura di Harold. Yldiz sussult, ma s'impose di esser calma per affrontare il duro sguardo e la ironica freddezza che gi prevedeva.
Il duca si avvicinava senza fretta, con la sigaretta tra le labbra. Guardava fissamente la giovane donna il cui viso, dapprima arrossito, andava di nuovo impallidendo. Sul fondo di rose gialle e bianche che coprivano il chiosco la bella figura abbandonata aveva alcun che di commovente. Un riflesso di sole scherzava tra i suoi capelli d'oro e sull'abito di seta bianca che ne disegnava le forme armoniose.
Quando Harold le fu vicino, le disse con una ironia che un osservatore avrebbe forse giudicata forzata: Ti sei rimessa, Yldiz? Vedo con piacere che si trattava di cosa lieve.
Speravo che l'aria giovasse al mio mal di testa; ma non mi ha giovato affatto.
Con gesto distratto Harold gett via la sigaretta, poi sed accanto a lei avvolgendole con un braccio le spalle.
Perch hai fatto la bimba cattiva?
Ella si raddrizz con un gesto di fiera protesta.
Non sono pi una bimba, Harold. Certo, non ho esperienza, sono molto giovane, questo  fuori dubbio; ma so riflettere, sentire profondamente... e soffrire.
Un singhiozzo le sal alla gola, mentre sotto la mano di Harold rabbrividiva e le lacrime sfuggivano di sotto le ciglia abbassate.
Harold attir a s la graziosa testolina.
Ti ho dunque dato tanto dolore, mia piccola stella?
Baciava frattanto le palpebre palpitanti.
Yldiz trattenne un nuovo singhiozzo.
Via, Yldiz, asciugati codeste brutte lacrime!
Non voglio vederti soffrire... mi sei cos cara!
Certo, bisognava che gli fosse cara davvero perch pronunziasse simili parole!
Con voce sommessa Yldiz sussurr: Soffrir sempre quando sarai spietato, come... come fosti ieri.
Ebbene, ti contenter, mia sensitiva. Ora, calmati.
Ma dopo tante ore di angoscia avveniva una reazione: ella singhiozzava ininterrottamente, appoggiata alla spalla di Harold che le copriva il viso di baci appassionati.
Sei il mio amore... sei la mia gioia, Yldiz! Voglio renderti felice. Chiedimi tutto, non ti rifiuter pi niente.
I begli occhi brillanti di lacrime si levarono su lui con una ancor trepida speranza, perch ella non osava credere che una tale vittoria fosse possibile.
Harold, fai dunque chiamare un medico per curare Fadi! Il povero piccino ha una spalla fratturata.
Ne dar l'ordine quando torneremo in casa... e credo che dovr anche permetterti di scrivere alla signora Darley, nonch lasciare il reverendo Carson alla parrocchia di Leigham.
Oh, Harold!
In uno slancio di gioiosa riconoscenza, Yldiz gett le braccia al collo del marito. Perdonami di aver dubitato di te... di non aver capito che... che... Che ti amo molto pi di quanto sia ragionevole amare?
Che bambina sei! E sorridendo soggiunse, sempre tenendola tra le braccia: S, sei una bambina, sebbene non voglia convenirne. Ma io ti amo cos, mia Yldiz..... mio bel fiore ignaro della sua avvincente fragranza!
...
.
...
Capitolo 4.
...
.
...
Dopo le nozze di Harold, lady Treswyll e
sir Ettore erano tornati a Dorgan-House, loro
residenza londinese. Pensavano che gli sposi
sarebbero presto riapparsi a Elsdone Castle,
ben sapendo che Harold stimava i viaggi di
nozze la cosa pi stupida di questo mondo.
Invece, dopo aver trascorso due mesi in Sicilia,
il duca si attardava in una crociera sul
Mediterraneo, poi, a met marzo, si era trasferito
per qualche settimana a Parigi in un
vecchio palazzo che aveva acquistato da una
nobile famiglia imparentata con i Dorgan.
Ebbene, ecco una luna di miele degna
di nota! borbottava sir Ettore. Bisogna
credere che quell'acqua cheta gli piaccia
molto. Ma stia attenta... perch con Harold
la rupe Tarpea  sempre vicina al Campidoglio.
Lady Treswyll strideva di gelosia leggendo
nelle cronache mondane lodi sperticate della
giovane duchessa presentata dal marito all'alta
societ parigina. Inoltre, una sua sorella,
la signora di Vaucelles, sposata a un
membro dell'aristocrazia francese, le scriveva
lettere entusiaste sulla giovane duchessa.
Siamo tutti infatuati della tua graziosa nuora. Vorrei che i miei figliuoli s'imbattessero in donne come quella. Felice Harold che ha scoperto quel gioiello!
Sembra per che lo apprezzi al suo giusto valore. Si vede bene che ne  innamoratissimo. Sta sempre con lei e la inizia con molto garbo alla vita mondana, senza per questo trascurare di farle conoscere la Parigi artistica e intellettuale.
Non nego che ne siamo tutti piuttosto stupiti, perch, insomma, tuo figlio, mia cara Jane, non sembrava molto incline al vero amore, e le sue cotte, piuttosto inquietanti, facevano supporre che la donna sulla quale si sarebbe fermata la sua scelta avrebbe avuto ragione di versare molte lacrime. Invece, questa graziosa Yldiz sembra incantevolmente e pienamente felice. Harold appaga ogni suo desiderio, come potei capire l'altro giorno intrattenendomi con lei. Mi disse con malcelata tenerezza: Harold  tanto buono!... Per rendermi felice farebbe qualunque cosa!
Rimasi alquanto stupita. Francamente, Jane, non credevo che il mio fiero nipote fosse capace di tanto tenero amore. Figurati che ha una gelosa cura di scegliere per sua moglie letture, spettacoli, relazioni, che non possano offuscare un'anima giovanile e di cos mirabile candore.
Tuo figlio  straordinario, mia cara! Da lui c' da aspettarsene sempre delle nuove! Speriamo che ormai continui a comportarsi cos, per la maggior felicit della bella Yldiz.
Quando lady Jane lesse questa lettera a sir Ettore, questi aggrott le sopracciglia, poi fece una spallucciata e disse, sogghignando: Sono certo che acqua cheta pagher cara la sua felicit!
Insomma, zio, come ti spieghi un fatto simile? Quella donna  bella, non dico di no; ma infine mi pare che non abbia in s quelle doti che egli ha trovate in altre donne.
Sir Ettore sibil tra i denti: Forse in quella beghina ne trova delle nuove... e ci lo svaga.
Sul finire di aprile Londra vide apparire il duca e la duchessa di Pengdale. Si stabilirono a Brasleigh-House, la vecchia residenza ducale, aristocratica e sontuosa. Uberto vi si trovava gi da qualche giorno sotto la sorveglianza di un precettore. Egli tornava da Antibes dove era stato per tre mesi ospite dei Blasdone che passavano l'inverno l per la salute di una delle loro figliuole. Harold, desiderando allontanare ogni nube dalla fronte di Yldiz, aveva profittato di quella occasione per sistemare il giovane in un ambiente familiare molto accogliente e che piaceva alla moglie. Uberto ne aveva ricavato vantaggio moralmente e fisicamente. Tornava quasi guarito, pronto a iniziare quegli studi di pittura che ora suo cognato non avversava.
Quanto alla signorina Costanza, era rimasta a Deerden perch la sola idea di un trasferimento la sgomentava. Ma tra il duca e la moglie era deciso che ella avrebbe abitato un appartamento a Elsdone Castle appena vi si trasferissero loro stessi, cio sul principio dell'estate.
Il giorno dopo il loro ritorno, Yldiz e Harold andarono a pranzo a Dorgan-House.
Lady Treswyll e suo zio furono subito colpiti dal cambiamento avvenuto in colei che pochi mesi prima era partita da Deerden timida, timorosa, visibilmente a disagio sotto lo sguardo di Harold. Vedevano ora una donna che si comportava con graziosa disinvoltura, la cui bellezza era in fiore e che, come diceva la signora di Vaucelles, sembrava felicissima.
Nei begli occhi vellutati risplendeva ancora un'anima pura e profonda; la tenerezza fiduciosa con cui si alzavano sul marito dimostrava che Harold non dava pi motivo di timore e di penosa soggezione alla giovane duchessa.
Sir Ettore osserv che Yldiz aveva l'aria di una trionfatrice, e che Harold le usava delle attenzioni veramente rare. Credette anche di notare che nella conversazione il duca temperava la consueta fredda ironia e si compiaceva a mettere in valore l'intelligenza e la fine cultura della moglie.
Quando gli sposi se ne furono andati, il vecchio disse alla nipote in un tono beffardo che accusava un gran malumore: Harold mi sembra innamorato... per ora. Che ne dici, Jane?
Lady Treswyll condivideva il suo parere. Pare anche a me. Non la lascia mai con lo sguardo. Credevo che Mary esagerasse; ma devo arrendermi all'evidenza. Veramente non avrei mai potuto immaginare che quella bimbetta...
Sir Ettore alz le spalle.
Bisogna diffidare delle ingenue, sappilo,
cara mia, specialmente quando hanno il pericoloso
fascino di costei. Perch  davvero
seducente, quella Yldiz! Me ne sono accorto
stasera, molto pi di quanto non avevo potuto
fare prima.
Lady Treswyll strinse nervosamente le labbra.
Moriva di rabbia ripensando a quella
giovane donna cos bella e felice, trionfante
perch Harold l'amava e abdicava per lei al
suo orgoglioso disprezzo.
Sir Ettore guardava la nipote e ne indovinava
i pensieri, perch la conosceva bene. In
tono canzonatorio le disse:
Credo che tu non sia entusiasta della
tua ammirevole nuora, Jane. Ma stai tranquilla:
la costanza non  una delle virt di
Harold, e la bella Yldiz se ne accorger presto.
Cos sarai soddisfatta vedendola soffrire
umiliata, in preda a quelle pene che provano
tutte le donne abbandonate da Harold, pene
che, a quanto dicono, sono incurabili, perch
non possono n dimenticare n odiare quel
mio terribile nipote!
Lady Treswyll arross rispondendo:
Zio, non penserai mica che io auguri
una simile sorte a quella bambina, eh?
Sir Ettore sogghign:
Non osi confessarlo a te stessa. Ma io
conosco bene il cuore delle donne... e ti dico
che sar un bel giorno per te quello in cui verranno
a dirti: Tua nuora non  pi amata
da suo marito, e soffre come tutte le altre.
Zio, sei abominevole!
Egli ghign di nuovo. Si avvicin a lady
Treswyll, la prese per le braccia, la condusse
davanti allo specchio e le disse con sferzante
ironia:
Guarda, cara Jane, hai quarantotto
anni; il fresco incarnato che era la tua pi
grande attrattiva,  sciupato, e nessuna delle
cure che pratichi pu cancellare le rughe nascenti.
Yldiz ha diciannove anni, e la sua bellezza
offusca le pi belle donne di nostra conoscenza.
Hai osservato il suo collo, le sue
spalle? Sono incomparabili. E la vicinanza
dei tuoi pallidi capelli biondi faceva apparire
pi caldo il bel castano dorato dei suoi.
Con gesto quasi violento lady Treswyll
sfugg alle mani che la tenevano.
Sei un demonio! disse con voce soffocata.
Egli rise malignamente e ribatt: Forse  vero.
S, era veramente un odio demoniaco quello
che germogliava nell'animo di quell'uomo.
Egli temeva che Yldiz fosse capace di demolire
la sua opera di perversione e a poco a
poco portasse Harold ad altre idee. Gi si era
accorto, con amara delusione, che suo nipote
non aveva profittato pienamente delle sue
belle lezioni, poich era stato capace di lasciarsi
sopraffare dall'amore. Se l'oggetto di
questo amore fosse stato di tutt'altro genere,
non si sarebbe impensierito; ma Yldiz era
unica sotto ogni punto di vista. Sir Ettore
lo aveva capito, e capiva anche che la
bellezza esteriore della giovane non era la pi
potente causa di questo attaccamento tanto
contrario ai princpi professati dal duca di
Pengdale. Ebbene, che questi fosse ora sensibile
al valore morale, alla grazia e alla purezza
di un'anima femminile, ecco ci che sbigottiva
e irritava al massimo il perfido vegliardo
che vedeva in ci la prova che il suo
discepolo non era completamente pervertito come lui.
Era bens sicuro che Harold non si sarebbe
fatto scrupolo di mantenere la fedelt
coniugale, ma temeva che Yldiz conservasse
ugualmente su di lui il suo potere morale. Insomma,
la odiava per istinto, con tutta la
malvagit dell'animo suo; la odiava, come
sanno odiare gli spiriti infernali, perch era
purezza, luce, fede ardente, e perch sentiva
in lei l'orrore del male di cui egli era impastato.
Da quel momento Yldiz ebbe un nemico nascosto
che si propose di nuocerle cogliendone ogni occasione.
Non contento di attizzare la gelosia di lady
Treswyll contro la bella nuora, il maligno
seppe abilmente accenderla nelle donne che
il duca di Pengdale aveva disdegnate, come
la bella Doumine che, dopo vani tentativi
fatti al ritorno di Harold da Parigi, cercava
ancora di richiamare a s l'attenzione dell'uomo che amava pazzamente.
In ci il compito di sir Ettore era facile:
presentata a Corte, Yldiz vi aveva ottenuto
un vero successo che fu solo il preludio di
quello che riport nel bel mondo dove la present
suo marito. E tanto bastava a esasperare
in sommo grado l'invidia e la gelosia femminile.
Gli uomini dicevano:  troppo fortunato
quel duca di Pengdale! e facevano la corte
a Yldiz, molto prudentemente, s'intende, poich
neppure i pi audaci avrebbero osato indisporre
un padrone di quel genere.
Inoltre, Harold lasciava raramente sola la
moglie. I servitori di Brasleigh-House, incontrandosi
con quelli di Dorgan-House, dicevano tra loro:
Non c' coppia di sposi che vada pi
d'accordo di questa! La duchessa ottiene dal
marito tutto quello che vuole.
Questo discorso venne agli orecchi di sir
Ettore, che fremette di collera.
Egli seppe anche che Yldiz praticava liberamente
la sua religione, e che aiutava molto
le opere di carit. Dal suo cameriere, che
aveva parenti a Norcester, fu informato che
il curato di Leigham, di cui il duca aveva
prima decretato il trasferimento, rimaneva
definitivamente nella sua parrocchia. Per
giunta, contrariamente alla decisione che
aveva gi presa, il signore di Deerden faceva
restaurare il convento di San Jude. Tutto ci
era dovuto, e in paese lo sapevano, all'intervento
della duchessa che, inoltre, mandava
alle sue care monache forti soccorsi pecuniari.
Sir Ettore, ben sapendo quanto il nipote
avesse sempre detestato le donne devote,
aveva supposto che su questo punto almeno
sarebbe stato irriducibile. Egli vide dunque
in una simile condiscendenza uno dei pi
pericolosi sintomi del potere che Yldiz aveva su lui.
Ma che fare? Come lottare contro tanto potere,
ora che in Harold trovava una freddezza
scostante. Era evidente che Yldiz allontanava da lui il nipote.
A questo pensiero il vecchio trasaliva di
collera. Quella donna era la sua nemica, e se
un giorno fosse stata infelice, scacciata dal
piedistallo sul quale la teneva il marito, nessuno
ne avrebbe goduto quanto lui.
Un pomeriggio, mentre aspettava alcune
amiche per il t, lady Treswyll vide apparire
lo zio nel salotto. Lo aveva pregato di domandare
a Harold se, come proprietario di
Dorgan-House, le permetteva di far togliere
dal salotto alcune vetrate antiche che oscuravano troppo la stanza.
Ebbene, ha dato il permesso, zio? gli domand subito.
S, s, mia cara. Ma non credere che sia
merito mio, n che Harold abbia voluto farti
un piacere. Senti, ti racconter tutto minutamente.
Mi presento, e un servitore mi dice
che il duca  uscito da poco, ma che la duchessa
 in casa, e che pu domandare a lei
se sa quando torner. Gli ordino di annunziarmi
alla mia pronipote, alla quale avrei
fatto io stesso la domanda. Dopo poco sono
stato introdotto nel salottino del diciottesimo
secolo di cui Harold ha fatto una delle meraviglie
di Brasleigh-House. Yldiz era seduta
l, in una poltrona, intenta a ricamare. Aveva
un vestito incantevole, Jane, di seta rossa
guarnita di zibellino. Era bella da far paura...
da far paura per il senno di Harold, te
lo confesso.
Mi ha fatto accomodare e mi ha detto che
suo marito sarebbe tornato tra una diecina
di minuti. Io stupivo, intanto, della condiscendenza
di mio nipote, lui tanto indipendente,
si degnava ora d'informare la moglie
della durata della sua assenza! Poi, mentre
lei parlava, guardavo un bel canino accucciato
sopra un guanciale, vicino a lei. Visto
dove fissavo lo sguardo, ella ha sorriso e ha
detto:
L'altro giorno lo vidi all'Esposizione
e mi piacque tanto, e il giorno dopo Harold
me lo regal.
Io ho osservato:
Eppure lui detesta i cagnolini da salotto
che qualifica  bestie stupide !
Lei si  messa a ridere e, preso il cane
sulle ginocchia, ha replicato:
Ma. zio, se li detestasse, non me lo
avrebbe regalato! Io non gliel'ho neppur
chiesto!
Lady Treswyll, a labbra strette, gett una
cupa occhiata verso il cagnetto rannicchiato
in una elegante paniera, che pi di una volta
aveva riscosso dal figlio quello sprezzante
qualificativo.
Sir Ettore fece un sorriso maligno.
L'opinione cambia a seconda dei casi;
che ne dici, Jane? Quella Yldiz deve avere
un certo modo di guardare il marito quando
lo ringrazia, da incantarlo! Ha certi occhi!...
Ma ascolta ancora. Profittando della occasione,
le ho domandato dove fossero i due
molossi Kiamil e Leda che non ho pi visti
dal ritorno di Harold. Yldiz mi ha detto che
li ha mandati nel suo dominio di Afton-Court,
perch lei non poteva abituarsi alla loro presenza.
Lady Treswyll esclam:
Come? Quei bei cani dai quali non si
separava mai?
Ma s, s, mia brava Jane! Eh, temo che
avremo da vederne ben altre!... Quando un
uomo come Harold  preso dalla passione, fa
cose da pazzo.
Volevo interrogare la duchessa sul conto
di suo fratello, ma Harold  sopraggiunto.
Mi  sembrato seccato di trovarmi l e mi ha
chiesto subito il motivo della mia visita. Teme
forse che tenti la conversione all'inverso di
sua moglie?... Oppure che le dia informazioni
interessanti circa l'emiro Abd-el-Rhamon?
Eppure deve sapere che, se anche ne
avessi uno struggente desiderio, non oserei!...
Comunque sia, l'ho sentito mal disposto a
mio riguardo e ho pensato: Se non sbaglio,
la mia carissima nipote dovr tenersi le vetrate!
Ho presentato tuttavia la tua richiesta.
Lui, sedutosi accanto alla moglie, ne carezzava
una mano. Ha bellissime mani, Jane,
lo hai notato? Non ne ho mai viste di cos
perfette. Ma via, Jane, non mi guardare con
quell'aria feroce!... Non sono mica la tua
nuora, io!
Fece una perfida risata, poi continu il suo
racconto:
Harold mi ascoltava con aria distratta.
La bella mano lo interessava, visibilmente molto
pi di ci che gli dicevo. Alfine mi ha risposto:
Che strana idea! Quelle vetrate sono
inerenti allo stile della stanza, e se non ci
fossero bisognerebbe mettercele.
Ne ho convenuto con lui, ma ho soggiunto
che la stanza sarebbe pi ariosa, pi allegra,
pi gradevole a starvi.
Ebbene, che mia madre ne scelga un'altra.
Non mancano stanze laggi.
S, s, capisco... dal momento che non
vuoi, glielo riferir.
Qui Yldiz  intervenuta, e guardando il
marito con aria di rimprovero ha detto:
Ma, certo, mi pare che la cosa sarebbe
semplice. Quelle vetrate potrebbero essere rimesse
facilmente a posto quando credi. Per
ora. se a lady Treswyll fa piacere toglierle,
dovresti contentarla.
Lui ha sorriso teneramente e le ha baciato
la mano. Poi si  voltato verso di me
dicendo:
Come si pu discutere quando un simile
avvocato prende a difendere una causa?
Di' a mia madre che permetto la remozione
delle vetrate purch ci venga fatto con le
debite cure.
Aveva una certa aria di sfida canzonatoria,
che mi  stata molto sgradevole.
Lady Treswyll incollerita, dichiar:
Non far togliere le vetrate. Non me ne
importa pi nulla. Se Harold non ha acconsentito
spontaneamente alla richiesta di sua
madre, non voglio accettare tale concessione
per merito di quella donna... di quella intrigante
che ha stregato il mio figliuolo.
Non ti lasciar trasportare dalla collera,
Jane!... Non si tratta di stregoneria; Harold
non  suscettibile di simili cose. No; ha armi
ben diverse da quelle... armi pi potenti.
L'invidia era la ispiratrice del vecchio, che
soggiunse dentro di s:
Far pagar caro a quella donna lo sguardo
che mi ha rivolto Harold, quasi volesse dirmi
ironicamente:  Vedi che caso faccio delle tue
lezioni, dei tuoi consigli? Ho dato tutto il mio
cuore e tutta l'anima mia a questa cara ragazza,
pia e fervente che ti ha in tal modo
sconfitto, vecchio diavolo che sei! . Eh! Non
serbo rancore al mio bel nipote, no! Quello
ormai  un pazzo. Ma responsabili della follia
degli uomini sono sempre le donne... e,
in questo caso, la colpa  della troppo incantevole
Yldiz. Dunque, in guardia, mia
bella duchessa di Pengdale, perch se posso
procurarti qualche dispiacere, non me ne lascer
certo sfuggire l'occasione.
...
.
...
Capitolo 5.
...
.
...
Qualche giorno pi tardi, un tepido pomeriggio
di maggio Yldiz si rec con lady
Blasdone al palazzo di Westminster per assistere
a un'adunanza alla Camera dei Lords.
Il duca di Pengdale occupava di rado il suo
seggio di pari; ma quel giorno veniva trattata
una questione di politica orientale, ed
egli doveva intervenire nella discussione col
peso della sua opinione, basata su una particolare
competenza, e con l'incontestabile
prestigio della sua bella intelligenza.
Sir Ettore arriv in ritardo e prese posto
in una delle tribune gremite. Una giovane signora
vicino a lui si volt per guardare il
sopraggiunto, e questi disse a bassa voce:
Oh, lady Brasleigh! Siete venuta a prendere
un po' d'aria di Londra?
S, non posso farne a meno di tanto in
tanto. Elsdone Castle manca di distrazioni.
Tacquero per ascoltare l'oratore che in quel
momento era lord Blasdone. Con la coda dell'occhio
sir Ettore guardava Ulda.
 ancora bella, la svedese, bench ingrossata...
Ma fa sempre figura. Sono sicuro che
 sempre innamorata di Harold e che detesta
Yldiz con tutte le sue forze...
Poi, seguendo la direzione dello sguardo
della giovane donna, sorrise beffardo. Lady
Brasleigh non abbandonava con lo sguardo
il lato della sala dove era seduto il duca di Pengdale.
Chinandosi al suo orecchio il vecchio le domand: Mio nipote ha gi parlato?
Ella trasal come distolta da un sogno, e fece un segno affermativo. Bene o male?
Diamine... mirabilmente!
Ed egli replic: Sono uno sciocco!... Non bisogna fare certe domande a una donna, quando si tratta di lui; d un giudizio troppo parziale.
Ulda arross e gir la testa con visibile contrariet. A lord Blasdone succedettero due oratori. Poi, richiesto da uno dei membri dell'assemblea, il duca di Pengdale svolse un concetto, precedentemente enunciato da lui, in termini chiari e con voce vibrante.
Sir Ettore borbott: S, s, bene... molto bene! Sorprendente, questo Harold! Farebbe strada nella politica, se volesse avventurarvisi.
Poi guard lady Brasleigh, ed ebbe uno dei suoi pi malvagi sorrisi leggendo la passione in quel viso di donna.
Povera Ulda! Il concetto espresso dal duca poco le importa... si appassiona per l'oratore, invece! E molte altre donne qui presenti fanno altrettanto...
Finita la seduta, Ulda lasci la tribuna, e arriv vicino all'uscita nel momento stesso in cui vi si avvicinavano Yldiz e lady Blasdone.
La giovane duchessa, molto ossequiata e molto ammirata, rispondeva con grazia a
tanti omaggi. L'ombra di un grande cappello nero e la stola di zibellino donavano molto
al candore della sua carnagione. I suoi begli occhi dalle lunghe ciglia, sorridevano dolcemente.
Mentre scendeva la scala con portamento dignitoso e modesto a un tempo. Harold
la raggiunse in compagnia di suo zio, il marchese di Shetford, e di lord Blasdone.
In quel momento sir Ettore si trov alle spalle di Ulda.
Ebbene, lady Brasleigh, bisbigli che ne dite della nostra duchessa? Incomparabile, non  vero?
Ulda non rispose. Accigliata, fissava gli occhi
pieni d'odio sulla giovane donna sorridente,
che parlava a lord Shetford inchinato
a baciarle la mano. Nella luce tenue del tramonto
il velluto azzurro cenere del vestito di
Yldiz, prendeva delle tonalit ancora pi delicate;
le perle che portava al collo lucevano
sulla pelle vellutata. Harold l'avvolse con uno
sguardo ebbro di felicit, sguardo che non
sfugg a Ulda e neppure a sir Ettore.
Questi sogghign: Sono una coppia stupenda, non c' dubbio.
Harold va pazzo di sua moglie.  credibile?
Quella donna fa di lui ci che vuole. Voi
non avete mai potuto fare altrettanto del mio
temibile nipote, non  vero? 
Una voce sibilante replic:
No, lo sapete bene, sir Ettore; n io
n altre.  sempre stato freddo, sprezzante e
talvolta cattivo con quelle che considerava
trastulli... e ha spezzato il loro cuore, spietatamente.
Talune ne sono morte. Se le mura
di Medjine-Park potessero parlare!...
Ella s'interruppe serrando nervosamente le
labbra. Sir Ettore chiese incuriosito:
Ebbene, che cosa c' stato a Medjine-Park?
Ulda lo guard in viso.
Non lo sapete?
No, Harold non mi ha mai parlato dei
misteriosi ospiti di quella dimora. Informatemene
voi, se lo sapete.
Ella scosse la testa.
Non lo far. Se il duca ha creduto bene
di non mettervi a parte di tale segreto, non
voglio rischiare di indisporlo, io, che dal lato
pecuniario sono alla sua merc. Arrivederci,
sir Ettore.
Si allontan rapidamente, nel momento in
cui Harold voltava la testa verso la giovane
donna e sir Ettore.
Quest'ultimo si avvicin al gruppo del duca.
Harold gli domand:
Mia madre non  venuta?
No, aveva accettato l'invito dei signori
Dornswell che danno una festa.
Ho capito. Avevamo ricevuto l'invito
anche noi. Ha fatto togliere le vetrate?
Sir Ettore rispose, esitando:
No... credo che vi abbia rinunziato...
poich pareva che ci ti dispiacesse; ha preferito
lasciarle al loro posto.
Harold fece un sorrisetto canzonatorio, e
rivolto alla moglie le disse:
Vedi, Yldiz, era inutile che tu implorassi
in proposito. Era un semplice capriccio.
Eppure tu mi avresti quasi accusato di essere
un cattivo figlio che rifiuta alla madre la luce
del giorno nell'unico salotto disponibile. Vedi,
le donne sono delle grandi capricciose, esclusa
te, s'intende, che sei unica in tutto.
Sir Ettore riport con cura queste parole
a lady Treswyll sottolineando l'accento di disprezzo
che dava loro maggior peso; e vi aggiunse
questo avvertimento:
Sono certo che Harold, furbo com', ha
capito benissimo che non volevi esser debitrice
alla nuora di questa piccola soddisfazione.
Non ti meravigliare dunque, mia cara,
se ti punir in qualche modo, e da ora innanzi
non essere tanto suscettibile se vuoi vivere in
pace all'ombra di sua moglie. Poich non dobbiamo
illuderci, Jane: finch Yldiz sar la
sua passione, Harold esiger che stiamo tutti
in adorazione davanti a lei.
Lady Treswyll disse sordamente:
Mai!... Mai!...
Sai bene che, come sempre, piegherai
sotto la sua volont! Io pure, del resto...
bench soltanto in apparenza. Ma si pu sempre
sperare di prendersi una rivincita. L'avvenire
 dei pazienti, mia cara Jane.
Alla fine di giugno il duca e la duchessa
di Pengdale lasciarono Londra per visitare i
fiords della Norvegia. Yldiz era stanca di
quella vita mondana che poco le piaceva. In
mezzo alle adulazioni e agli svaghi, ella rimaneva
semplice, senza montarsi la testa, e
preferiva le giornate che poteva passare sola
con Harold. Esultava quando egli le diceva:
Oggi staremo a casa, soli soli; vuoi, mia
diletta? Soli come a Triani.
Triani era il palazzo siciliano di cui serbavano
caro ricordo.
Mentre il panfilo conduceva verso la Norvegia
i due sposi, Uberto e il suo precettore
arrivavano a Elsdone Castle dove era preparato
un appartamento per la signorina Costanza
e per suo nipote.
La vecchia signorina lasci senza rimpianto
Deerden, la cui magnificenza un po' selvaggia
la immalinconiva. Elsdone Castle, pi ridente,
meno solenne, le piaceva di pi. Le
stanze erano ben esposte, ammobiliate con gusto,
e la servit addetta al loro servizio era
premurosa e solerte. Harold dimostrava cos
la sua simpatia verso i parenti della moglie,
che al tempo delle sue nozze aveva trattati
con noncurante superbia.
Ora Ulda non abitava pi al castello; il
duca le aveva assegnato come alloggio una
villetta nel parco.
Non vuole che abiti sotto lo stesso tetto
di sua moglie e mi scaccia da questa dimora!
ella aveva pensato quando l'amministratore
le aveva comunicato la decisione del duca.
Eppure... sono la vedova di Carlo, e duchessa
di Pengdale dovrei essere io!
Con la rabbia in cuore si sistem nella villetta,
che veramente era molto graziosa. La
signora Storven, che non sapeva rassegnarsi
al fallimento delle sue ambizioni materne, soffriva
tacitamente per non esasperare la disperazione
della figlia che si manifestava in
crisi di cupo furore. Ella continuava ad occuparsi
della piccola Maud che la madre trascurava
del tutto. La bimba era stata malata
tutto l'inverno. Il clima era troppo rigido
per lei. Ulda gi pensava di andare a passare
il prossimo inverno nell'isola di Wight; la
salute della bimba le avrebbe offerto il pretesto
da addurre al duca per evadere dalla solitudine
di Elsdone Castle.
Ma frattanto avrebbe dovuto vedere la
odiata Yldiz regnare l vicino, pienamente felice.
Nella regione erano gi noti i benefici
dovuti alla sua intercessione presso il duca,
e altri ne speravano quando fosse presente.
Dopo il suo ritorno da Londra, Ulda si
chiuse per qualche tempo nella sua villetta,
senza uscirne affatto. Poi fu presa da un'attivit
febbrile e intraprese lunghe passeggiate
per la campagna. Ma i suoi passi la riconducevano
sempre verso Medjine-Park. Sedeva
allora di fronte al muro merlato dal quale
ricadeva un manto di edera, e con gli occhi
fissi sulle fronde secolari dietro le quali si
nascondeva il piccolo palazzo saraceno, riandava
fremendo al tempo in cui Ulda Storven
aveva sacrificato quel buon nome che un'altra
fanciulla era stata pronta a difendere dalle
insidie dell'uomo dal quale tuttavia dipendeva la sorte della sua famiglia in miseria!
...
.
...
Capitolo 6.
...
.
...
Harold e Yldiz arrivarono a Elsdone Castle
verso la fine di luglio. La signorina Costanza,
dimentica l per l della presenza del suo imponente
pronipote, serrava tra le esili braccia
la giovane donna, e ripeteva, ridendo e
piangendo:
Come sei cambiata, mia piccola Yldiz!
Che bell'aspetto hai!
Harold disse con scherzosa allegria:
Come vedete, zia, non ha affatto l'aspetto
di una povera vittima, n di un agnello che
il lupo voglia sbranare!
La signorina Costanza volse verso di lui
uno sguardo timoroso.
Ma io non ho mai pensato...
S, s, lo avete pensato. Tutti lo hanno
pensato. Ma non ve ne serbo rancore, perch
ci era molto logico.
E sempre ridendo, Harold prese la mano
rugosa della vecchia signorina per baciarla.
Imparerai presto, cara zia, a non aver
pi paura di lui, disse Yldiz con una tale
sicurezza che stup la signorina Costanza.
A Leigham lo stupore non era minore
quando veniva rilevato il benefico effetto della
duchessa sull'animo del marito. La signora
Darley ringraziava Dio ogni giorno vedendo
che i suoi timori erano stati vani, e che la sua
cara Yldiz era una sposa felice. La vecchia
signora Dorne ammirava e lodava la generosit
del signore di Deerden che aveva concesso
al maestro di scuola un vasto orto
redditizio vicino alla sua casa. E lui, Silas
Dorne, reprimeva coraggiosamente la sua
pena d'amore e pensava:
Che gioia sapere apprezzata come merita,
quell'anima rara! Ne sono felice.
Qualche giorno dopo il suo arrivo Yldiz
ebbe la visita di lady Brasleigh. Harold gliel'aveva
presentata a Londra, a un ricevimento
all'Ambasciata di Francia. Accortasi della
freddezza con la quale egli trattava quella
parente, Yldiz gli aveva detto:
Mi sembra che tua cugina non goda
delle tue simpatie.
No, infatti. Sua madre e lei sono finte
e malvage. Con molta astuzia indussero mio
zio a permettere il matrimonio che volevano
a ogni costo. Quel povero Carlo si pent amaramente
di averla sposata; lo seppi da suo
padre che non perdon mai a Ulda di averlo
ingannato simulando virt che non aveva,
facendosi credere piena di affetto e di devozione
per lui e per Carlo.  una donna perversa,
ambiziosa, e, cosa che ti rivolter particolarmente,
mia cara Yldiz,  una pessima
madre. Ha una bambina di malferma salute,
della quale non si cura affatto, se non per
rivolgerle acerbi rimproveri.
Questo ritratto morale non aveva niente
che potesse disporre Yldiz in favore di lady
Brasleigh. Messa cos in guardia, rilev il
tono forzato nell'amabilit della giovane vedova,
e la strana espressione di certi sguardi
che fissava su lei. Si sent quasi sollevata
quando l'ospite prese commiato.
Mentre Ulda stava per andarsene apparve
Harold che la salut freddamente con poche
indispensabili parole di cortesia. Ella usc
furibonda da quella stupenda dimora dove,
in un quadro di raffinata eleganza, lasciava
l'oggetto della sua violenta passione, insieme
con quella donna odiosamente bella che
innegabilmente egli amava!
Lady Treswyll arriv ai primi di agosto, e
poco dopo arrivarono sir Ettore, i Blasdone,
il marchese di Shetford con la moglie e i pi
giovani dei ragazzi, poich i maggiori, sposati,
viaggiavano sul continente.
Qualche giorno dopo comparve anche la sorella
di lady Treswyll, la signora di Vaucelles,
col marito e il figlio, nonch Andrea
Charmois, il poeta, e la sua giovane moglie,
che la duchessa aveva conosciuti a Parigi.
Cos intorno a Yldiz si form un simpatico
e cordiale gruppo di persone. Lady Treswyll
dovette assistere ogni giorno al successo
della nuora, e la sua esasperazione veniva
aizzata da sir Ettore il quale si compiaceva
sottolineare ironicamente il tramonto della
donna matura, e suscitare la gelosia della
madre, che non era mai riuscita a conquistare
il cuore del figlio, che pure aveva amato moltissimo.
Anche tra la servit non c'era chi
non facesse a gara a esaltare la giovane duchessa
la cui carit si estendeva a tutti.
Harold, come era solito fare, lasciava ai
suoi ospiti la massima libert, e ci gli permetteva
di conservare la sua. Ogni tanto andava
con Yldiz a passare una giornata a
Deerden, e tornava a Elsdone Castle il giorno
dopo. Cos la signora Spread doveva costantemente
stare all'erta, soprattutto sapendo
che il duca era mal disposto a suo riguardo.
Badate di non scontentare n la duchessa
n me, le aveva detto perch
avete molto da farvi perdonare.
La donna aveva supposto che Yldiz volesse
vendicarsi della sua persecuzione incitando il
marito contro di lei; e ci non era vero; anzi,
solo a forza di domande abili e insistenti,
Harold era riuscito a sapere come si era comportata
con lei e ne era stato cos indignato
che l'avrebbe licenziata se Yldiz non lo avesse
pregato di non infliggerle tale gastigo. Ma
ormai Harold trattava la colpevole in modo
tale da tenerla in perpetua angoscia.
Yldiz si era ora affezionata al vecchio maniero
dall'aspetto selvaggio. Le piaceva il magnifico
vestibolo in cui si mescolava la sontuosit
dell'Oriente con quella dell'Occidente,
e amava soprattutto i giardini dai
quali si scopriva il mare. Appoggiata alla balaustrata
contemplava a lungo i flutti che si
rompevano di continuo contro gli scogli della
costa. Harold le narrava la storia dei suoi
antenati, pirati, filibustieri di mare, spietati
conquistatori. Ella rabbrividiva.
Discendi da gente terribile, caro Harold,
e Deerden meritava veramente il suo nome,
allora.
Un pomeriggio, risalendo per la spiaggia,
si fermarono al terzo giardino, sotto il viale
di carpini dove Harold aveva espresso alla
pupilla la sua intenzione di sposarla. Vicino
allo spiazzo che si apriva nel verde, ricordarono
quel momento, e Yldiz sorrise gaiamente
parlando dello spavento che aveva provato.
...mi dicesti che volevi condurmi a Medjine-Park, e magari rinchiudermici! A proposito,
quando mi farai vedere quel misterioso
piccolo palazzo?
Un'ombra vel lo sguardo di Harold.
Non ha niente di misterioso, cara, n
niente di notevole. E poi, gli manca quella
luce, quell'atmosfera adatta alla sua architettura.
In questi luoghi una dimora simile
stona e riesce malinconica. Tuttavia te la
far vedere ben volentieri appena avr ritrovato
la chiave che fu smarrita da non so chi, forse da Abdallah quando aveva l'incarico di tenerla in ordine.
SI, quando l'abitavano degli ospiti... degli orientali, credo.
Infatti.
Harold ebbe un lieve fremito.
Mentre Yldiz, pensosa, osservava le mura merlate, i fitti alberi che nascondevano il palazzo di Medina, uno sguardo inquieto si fissava su lei.
Con gesto teneramente imperioso Harold
circond col braccio la vita snella della moglie.
Vieni, Yldiz. Andiamo a fare un po' di musica lass.
Ella gli sorrise, felice e fiduciosa, ben lungi
dal supporre che la chiave smarrita era solo
un pretesto per tener chiusa davanti a lei la
porta di Medjine-Park; come non aveva supposto,
tempo addietro, che Harold, rimandando
in oriente il piccolo Fadi col pretesto
che era troppo pigro per poterne fare un buon
servitore, le avesse nascosto il vero motivo di quel licenziamento.
A Elsdone Castle, Yldiz teneva a meraviglia
il suo posto di padrona di casa; ma con
tatto squisito sapeva talvolta passare in
second'ordine rispetto alla suocera di cui ella
riconosceva cortesemente la competenza mondana.
Lady Treswyll, per paura del figlio, si
guardava bene dal dimostrare la sua animosit
verso la nuora. Sir Ettore ostentava di
rendere omaggio alla grazia e alle virt della
giovane duchessa. Niente dunque poteva avvertire
Harold degli odi che covavano contro
la moglie; tuttavia un segreto istinto gli faceva
qualche volta provare una certa diffidenza
verso lo zio e verso la madre.
Tutti i Blasdone invece erano entusiasti di
Yldiz, e a dire il vero tutti gli ospiti di Elsdone
Castle condividevano quell'entusiasmo.
Scendendo un pomeriggio all'ora del t nel
giardino a est, la duchessa si vide circondata
da un gruppo animatissimo formato da lady
Guendalina Bruswell, una delle figliuole di
lord Shetford, lady Mabel Blasdone, la bruna
signora Charmois e suo marito. Guendalina,
una bella figliuola che dava impulso agli svaghi, esclam: Ci  venuta una bellissima idea, Yldiz, riguardo alla grande festa di cui Harold parlava proprio in questi giorni. Vorremmo avesse tutto il carattere di una festa orientale e che fosse fatta a Medjine-Park. Che ne dici, cara?
Non ci vedo alcun inconveniente.
Allora ne parlerai a Harold?
Volentierissimo.
L'impulsiva Guendalina abbracci con entusiasmo la giovane donna.
Allora abbiamo causa vinta.
La signora Charmois disse allegramente:
Vedr con piacere quel famoso palazzo!
E anche voi, mie signore, poich neppur voi
lo conoscete!
Si rivolgeva a Guendalina e a Mabel. Questa
rispose:
Infatti. Harry l'altro giorno preg Harold
di farcelo visitare; ma pare che ne abbiano
smarrita la chiave. Mio fratello per
ebbe l'impressione che il duca non fosse
molto incline a soddisfare la nostra curiosit.
Yldiz intervenne:
Non lo credere, Mabel. Il fatto della
chiave  il solo motivo del rifiuto di Harold.
Neppur io, per quella stessa ragione, ho potuto
finora visitare il palazzo, che del resto
ha poco d'interessante, dice Harold. In ogni
modo, se la famosa chiave non verr ritrovata,
Harold far aprire la porta, uno di
questi giorni.
A pochi passi di distanza sir Ettore, che
fumava appoggiato con i gomiti alla balaustrata,
rivolse uno sguardo sardonico alla giovane donna.
Ecco Harold! disse Guendalina.
Mia piccola Yldiz, diglielo subito, perch ci
occorrer del tempo per preparare i nostri costumi.
Yldiz sorrise, e rivolta a Harold che si avvicinava
insieme col cugino Harry, disse:
Vieni qua, mio caro. Abbiamo qualcosa
d'importante da chiederti.
Sorrise anche lui, guardando ora la moglie,
ora il gruppo che la circondava.
Sentiamo dunque questa cosa importante!
Si tratterebbe di dare una festa orientale
a Medjine-Park...
Tu, Harold, dovresti intervenire vestito
da emiro; Yldiz, da uri. Sarebbe un sogno!
esclam entusiasta Guendalina.
Il sorriso mor sulle labbra di Harold,
mentre con voce breve rispose:
Mi dispiace dirvi che  impossibile.
Perch?
Semplicemente perch non voglio, cara
cugina. La festa verr data qui; non sar
orientale... ma ci divertiremo lo stesso.
La signora Charmois disse sospirando:
Avrei pur voluto conoscere l'emiro Abdel-Rhamon!
Harold replic freddamente:
Signora, non lo conoscerete mai. Quell'uomo
non esiste pi.
Poich lord Shetford si avvicinava, egli lo
raggiunse e cominci a parlare con lui. Guendalina
disse sottovoce, guardando Yldiz con
un certo rimprovero:
Se tu avessi insistito, forse avrebbe ceduto.
Mia cara Guendalina, io non insisto mai
con lui su cose di poca importanza.
Saggezza e bellezza vanno decisamente
alla pari in te, mia cara nipote!
Sir Ettore, che non aveva perduto niente
di quanto era occorso, si avanzava verso il
gruppo e s'inchinava galantemente davanti
a Yldiz.
La discrezione nel potere  una qualit
rarissima in una donna; eppure conferisce,
a quelle che ne sono dotate, maggior potere,
specialmente su cuori orgogliosi. Sono felice
di riscontrarla in te, cara Yldiz.
E si allontan con un sorriso ambiguo sulle
scarne labbra.
Mabel fece una smorfietta e sussurr:
Che espressione detestabile ha quel sir
Ettore! Non ti pare, Yldiz?
Ella ne convenne. Infatti, via via che conosceva
meglio il vecchio, la sua antipatia
per lui aumentava, diventava anzi una specie
di repulsione. Quell'uomo, lo aveva capito da
alcune riflessioni sfuggite a Harold, era stato
per lui un nefasto educatore. Pur senza sospettare
le demoniache tenebre di quell'anima,
Yldiz provava in sua presenza un malessere
che non sempre riusciva a dissimulare
agli occhi attenti del marito... e neppure a
quelli di sir Ettore, che l'odio spronava a essere un acuto osservatore.
...
.
...
Capitolo 7.
...
.
...
Nei giorni seguenti il vecchio dirigeva ogni
mattina la consueta passeggiata verso quella
parte del parco in cui si trovava la villetta
di lady Brasleigh. Col suo giardinetto fiorito
la piccola dimora era molto ridente; ma ci
non giustificava il subitaneo interesse che pareva
aver destato improvvisamente in sir Ettore
che non mancava di passare ogni giorno
davanti alla staccionata di legno verniciato e
di ispezionare con una rapida occhiata il giardino
dove la piccola Maud giocava quasi sempre
sotto la sorveglianza della governante.
Un giorno, nei pressi della villetta, si trov
di fronte Ulda, che passeggiava con un libro in mano.
Felice d'incontrarvi, lady Brasleigh. Non vi vediamo pi! Mi domandavo perfino se non foste assente.
Ella rispose con una sorda amarezza che non sfugg all'orecchio attento del vecchio: Non commetterei mai l'indiscrezione di presentarmi a Elsdone Castle senza esservi invitata, sir Ettore.
Che dite? La nostra bella duchessa vi mette forse in quarantena? Che sia un po'... gelosa? Eppure suo marito non gliene d alcun motivo!
L'aria beffarda di sir Ettore esasper Ulda, che disse con veemenza: Eh, lo so bene! Il duca si cura soltanto di sua moglie ... e disprezza tutte le altre donne.
Le tremavano le labbra dall'ira.
Sir Ettore assunse un'espressione di finta commiserazione.
 davvero cos, mia povera lady Brasleigh!
Pare incredibile, ma Harold  un marito fedelissimo e sempre pi innamorato. Potete
dunque rinunziare a ogni speranza di riconquistarlo!
Il sangue afflu al viso pallido e dimagrito di Ulda.
Non ambisco a conquiste, sir Ettore!
Sapete bene che un tempo fui cos stolta da credere a lord Treswyll; ma non dimentico
quanto fu crudele con me quando lasci l'Inghilterra, e ormai... ormai non lo amo pi.
Sir Ettore ridacchi.
S, s, capisco... lo detestate, il bel Harold!
Vorreste perfino vendicarvi di lui, non  vero... e colpire, se possibile, la bella Yldiz?
Ulda trasal. Il suo sguardo sprizzava odio.
Perch mi dite questo? chiese, fremente.
Perch mi piace conoscere i sentimenti
che gli altri nutrono verso la duchessa di
Pengdale. Ecco, qui c' una panca; sediamoci
e parliamo, poich forse c'intenderemo.
Su che cosa?
Lo capirete presto.
Incuriosita, ella sedette accanto a lui sulla
panca che le aveva indicata. Sir Ettore volse
uno sguardo intorno per assicurarsi che non
c'era nessuno, poi guard in viso la donna
che lo interrogava con quei suoi occhi verdastri
cerchiati di scuro.
Lady Brasleigh, raccontatemi tutto quello
che sapete di Medjine-Park.
Ella fece un gesto di sorpresa.
 questo che volete da me? Ma vi ho
pur detto che non posso parlare di ci, perch
il duca non mi perdonerebbe mai se sapesse...
Non sapr, ve lo prometto, ve lo giuro
sul nome dei Dorgan. Ma occorre che io sia
informato... perch pochi giorni or sono
seppi una cosa strana: Harold, al quale sua
moglie aveva chiesto di aprire Medjine-Park,
le disse che non poteva contentarla perch
ne aveva smarrita la chiave. Ebbene, non capisco
perch, sempre pronto com' a cedere
ai minimi desideri di Yldiz, trovi tanta difficolt
a fare abbattere quella porta oppure a
entrare dalla porta principale. Anche se la
serratura fosse arrugginita, un fabbro qualunque
ne verrebbe sempre a capo. Inoltre il
duca ha respinto anche la preghiera, rivoltagli
dagli ospiti, tramite la moglie, di dare
una festa orientale nel palazzo saraceno dove
avrebbero voluto che egli si presentasse nel
costume di emiro.
Ulda sussult e rise cupamente.
Una festa a Medjine-Park?... Non ha
osato. Per quanto spregiudicato sia, ha temuto
di vedere lo spettro della sciagurata che
vi ha fatto morire.
Che dite?
La mano ossuta di sir Ettore si pos su
quella di lady Brasleigh. Per alcuni istanti
si scrutarono a vicenda con lo sguardo.
Parlate! disse il vecchio. Avete
gi detto troppo!
A che pu servirvi quello che vi riveler?
A informare Yldiz sul passato del marito.
E se il duca venisse a saperlo?
Far in modo di non correre rischi e da
non farli correre neppure a voi. Ma bisogna
troncare quell'unione, lady Brasleigh! Bisogna
che Harold sfugga al potere di quella donna!
Vi pare dunque tanto terribile?
S, perch a poco a poco ella cambier
tutte le idee di mio nipote. Mi sono accorto
che Harold, sotto certi punti di vista  del
tutto cambiato. Figuratevi che un giorno mi
disse di guardare ai discorsi che facevo in presenza
di sua moglie; non vuole che mi sfugga
qualche discorso troppo libero, o qualche sarcasmo
contro la religione. Per chi lo conosce,
e sa in quanto disprezzo tenga l'animo
femminile, un tale riguardo  veramente sorprendente.
Ebbene, non voglio che scenda dal
piedistallo su cui l'ho messo, che diventi un
uomo come gli altri, debole davanti alla donna
amata, imbevuto di pregiudizi, di scrupoli che
ho fatto di tutto per soffocare in lui.
Ulda ebbe un lampo di perfida gioia negli
occhi, mentre osservava:
Capisco che anche voi la detestate.
S... e forse pi di voi. Perci cerco il
mezzo di metterla in discordia con Harold per
riuscire a separarli. Ora, quella chiave smarrita,
mi ha fatto sospettare che a Medjine-
Park siano accadute cose che Harold non vuol
render note alla sua cara Yldiz, e delle quali,
magari, abbia rimorso, sentimento che mai
aveva finora provato.
Avete indovinato. Quella dimora racchiude
un segreto di dolore e di disperazione
che per caso venni a conoscere il giorno del
matrimonio di vostro nipote. Udite.
Si pass lentamente la mano sulla fronte,
guard intorno per rassicurarsi, poi parl, in tono bassissimo.
Quella mattina mi diressi verso Medjine-Park, come facevo spesso. Erano le nove circa.
Arrivai a un centinaio di metri dal muro che racchiude il parco e sedetti sull'orlo del fossato.
Di l distinguevo bene la porticina. Ero curiosa anch'io come tutti in paese, sul conto dei misteriosi ospiti del palazzo saraceno.
Nessuno era riuscito a saper niente in proposito, neppur voi, sir Ettore, se debbo credere a quanto mi avete detto.
Non ho mai saputo niente. Ho supposto, come gli altri, che si trattasse di una o pi delle mogli dell'emiro Abd-el-Rhamon, forse
di Leila, il cui figlio deve ereditare alcuni privilegi che Harold abbandona in Oriente.
Ulda scosse negativamente la testa.
No, non si trattava di Leila. Quella non ha mai lasciato il palazzo di Sumas, dove
aspetta, dove aspetter sempre invano il ritorno
del padrone temuto e adorato. Guardavo dunque quella porta, convinta come voi
che il duca vi ospitasse qualche capriccio
orientale, mi domandavo se avrebbe continuato
a tenerlo, e pensavo alla giovinetta che stava per diventare sua moglie. Conoscendo
l'uomo che sposava, immaginavo che sarebbe stata una sua nuova vittima, e, pur
detestandola, provavo una certa piet di lei.
Ulda rise sordamente e soggiunse con amara ironia: Come sbagliamo, talvolta! Ma continuo. Mentre stavo l seduta, pensando, ecco che al disopra del muro, tra due merli, apparve una testa d'uomo, con i capelli neri tagliati cortissimi. In quel pallido viso si leggeva l'orrore, la disperazione. Con grande agilit lo sconosciuto si mise a cavalcioni sul muro e con l'appoggio di qualche anfrattuosit fu presto a terra.
Osservai allora che era vestito da arabo come Abdallah. Appena a terra, si mise a correre come un pazzo proprio verso di me.
Allora spinta da un subitaneo impulso mi slanciai davanti a lui protendendo le mani e chiesi: Che c'? Perch fuggite?
Egli si ferm bruscamente. Era scosso da un tremito, e i suoi occhi sbarrati rivelavano un terribile spavento.
Gli misi una mano sulla spalla. Non abbiate paura di me. Non voglio nuocervi. Che cosa vi hanno fatto laggi?
E accennavo Medjine-Park. L'uomo volle parlare, ma la voce non gli usciva dalla gola contratta.
Era un giovane di venti o ventidue anni, di puro tipo arabo. Lanciava intorno a s sguardi atterriti, come se temesse di essere inseguito.
Gli presi la mano e lo trascinai verso il fossato sul cui margine lo feci sedere.
Capite l'inglese? gli domandai. Fece un segno affermativo. Allora gli dissi: Appena vi sarete calmato mi direte che cosa vi  accaduto. Se potr aiutarvi, lo far volentieri.
Pronunzi alcune parole indistinte. Tremava sempre convulsamente e guardava verso Medjine-Park con aria spaventata.
A un tratto voltando la testa scorse una figura, ancora un po' lontana, che veniva dalla landa. Con terrore balbett: Abdallah! Ecco Abdallah!
E veloce come il pensiero scivol in fondo al fossato, ai miei piedi. In quel modo era invisibile per l'arabo che avanzava di passo svelto, tenendo per la briglia un cavallo che portava due grandi panieri.
Abdallah pass a quindici metri da me senza salutarmi, secondo la sua abitudine. Si diresse verso la porticina, che apr e richiuse dietro a s dopo aver fatto passare il cavallo.
Allora dissi al giovane arabo: Potete risalire. Abdallah  entrato a Medjine-Park.
Risal, infatti, e dopo aver lanciato intorno a s uno sguardo investigatore, torn a sedersi accanto a me, sull'orlo del fossato. I suoi occhi neri erano ancora pieni di spavento e di orrore e aveva il viso cinereo. Perch avete tanta paura di Abdallah? gli domandai.
Cerc di parlare, ma non pot emettere che qualche suono incomprensibile. Alfine disse: Abdallah mi farebbe tornare l dentro!
E non volete tornarvi?
No... no!
Un vero terrore lo sconvolgeva. Nascose tra le mani il viso livido, ripetendo, tra i brividi: No... no!
Io ero sempre pi incuriosita. A forza di buone e incoraggianti parole riuscii a calmare un po' il povero giovane. Gli rivolsi poi alcune domande sugli abitanti di Medjine-Park. Da principio non volle rispondermi; seppi in seguito che l'emiro era solito punire con la morte i servi indiscreti. Finalmente riuscii a ispirargli fiducia, e dopo che gli ebbi fatto solenne promessa di serbare il segreto, in una lingua inglese di cui a malapena riuscivo ad afferrare il significato, mi raccont quanto sto per riferirvi.
L'anno precedente, di ritorno da un
viaggio in Persia, Abd-el-Rhamon aveva portato
nel suo harem di Sumas una giovinetta
di grande bellezza, chiamata Sitarak.
Senti! La coincidenza  strana! interruppe
sir Ettore. Sitarak, in persiano vuol
dire stella splendente.
Davvero? Ebbene, Mahmed, cos si chiamava
il giovane arabo di cui vi parlo, asserisce
che quella stella eclissava completamente
le altre spose dell'emiro, subito gelose
di lei, s'intende. Ma il padrone ispirava a
tutte un timore tale che nessuna avrebbe osato
commettere un attentato contro la favorita dell'emiro.
Le cose per andarono diversamente quando,
alla partenza definitiva di Abd-el-Rhamon
per l'Inghilterra, uno dei suoi panfili port
via Sitarak, con un seguito di servitori. Mahmed
si trovava tra questi. Furono tutti sbarcati
nel piccolo porto di Bermouth e una macchina
li condusse fino a Medjine-Park. Di l,
nessuno di loro pot pi uscire. Abdallah e
un altro servo di fiducia portava loro il necessario.
Sitarak girellava nel parco e nel palazzo,
le cui sale erano state sontuosamente
arredate all'orientale. Ella viveva nell'attesa
delle visite dell'emiro, del padrone ch'ella
amava fino al fanatismo. Mai elevava la minima
protesta contro capricciosi ordini di lui,
accett perfino di non vedere pi suo fratello, il piccolo Fadi...
Sir Ettore interruppe vivamente:
Fadi era suo fratello?! Bene, bene. Ora
mi spiego perch Harold lo rimand. Continuate,
cara lady Brasleigh.  terribilmente
interessante quanto mi raccontate.
Sitarak viveva dunque rinchiusa a Medjine-Park 
e nei primi due mesi del
suo soggiorno, ebbe la gioia di veder di frequente
Abd-el-Rhamon. Ma poi le visite diradarono.
L'emiro sembrava distratto... era pi altero
e pi arrogante del solito. Ella cominci a
spaventarsi all'idea di essere abbandonata;
aveva saputo, dalle donne di Sumas, che il
padrone era capacissimo di farlo, e con la
massima indifferenza. Non si arrischiava per
a rivolgergli la minima domanda e spiava sull'altera
fisonomia dell'amato il ritorno della
passione che aveva animato Abd-el-Rhamon.
Ben presto ella attese invano; il duca si
occupava di Yldiz di Versigny, per poi fidanzarsi con lei.
Quando vide passare i giorni senza che egli tornasse, Sitarak, divorata dall'angoscia, tent finalmente un umile passo per mezzo di Abdallah, ma ricevette una di quelle risposte dure e sprezzanti che il duca  maestro nel dare.
A queste ultime parole la voce di Ulda fremette.
Sir Ettore sorrise con ironia.
S, s, quel caro Harold non  tenero con le donne che lo amano n ha riguardi verso loro, tranne per la sua cara Yldiz, s'intende!
E fa bene, perch quelle sciocche lo amano ancor pi. E dopo, dopo che cosa successe?
Dopo questa risposta, Sitarak, gi minata dal clima, ammal. Il duca, gi fidanzato, era allora in Arabia, forse per sistemare i suoi affari. Al ritorno fece sapere a Sitarak che l'avrebbe rimandata a Sumas, dove avrebbe vissuto con le altre donne dell'ex emiro.
A tale notizia la poveretta peggior. Il duca concesse allora una proroga alla sua
partenza, ma non si degn di rispondere a una supplica della giovane donna che gli chiedeva di vederlo ancora una volta.
Allora ella ignorava che egli stava per prender moglie; lo seppe soltanto la vigilia
delle nozze, da una donna che aveva udito alcune parole scambiate in proposito tra Abdallah
e il suo compagno. Fu il colpo finale per la poveretta. Chi ha passato qualcosa di analogo
sa quale dovette essere la sua disperazione!
A farla breve, la sua ancella preferita entrando la mattina dopo nella sua camera
la trov impiccata con una corda di seta a una delle finestre.
Impiccata? Ah, che storia drammatica!
Mahmed, accorso alle grida dell'ancella, vide la sciagurata donna penzolare dalla corda.
e ne fu sconvolto, tanto pi che amava segretamente la bella persiana, da quello che
potei capire. Era mezzo pazzo, perci scal il muro, altrimenti non avrebbe osato ben sapendo
a quale gastigo sarebbe andato incontro.
Quando mi ebbe informata di quanto desideravo sapere, e lo vidi un po' pi calmo, lo consigliai a rientrare a Medjine-Park come
ne era uscito prima che Abdallah si accorgesse della sua assenza.
Se vi domanda dove eravate, gli direte
che, terrorizzato, vi eravate rifugiato in fondo
al parco. Andate, Mahmed, non indugiate.
E non abbiate timore: manterr il silenzio
su quanto mi avete detto.
Si lasci persuadere, e un istante dopo lo
vidi scavalcare il muro in senso inverso. Dopo
avermi rivolto un segno di addio disparve.
Io rimasi l. Volevo vedere uscire Abdallah.
Mezz'ora dopo egli riapparve col cavallo
che portava i panieri vuoti. Era impassibile
come sempre... come se niente di anormale
fosse accaduto nel piccolo palazzo. Senza dubbio
andava a informare il suo padrone della
tragica fine di Sitarak. Si pu credere che la
coscienza del duca di Pengdale ne venisse
turbata?
Certamente no! La coscienza di Harold
era allora molto superiore a ci, mia cara
lady Brasleigh; oggi per non garantirei che
in essa non vi sia qualcosa di cambiato. Ma,
dite un po': non credete che se questo fatterello
venisse all'orecchio della pia e delicata
Yldiz, le farebbe un certo effetto? Soprattutto
quando sapesse che la bella prigioniera
di Medjine-Park scelse per darsi la morte il
giorno della cerimonia nuziale del duca?
Gli occhi della giovane vedova sfavillarono.
S, vorrei che lo sapesse! Ma come?
Ci penseremo. Non c' furia. Riflettiamo
entrambi. Qualche volta verr a passeggiare
da queste parti, a questa stessa ora,
e ci scambieremo qualche idea in proposito.
. Egli si alz, salut Ulda, e se ne and in
direzione del castello.
Mentre vi giungeva, dei cavalieri attraversavano
il parco e gli passarono vicini.
Seguendo con gli occhi la giovane donna che
portava con suprema grazia il costume da
cavallerizza, sir Ettore pens con diabolica
gioia:
S, s, le far uno strano effetto quella faccenda,
sebbene tutto ci non sia che un fatto
di poca importanza, perch se dovessimo
preoccuparci delle donne che abbandoniamo,
poveri noi! Ma Yldiz non vedr la cosa sotto
questo punto di vista, e credo che, quando
avr saputo non guarder pi il suo caro Harold con quell'aria fidente e felice che mi esaspera!
...
.
...
Capitolo 8.
...
.
...
Ai primi di settembre alcuni nuovi ospiti
arrivarono a Elsdone Castle quando gli Charmois,
lord e lady Blasdone, ne partivano. Questi
ultimi si recavano nel loro possesso nel
Lancashire ma, pregati da Yldiz, lasciavano
l i figliuoli, per qualche altro giorno.
L'amore degli sposi era immutato e sereno.
La giovane duchessa continuava a regnare,
con vantaggio di tutti coloro che dipendevano
dal duca di Pengdale. Harold, come le aveva
promesso nel giardino di Triani, appagava
tutti i suoi desideri, accoglieva tutte le sue
richieste.
Una mattina, mentre era nello studio del
marito a leggere un giornale arrivato allora
allora, le sfugg un'esclamazione che fece alzare
la testa a Harold intento a scrivere.
Povera contessa!
Che c'?
La contessa Doumine fu trovata morta
ieri mattina, e i medici hanno dichiarato che
 deceduta in seguito a una dose troppo forte di morfina.
Davvero?!
La voce di Harold non denotava alcuna
commozione; ma il suo viso si era leggermente
contratto.
Sar un incidente dovuto a un errore?
Qui ammettono l'ipotesi del suicidio.
Sar difficile raggiungere la certezza su
questo punto, osserv Harold, ricominciando
a scrivere.
Yldiz seguit a leggere; ma poi si mise a
pensare a quella contessa Doumine la cui bellezza
e il cui contegno orgoglioso l'avevano
colpita. Pi di una volta l'aveva incontrata
nelle riunioni mondane, prima a Parigi, poi
a Londra. Harold aveva proceduto a una rapida
e fredda presentazione, n aveva espresso
alla moglie il desiderio ch'ella stringesse relazione
con la nobile russa. Yldiz non lo aveva
affatto deplorato, perch quella straniera non
le era simpatica; aveva sorpreso nel suo
sguardo una certa animosit di cui era rimasta
penosamente impressionata.
Ma che triste fine! pensava ora rabbrividendo.
Se si  data la morte, quale ragione
ha potuto spingervela, giovane, ricca e
bella com'era, piena di vita, di salute?
Harold continuava a scrivere. Una piega gli
sbarrava la fronte, n si dilegu quando scese
con la moglie per raggiungere gli ospiti all'ora
di colazione.
Durante il pasto, parlando delle notizie contenute
nei giornali del mattino, Yldiz chiese,
rivolgendosi alla suocera:
Avete letto, milady, l'annunzio di morte
della contessa Doumine?
Un po' imbarazzata, lady Treswyll rispose:
S, ho letto. Evidentemente  una disgrazia
dovuta a un errore.
Un improvviso disagio parve incombere
sugli invitati. Harold si accigli ancor pi. Solo
sir Ettore sorrise, dicendo con una certa
ironia:
Un errore? Ne dubito! Forse la bella
Tatiana era disgustata della vita, e ha voluto
farla finita.
Credete questo, voi? Ma per quale ragione?
Talvolta vi sono segreti impenetrabili
nel cuore e nella coscienza delle persone. Ma
 possibilissimo che la morte della contessa
non sia stata volontaria. Anzi, a questo proposito
ricordo un fatto di cui fui testimone
una trentina di anni fa.
Prudentemente sir Ettore port il discorso
sopra un altro argomento, perch aveva incontrato
lo sguardo del nipote, imperioso e
foriero di tempesta.
Da allora in poi, nessuno pronunzi pi davanti
al duca e a sua moglie il nome della contessa
Doumine. Tutti capivano che la bella
russa si era uccisa per il dolore di essere stata
abbandonata da colui che amava con tutta la
foga di un temperamento esuberante e passionale.
Verso la met di ottobre gli ultimi ospiti
di Elsdone Castle se ne andarono e lady Treswyll
annunzi la sua prossima partenza. Harold
e Yldiz si recarono a Deerden per trattenervisi
tre settimane; vi sarebbero poi tornati
in primavera perch il duca voleva che
il figlio che aspettavano nascesse nella vecchia
dimora degli avi.
Vi si trovavano gi da due giorni, quando
Harold apprese la morte di un parente della
madre, che lo lasciava suo erede. Doveva recarsi
alle esequie e intendersi con i legali
prima di affidare la sistemazione della successione
al suo intendente. Era cosa che richiedeva
pochi giorni, ma a Yldiz e a lui questa
loro prima separazione parve penosa come
se si trattasse di una lunga assenza.
Un po' stanca, in quel momento, la giovane
donna rimase in casa il giorno che segu la
partenza di suo marito. La signorina Costanza
e Uberto andarono a passare il pomeriggio
con lei, e lady Treswyll le fece una visita
assai lunga. La mattina del giorno seguente
Yldiz si rec in automobile alla chiesa
di Leigham; poi fece una visitina alla signora
Darley, e and poi a Elsdone Castle dove doveva
pranzare con la zia e il fratello.
Mentre scendeva di vettura davanti al castello,
un domestico le annunzi che lady
Brasleigh era giunta allora e chiedeva di parlarle.
Ella and subito nel salotto dove la visitatrice
era in attesa. Questa, dopo aver risposto
alla duchessa che le chiese notizie della
piccola Maud, le espose lo scopo della sua visita:
passeggiando la vigilia nelle vicinanze
di Medjine-Park, aveva trovato in un fosso
una chiave molto arrugginita che poteva essere
benissimo quella della porticina del parco.
Sentii dire, un giorno, che era stata
smarrita, soggiunse perci ho subito pensato che fosse quella.
 probabile, infatti. Vi ringrazio, lady Brasleigh.
Yldiz prendeva frattanto l'oggetto involtato
in una carta leggera che Ulda le porgeva.
Mi dispiace che vi siate disturbata per
questo; non c'era premura. Ho aspettato finora
per vedere Medjine-Park... avrei aspettato
un po' di pi senza inconvenienti.
Possibile? Vostra Grazia non conosce
ancora Medjine-Park... quella deliziosa dimora,
quell'Oriente in sogno trasferito sotto
il nostro clima nebbioso?  incredibile!
La colpa  di questa chiave che mio marito
ha fatto cercare inutilmente.
Ma era facile farne un'altra! E un tempo
ce n'erano certamente due.  strano che siano
state perdute, tanto pi che non  molto che
il palazzo  disabitato.
Infatti. Il duca vi aveva alloggiato degli
orientali, lo scorso anno.
Ulda dette un'occhiata indagatrice al calmo viso di Yldiz.
S, dei misteriosi orientali che destarono
molta curiosit. Partirono al tempo del matrimonio
del duca. Insomma, eccola qui la
famosa chiave; Vostra Grazia potr ora visitare
quel misterioso palazzo, che lo merita davvero.
Mio marito mi ha sempre detto che non
 molto interessante, tolto il ricordo che vi
ha lasciato Medina. Voi lo avete visto, lady Brasleigh?
Le palpebre della giovane vedova batterono leggermente.
S; lord Treswyll me lo fece visitare tempo addietro.
E vi parve veramente interessante?
Interessantissimo. Ma  possibile che al
duca che ha viaggiato tanto in tutti i paesi
del mondo e contemplato tante meraviglie,
sembri un gingillo da nulla. Secondo il mio
parere,  invece un vero gioiello dell'arte saracena.
Quando Vostra Grazia lo avr visto
mi dir se condivide la mia opinione.
Ulda si accomiat dalla duchessa e si avvi verso casa sua.
Yldiz mise la chiave nella borsetta di seta
bianca dove teneva il lavoro, e durante il
pranzo non ci pens pi. Ma subito dopo, trovandosi
sola con la signorina Costanza, perch
Uberto era andato a un piccolo ricevimento
da un castellano dei dintorni disse a un tratto:
Zia Costanza, questo pomeriggio ho voglia
di andare a visitare Medjine-Park. Lady
Brasleigh mi ha riportato dianzi la chiave che
ha ritrovata nelle vicinanze. Il dottore mi ha
raccomandato di fare ogni giorno del moto.
Cos passer un po' di questo tempo che mi
pare tanto lungo senza Harold.
La signorina Costanza non aveva niente da
obiettare. Le voci corse sugli ospiti del palazzo
saraceno non erano mai arrivate al suo
orecchio. Lasci dunque uscire tranquillamente
la nipote che ordin all'autista di condurla
verso Medjine-Park.
A poca distanza dal palazzo Yldiz scese e
rimand la macchina poich aveva intenzione
di tornare a piedi. Si diresse verso il parco,
e gi stava per raggiungere la porticina,
quando vide venire verso di lei lady Brasleigh
che disse con finta sorpresa:
Vostra Grazia  a passeggio nonostante
il tempo minaccioso?
Il cielo infatti si copriva di nuvole nere e
il vento si alzava forte e pungente.
S, ho .avuto l'idea di venire a vedere
Medjine-Park per distrarmi.
E dopo breve riflessione la giovane duchessa, soggiunse: Sebbene conosciate gi questa dimora, vi farebbe forse piacere rivederla?
Accetterei volentieri se fossi certa di non disturbare Vostra Grazia.
Non mi disturbate affatto. Anzi, mi sarete di guida, sebbene supponga che questo palazzo della povera Medina non sia tanto vasto da smarrirsi.
No, certo! Fu fatto per una sola donna con la sua servit. Il padrone veniva a trovarla qualche volta.
Oh, spesso, forse! disse Yldiz sorridendo.
Riccardo Dorgan ha lasciato fama di essere stato uno sposo geloso e tirannico, ma amava sinceramente la moglie e ha sofferto per la sua morte.
Ulda sorrise in modo ironico.
Cos si racconta, infatti. Si dice anche che abbia fatto presto a dimenticarla e a sostituirla.
Non bisogna chiedere troppa costanza agli uomini. Anche da vive, giovani e belle, ci tradiscono con tanta facilit! Figuriamoci dunque quanto possono durare i loro sentimenti quando abbiamo lasciato questa terra!
Yldiz, che introduceva la chiave nella serratura,
non rilev queste amare parole della
giovane vedova, la quale, mentre entravano
insieme nel parco, prosegu:
Questa bella Medina  sempre stata misteriosa.
La leggenda ha fatto di lei una infelice
prigioniera martirizzata da uno sposo ferocemente
geloso. Forse era invece felicissima
con lui e non le mancava per vivere a lungo
che il sole, l'atmosfera, e i bei giardini del suo paese.
Yldiz approv con la testa, e replic: Lo dice anche mio marito.
Le labbra di Ulda si contrassero leggermente in un sogghigno.
Oh! Il duca, s'intende, difende il suo
antenato, che la tradizione accusa di aver
fatto morire la moglie di dolore e di inedia.
Le due donne avanzarono in un viale invaso
dall'erba folta. Al disopra delle loro teste si
mescolavano e s'incrociavano le folte fronde
dei vecchi alberi che diffondevano una triste
ombra quasi sepolcrale. Yldiz rabbrivid e si
strinse sul petto la stola di pelliccia.
Fa umido sotto tutto questo verde, disse lady Brasleigh.
S,  piuttosto lugubre. Qui si sente l'abbandono. La morte.
Ulda lasci cadere queste parole con una
strana tonalit che fece trasalire Yldiz.
Alz gli occhi sulla sua compagna. La vide
impallidita, accigliata. Serrava con gesto nervoso
il manico del suo ombrello; con cupo
sguardo sembrava frugare nella penombra
verde per recarvi... che cosa?
Poteva la giovane duchessa di Pengdale immaginare
che la vedova di lord Brasleigh riviveva
in quell'istante, con febbrile intensit,
un'ora per lei indimenticabile, in cui aveva
percorso quello stesso viale al braccio dell'uomo
che non riusciva a dimenticare?
Ulda avanzava rabbrividendo. Ora il viale
sfociava in un giardino abbandonato che precedeva
il piccolo palazzo. Questo, che un
tempo era stato bianco, era coperto da lungo
tempo da una patina grigiastra. I muri erano
traforati da finestre ogivali, e un arco saraceno
dava accesso all'interno. Seguendo Ulda
diventata silenziosa, Yldiz si trov in un grazioso
cortile, lastricato di marmo bianco, circondato
da colonne che sostenevano delle arcate
dalla linea elegante. Al centro si elevava
una vasca, alimentata in altri tempi dall'acqua
di una sorgente ora essiccata, che usciva
dalle bocche di due serpenti di marmo drizzati
sull'orlo del bacino.
Questo cortile  incantevole! esclam
Yldiz. Non capisco perch mio marito abbia
tardato tanto a condurmi qui.
Lady Brasleigh disse con accento turbato:
Forse teme che... i ricordi...
Yldiz si volse verso la giovane vedova considerandola
con sorpresa.
Quali ricordi?
Ulda abbass un poco gli occhi sotto quello
sguardo puro e profondo.
Ma... si raccontano tante cose su
Medjine-Park! Cose inverosimili talvolta.  gi
sufficiente la realt.
La fisonomia strana di lady Brasleigh e le
sue parole enigmatiche produssero a un tratto
in Yldiz un vago malessere. Inoltre quel grazioso
cortile moresco era infinitamente malinconico
sotto il cielo grigio. S, in quel momento
la giovane capiva quanto Medina, la
saracena, avesse dovuto soffrire in quel luogo.
Ella si diresse istintivamente verso una
porta di cedro socchiusa; la spinse, e si trov
sulla soglia di una sala il cui impiantito era
coperto di preziosi tappeti, e le pareti erano
ornate fino a mezza altezza di mosaici moreschi
meravigliosi. Gli occhi di Yldiz errarono
un istante sul sontuoso divano quasi ricoperto
di cuscini laminati d'oro, sui leggeri
mobili d'oriente sparsi qua e l, sui grandi
vasi di maiolica persiana, sulle pelli di leone
gettate a terra. Uno strano turbamento la
invadeva; si sentiva stringere il cuore come
all'avvicinarsi di un pericolo.
Dietro a lei la voce di Ulda mormor:
L'arredamento non  cambiato,  stato
soltanto rinnovato.
Yldiz si volse e chiese:
Questa sala era ammobiliata cos quando
voi visitaste il palazzo?
Quasi. I vasi persiani non c'erano, e neppure
le pelli di leone. Il duca fece forse portare
qui questi ornamenti in onore... degli
ospiti che vi alloggi lo scorso anno.
Yldiz fece qualche passo verso il centro
della sala. Nell'atmosfera rinchiusa di quella
stanza vagava un leggero profumo che la opprimeva.
Il suo malessere aumentava. Per
vincerlo, ella si avvicin a uno dei vasi per osservarlo meglio.
 un magnifico pezzo, disse Ulda che
l'aveva seguita. Mi hanno detto che il duca
ne riport una collezione completa dal suo viaggio in Persia.
Infatti.
Senza dubbio ne fece portare alcuni qui
l'anno scorso quando ospit quegli orientali,
tra i quali si dice fossero anche dei persiani.
Siccome Yldiz rimaneva zitta, Ulda prosegu con voce un po' bassa:
A Sua Grazia piace il mistero, e invano
i curiosi indagarono per sapere chi fossero
questi ospiti. Probabilmente non lo sapete neppur voi, milady.
Yldiz scosse negativamente la testa. S'indugi
ancora un istante a guardare il vaso
decorato di fronde e fiori dai toni brillanti,
poi da un'arcata a ogiva dalla quale ricadeva
una tenda di seta intessuta d'argento, pass nella stanza attigua.
Ulda sugger: Credo che, per via della pioggia che minaccia,
Vostra Grazia farebbe meglio a vedere
subito il parco, e a visitare poi il palazzo di
cui del resto ha gi visto la parte pi interessante.
Dite bene.
Dalla corte interna uno stretto corridoio portava nel giardino che circondava il palazzo.
Coltivato l'anno precedente in onore degli ospiti, ora era di nuovo abbandonato.
Il musco tornava a invadere le vasche di marmo e i basamenti che sostenevano eleganti
urne le cui anse rappresentavano teste di leone. Sotto il cielo cupo, sempre pi cupo,
quel luogo abbandonato appariva profondamente triste.
Le due donne avanzavano in silenzio. Yldiz seguiva la compagna, senza notarne il passo
pi nervoso e il volto contratto. Giunsero cos, al limite del giardino, a un boschetto davanti
al quale, come per custodirne l'entrata, si ergevano due cupi cipressi.
Qui si dice sia la tomba di Medina.
La voce di lady Brasleigh era quasi rauca nel dire queste parole.
Yldiz penetr nel boschetto. Una larga lastra
di granito collocata in pendenza, con gli
orli invasi dal musco, ne occupava il centro.
Vicinissimo, un rigonfio del terreno coperto
d'erba accusava un'altra sepoltura. L si elevava
una stele di pietra bianca. Vi appoggiava
una lastra di marmo con una iscrizione
assai lunga. Yldiz si avvicin e lesse:
Qui riposa la bella SITARAK che fu amata
dal potente emiro Abd-el-Rhamon e, abbandonata da lui, s'impicc dalla disperazione il 18 novembre...
Yldiz rimase immobile, indagando, senza ancora capire. Abd-el-Rhamon!... Ma quello
era il nome che aveva Harold in Oriente! Che significava ci?
Dietro di lei lady Brasleigh, che simulava lo stupore, mormor in un soffio:
Ah, Signore Iddio!... Ecco la spiegazione!
Yldiz si volt, invasa da una tremenda angoscia.
La spiegazione di cosa?
Ma, di... di... venite, venite via, milady!
Ah, quanto mi dispiace! Ma non potevo mai supporre...
Aveva afferrato la mano della giovane donna e cercava di trascinarla via, pur gettando un'occhiata investigatrice sul viso che impallidiva.
Ma Yldiz ritir la mano e si chin di nuovo
per leggere l'iscrizione.
18 novembre... La data del suo matrimonio!
Quel nome di Sitarak, dove lo aveva udito?
Ulda, come se parlasse a se stessa, bisbigli: Era dunque vero! Non volevo credere a quelle chiacchiere...
Quali chiacchiere?
Di nuovo Yldiz la guardava, ed era invasa dal tremito, stordita dall'angoscia.
Ma... che... che l'emiro aveva condotto dall'Oriente una donna bellissima, che l'aveva alloggiata qui, e veniva a trovarla.
La duchessa disse semplicemente: Ah!
E volse un po' la testa, soggiungendo con un certo sforzo:
Fa molto fresco qui.  meglio tornare indietro.
Yldiz procedeva di passo incerto, e sotto gli
occhi dalle palpebre abbassate, si era formato un livido cerchio.
Quando furono arrivate nella corte interna,
Ulda, con una voce che sembrava esitare come
se temesse di turbare la penosa meditazione della sua compagna, chiese: Vostra Grazia continua a visitare il palazzo?
Yldiz rispose sordamente: No... no!
In quel momento vacill e si aggrapp al braccio di lady Brasleigh.
Niente... niente... una semplice vertigine, mormor.
Ma sembrava sul punto di perdere i sensi.
Ulda la sostenne e la trascin verso la sala.
Volle stenderla sul divano, ma Yldiz riprese subito le forze, si raddrizz dicendo con accento di orrore: No... non l!
E si allontan da quei magnifici cuscini sui quali senza dubbio si era sdraiata la bella persiana... sui quali forse i suoi servitori avevano deposto il suo corpo, dopo l'orribile gesto.
Un brivido la percorse. Vicino a lei una voce melliflua mormor: Non occorre affliggersene tanto, milady.
 una cosa molto penosa, lo capisco... ma dagli uomini bisogna aspettarsi le peggiori sorprese, soprattutto da un uomo come... come l'emiro Abd-el-Rhamon. La donna ha sempre contato poco ai suoi occhi! E tuttavia, come  stato amato!
La voce di lady Brasleigh divenne un po' roca a quest'ultime parole.
...Amato da morirne, si pu dire nel vero senso della parola. Poich la povera Kadigia, cugina e sposa sua, si  spenta minata dal dolore del suo abbandono... e anche senza parlare di altre che noi ignoriamo, c' la superba contessa Doumine che si  data la morte per la disperazione.
Yldiz ebbe un lungo sussulto, e disse con accento di rivolta: Quello non  vero... no, non  vero! La sua morte  dovuta a una disgrazia... a un errore.
Ulda scosse dolcemente la testa, ma non insistette; era certa che il male era fatto, o quasi.
Tuttavia soggiunse ancora, e questa volta come se parlasse a se stessa: Laggi, nel palazzo di Sumas, vive Leila, che conobbe giorni di favore e il cui figlio  stato scelto dall'emiro per succedergli. Povera donna, che aspetta invano il ritorno del suo signore! Povero bimbo, il cui padre non si degner mai di occuparsi di lui!
Perch dite questo?
Yldiz, irrigidita da uno sforzo di volont,
fissava sull'astuta vedova uno sguardo di fierezza
misto a irritazione.
Colui che  stato l'emiro Abd-el-Rhamon
compir il suo dovere; non dubitate: riparer.
Non voglio dubitarne, se lo afferma Vostra
Grazia. Ma non potr riparare molte altre
cose... come alla morte della povera Sitarak...
quella della bella russa... le atroci
pene inflitte a sciagurate donne che hanno
creduto in lui, e ne sono state abbandonate,
disprezzate.
Parve che la voce le mancasse. Ella si copr
il viso con le mani balbettando:
Ah, non sarei dovuta venir qui! Mi credevo
pi forte. Ma non  possibile dimenticarlo...
non  possibile scacciarlo dal cuore,
neppure se lo ha torturato, infranto. E tuttavia
dovrei odiarlo... perch si fece amare, e
poi mi respinse per sempre.
Yldiz si allontan bruscamente da lady
Brasleigh e usc dalla sala. Vacillava, e aveva
il viso alterato da una profonda, dolorosissima
commozione.
Ulda la raggiunse all'uscita della corte interna
e disse con accento supplichevole:
Oh, milady, non parlate al duca di quello
che avete visto! Se lo sapesse... per voi...
per me, povera disgraziata, sarebbe terribile!
Yldiz fece con la testa un segno affermativo
e s'inoltr nella tetra ombra che si stendeva
sotto la volta dell'alto fogliame. Ben presto
fu fuori da Medjine-Park. Dopo una breve
esitazione si diresse verso il sentiero che portava
al mare.
Quasi subito dopo, Ulda apparve sulla soglia
della porticina. Era pallida, ma i suoi occhi
brillavano di perfida soddisfazione. Dopo
aver richiuso la porta si mise in tasca la
chiave e riprese la strada di Elsdone Castle.
Allora, al disopra della scarpata che costeggiava
un fosso in secca, apparve una testa
d'uomo: era quella di Abdallah, il fedele servitore
di Harold. Dopo aver guardato alternativamente
la duchessa e lady Brasleigh, si
sollev pian pianino, super la scarpata, e, di lontano, prese a seguire Ulda.
...
.
...
Capitolo 9.
...
.
...
Il sentiero, dopo aver fiancheggiato per un
tratto la landa, s'inoltrava in un bosco di
pini; di l discendeva fino alle rocce che orlavano
il mare. Yldiz avanzava lentamente sul
suolo sassoso, incurante del freddo umido,
delle nuvole che si accumulavano in modo
minaccioso. La rivelazione del passato di Harold
aveva trafitto quell'anima delicata, capace
del pi nobile amore. Con una dolorosa
rivolta ella pensava:
Dunque, egli si era sposato laggi... sposato
secondo la legge di Maometto. Poi, altre
donne ancora sono state sue... poi sono morte
perch le ha abbandonate!
Rabbrivid di orrore al ricordo delle parole
lette poco prima. Impiccata!... Si era impiccata,
Sitarak.
Ah, quel nome! Ecco... ricordava: era il
nome della sorella del piccolo Fadi.
Subito ricord tutto quello che era avvenuto,
la collera di Harold contro il ragazzo,
e il suo rinvio... tutto si chiariva per la giovane
donna. Anche il fatto della chiave che
lui diceva perduta. Non poteva, no, condurla
a Medjine-Park, che racchiudeva s tremendi
ricordi; non poteva condurre col la donna
ch'egli amava... per il momento!
Per il momento!... Poich forse anche lei,
dopo essere stata tanto amata, avrebbe subito
un giorno la sorte di quelle sciagurate.
Dalla sua anima trafitta si alzava una protesta:
tutti i dubbi venivano sopraffatti dalla
certezza incrollabile dell'amore che Harold le
dimostrava. Quell'uomo orgoglioso ma sincero
non era di quelli che cercano d'ingannare
i sentimenti di una donna.
Rimaneva bens vero ch'egli era un gran
colpevole, che una schiacciante responsabilit
pesava su lui. Provava almeno qualche rimorso?
Niente autorizzava a crederlo. Ma
chi, se non Dio, poteva conoscere i segreti
delle anime, soprattutto di un'anima quale
era quella?
Yldiz continuava a scendere distrattamente
il sentiero. Cominciava a piovere. Ella pens:
Sarebbe meglio che costeggiassi la spiaggia
e risalissi per i giardini.
Cerc di camminare pi svelta. Ma una
grande stanchezza l'appesantiva, un gran malessere
la penetrava. Di l a poco, sotto la
pioggia divenuta torrenziale, ella avanz a
stento. Scossa dal tremito, battendo i denti,
le fu molto faticoso risalire i giardini fioriti
di Deerden. Nel vestibolo si accasci, sfinita,
tremante, fradicia mezza.
Il domani, sul far della sera, il duca arrivava
a Deerden richiamato da un telegramma.
Yldiz era stata colpita da una congestione polmonare
fulminante che fin dai primi istanti
fu giudicata letale.
Ella era ancora in vita. Aveva ricevuto i
sacramenti con un fervore da santa, e adesso
aspettava, per morire, che arrivasse suo marito.
Egli entr col viso contratto, gli occhi pieni
d'infinito dolore. Si slanci verso il letto, e
strinse tra le braccia la giovane donna,
baciandone appassionatamente il viso cereo in
cui vivevano gli occhi meravigliosi.
Yldiz, amor mio! Ah, come ti hanno custodita
male, questi miserabili! Ma ora io
sono qui... qui con te, mia cara, mia piccola
stella.
Le labbra della morente si dischiusero per
mormorare affannosamente:
Harold, Dio mi chiama a s. Gli chieder
per te il pentimento. L'espiazione. Tu mi
hai resa tanto felice. Ti amo... ti amo...
I suoi occhi, che riflettevano una pura e
misericordiosa tenerezza, non si distoglievano
dal viso di lui contratto da una tragica disperazione.
Harold disse con violenza:
Taci! Non parlare di morire. Come vivrei?
Non sai dunque ancora che cosa sei
per me?
Ci ritroveremo nell'eternit. Attirer la
tua cara anima. Harold... mio Harold...
Egli la strinse al petto con gesto selvaggio.
S, sono il tuo Harold, che vuol tenerti
con s, che vuol sottrarti alla morte! Yldiz,
non ti ho ancora detto abbastanza quanto ti
amo. Ascolta, mia cara stella, ascolta...
Ella appoggi la testa contro il petto palpitante,
e mentre Harold le sussurrava tenerissime
parole, spir dolcemente, tra quelle
braccia che non si potevano staccare da lei.
Tre giorni dopo, lasciando i suoi ospiti riuniti
nel vestibolo di Deerden dopo la cerimonia
funebre, il duca di Pengdale usc sulla
terrazza; poi, incurante dell'aria umida e
fredda, discese la gradinata che conduceva
ai giardini.
Sembrava impassibile. Nessuno, durante la
cerimonia, aveva potuto sorprendere sul suo
viso un riflesso del dolore che gli spezzava
l'anima. Ma ormai era giunto al limite del
suo apparente stoicismo, e si avviava verso la
solitudine dove avrebbe potuto, lontano da
tutti gli occhi, chiudersi nella sua disperazione.
Si ferm sul terzo ripiano ed entr sotto
il viale di carpini.
L, davanti all'arco di verdura, le braccia
conserte, rimase immobile, con gli occhi vagamente
fissi su Medjine-Park.
In quello stesso luogo l'anno precedente
aveva chiesto, o piuttosto imposto a Yldiz, di
divenire sua moglie. Gi l'amava in modo insolito,
quella bimba pura e tutta grazia, che
sentiva pronta a resistergli fino alla morte se
avesse preteso da lei qualche atto contrario
alla sua coscienza. Ma che era mai quel suo
nascente amore egoista, dominatore, di fronte
a quello che presto ella aveva saputo ispirargli?
Un amore che cominciava a trasformarlo, a
fargli detestare tutta la sua vita precedente,
la sua vita colpevole.
Ed era morta, la tanto amata, la benefica
stella! Aveva lasciato per sempre colui che
la sua delicata tenerezza aveva trasformato,
redento.
Con aspra disperazione riviveva le ore indimenticabili
passate accanto a lei. Le sue
mani appoggiate alla balaustrata di pietra
tremavano sotto la violenza del dolore.
A un tratto si volse bruscamente. Abdallah
avanzava nel viale con fare timoroso. Il duca,
folgorando con un'occhiata l'audace, disse imperioso:
Che vieni a fare qui? Vattene, e che
ognuno si guardi bene dal disturbarmi.
Signore, permetti che ti parli, bisogna
che tu sappia...
Harold fece un gesto minaccioso.
Vattene!
Abdallah si lasci cadere in ginocchio, congiungendo
le mani.
Signore, lascia che il tuo schiavo ti
dica... t'informi. Forse tu vorrai punire
quelli che hanno fatto soffrire la buona duchessa.
Harold trasal.
Che dici?
La duchessa and a Medjine-Park con
lady Brasleigh. Quando ne usc era pallida e
si reggeva a stento. Fu il giorno in cui torn
a Deerden tutta bagnata, tutta ghiaccia...
Alle prime parole dell'arabo, Harold aveva
trasalito.
Come lo sai? domand con voce fremente.
Avevo seguito da lontano lady
Brasleigh, come faccio spesso da qualche tempo...
da quando sorpresi un'occhiata terribile che
ella rivolse alla duchessa non credendosi osservata.
Una mattina la vidi mentre parlava
con sir Ettore nel parco. Sembrava si fossero
dati convegno l, e parlavano sottovoce. Il
giorno dopo s'incontrarono di nuovo nello
stesso posto, e vidi che sir Ettore consegnava
a lady Brasleigh un oggetto incartato. Poco
dopo costei arrivava a Elsdone Castle dove la
duchessa si recava a colazione dalla signorina
di Versigny, e chiedeva di parlarle. Nel pomeriggio
Sua Grazia si faceva condurre in
vettura a Medjine-Park e incontrava nelle vicinanze
lady Brasleigh. Ambedue entrarono
nel parco. Siccome avevano richiuso la porta,
non potei seguirle e dovetti aspettare la loro
uscita nascosto nel fossato. La duchessa era
livida, sconvolta; prese la via del mare. Io seguii
lady Brasleigh; la vidi tornare a Elsdone
Castle e dirigersi verso casa sua. Ma a met
strada incontr di nuovo sir Ettore. S'intrattennero
un momento, e vidi sir Ettore stropicciarsi
le mani, sembrava molto soddisfatto.
Lady Brasleigh gli consegn qualcosa che mi sembr una chiave.
Gli occhi di Harold mandavano terribili bagliori.
Ora Abdallah taceva, aspettando a testa
bassa l'approvazione o i rimproveri del padrone.
Hai fatto bene, disse alfine il duca
con voce breve e quasi rauca. Non dimenticher
la tua devozione per colei che non  pi. Vai, ora, mio buon servitore.
Abdallah si raddrizz e si allontan. Una
gioia feroce penetrava in quell'anima rimasta
quasi selvaggia, fanaticamente devota al duca
e alla giovane lady, sua moglie. Egli aveva
preso in odio Ulda fino dal giorno in cui aveva
saputo che sposava lord Brasleigh credendo
di fare dispetto a lord Treswyll! Ora la miserabile
donna aveva per odio e per gelosia,
cagionato la morte della bella duchessa, e
spezzato il cuore dell'ultimo discendente dei Dorgan!
Mentre l'arabo si allontanava, Harold si
era di nuovo voltato e ora fissava su Medjine-
Park uno sguardo tremendo. Ben conoscendo
l'animo di Yldiz, immaginava quanto avesse
sofferto per la rivelazione di quanto vi era accaduto.
Ed era certo che erano stati quei due perfidi
a spingere nella misteriosa dimora la giovane
donna ignara di quel passato che egli
detestava fin da quando aveva avuto al suo
fianco quell'angelo salvatore: quella moglie
cristiana. Senza dubbio Ulda, la maledetta,
le aveva rivelato tutto... tutto quello che poteva
trafiggere quel dolce cuore fiducioso la
cui rara delicatezza era stata per lui un continuo esempio.
Le sue dita si contrassero sul granito del muricciolo con una tale violenza, che sanguinarono.
Rimase l a lungo, immobile, con le mascelle contratte, i lineamenti alterati. Poi risal lentamente i giardini.
Il cane di Yldiz, il piccolo spagnolo che egli le aveva regalato, errava come un'anima in pena tra le casse di aranci e di oleandri.
Si avvicin a Harold e lo guard gemendo piano piano.
Il duca si chin, lo prese in braccio, ne carezz le lunghe orecchie setose. Poi lo rimise a terra soffocando un singhiozzo.
Gli invitati alla cerimonia funebre stavano uscendo a poco a poco dal vestibolo, quando Harold vi entr. Poi non rimasero intorno a lui che i parenti pi prossimi, tra i quali si trovavano i Blasdone, sinceramente desolati per la morte di Yldiz che era loro molto cara. Ma neppur loro si attardarono a Deerden.
Il viso rigido di Harold li agghiacciava. Sir Ettore nascondeva a malapena il grande disagio che provava incontrando lo sguardo del nipote. Ma quando volle prendere congedo da lui, una breve parola lo ferm.
No, rimani. Ho da parlarti.
Posso tornare domani? obiett il vecchio.
Oggi sei stanco, abbattuto...
Non temere... avr la forza di arrivare sino in fondo al mio compito.
L'accento ironico fece trasalire sir Ettore.
Ma gi Harold si voltava per dire alla signorina di Versigny con tono addolcito:
Zia, tornate pure a Elsdone Castle con Uberto. Verr a trovarvi domani.
Accompagn fino ai piedi della scala la povera vecchia scossa dai singhiozzi, e la fece salire in automobile. Uberto, affranto dal dolore, sedette accanto a lei. Harold gli strinse la mano e ripet: A domani.
Poi risal verso il vestibolo.
Ora vi erano soltanto sir Ettore e lady Treswyll. Harold si piant davanti allo zio e gli disse bruscamente: Come ti sei procurato una chiave di Medjine-Park?
Sir Ettore sussult, ma riprendendosi subito disse con finta sorpresa: Una chiave di Medjine-Park? Perch mi fai questa domanda, mio caro Harold?
Il duca sogghign. S, il tuo caro Harold, di cui volevi innanzi tutto il massimo bene, non  vero? Ecco perch ti sei accanito, d'accordo con un'altra miserabile come te, a separarlo da colei che era per lui pi che la sua vita stessa!
Harold, sei pazzo!
Pallido, sir Ettore alzava la mano in segno di protesta.
Inutile negare. Avevo gi intuita la tua animosit contro mia moglie. Per una macchinazione infame, con la tua complice, hai iniziato Yldiz ai dolorosi e tetri segreti racchiusi tra le mura di Medjine-Park. Cos ella ha saputo che lo sposo da lei amato con tanta candida fiducia era stato per altre donne un padrone spietato... ha saputo che alcune di quelle sciagurate sono morte perch lui le aveva abbandonate. E ben sapevi l'effetto che avrebbero prodotto queste rivelazioni in un'anima come la sua! Perci hai voluto infliggergliele. Harold, ti giuro...
Il duca lo interruppe duramente. Non giurare il falso. So tutto, ti ho detto. Ti era insopportabile assistere al potere che aveva su me quella donna tutta virt e purezza. Ora sei soddisfatto; ci hai separati. Ma, ricordalo, il tuo crimine non rimarr impunito. Poich mi sarebbe impossibile aver sottocchio chi ha detestato Yldiz, chi l'ha fatta soffrire e ne ha cagionato la morte, lascerai domattina Elsdone Castle, e d'ora in poi sar morto anch'io per te; non esister pi niente in comune tra noi.
Sir Ettore trasal, atterrito. Con quelle parole Harold lo condannava alla miseria, gli toglieva tutto quello che finora aveva ritenuto necessario.
Sbagli! balbett. Sono innocente di quello che mi accusi, Harold, una tale durezza verso il tuo zio, un vecchio...
Il duca lo interruppe in tono sarcastico. Ora mi rimproveri questa durezza?...
E chi, dillo tu, chi la fece penetrare in me e chi ve l'aliment, nei miei anni giovanili? Tu, che odiavi Yldiz perch con la sua bont mi aveva reso migliore. Se ella vivesse ancora, sono certo che intercederebbe per te, e io, senza dubbio, mi lascerei piegare. Ma tu l'hai fatta morire. Per chi dunque, e per quale ideale dovrei rinunziare alla mia vendetta?
Rivolto verso sua madre che ascoltava con sgomento, Harold soggiunse, senza menomamente addolcire il tono di voce: Voglio sperare che tu non abbia preso parte a questo delitto, nonostante la gelosia che nutrivi per Yldiz.
Lady Treswyll protest tremante: No, no davvero! Posso giurare che ignoravo tutto!
E sia! E poi, se fosse altrimenti, lo saprei.
La salut freddamente e girando sui tacchi si diresse verso il suo studio dove, quasi subito fece chiamare Abdallah. Sir Ettore, annientato, prese congedo dalla nipote, diventata subito glaciale verso di lui, e torn a Elsdone Castle per fare i suoi preparativi di partenza.
...
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Capitolo 10.
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Lady Brasleigh non aveva l'animo tranquillo dopo la visita a Medjine-Park. Non ch'ella provasse rimorso, ma piuttosto un certo malessere in cui entrava in buona parte il timore che Harold venisse a sapere quale era stato il compito da lei assolto verso sua moglie. In un primo tempo aveva approvato con entusiasmo il piano elaborato da sir Ettore.
L'abile vecchio aveva saputo esasperare il suo odio e la sua gelosia e persuaderla che, manovrando con prudenza, non avrebbe corso alcun rischio.
Era stato lui, del resto, che aveva fatto fare la chiave falsa, lui che aveva fatto incidere l'iscrizione rivelatrice sulla lastra di marmo deposta sulla tomba di Sitarak, appena partito
Harold per il suo breve viaggio, insperata occasione per preparare il dramma. Lady Brasleigh aveva agito spinta dal demone della vendetta, e dal tenebroso, malefico vecchio, la cui voce persuasiva le ripeteva: Andate, andate senza paura! Yldiz terr segreto il suo dolore, perch  di quelle stupide donne che sanno soffrire in silenzio. Ma tra marito e moglie avverr un'incrinatura che diverr un baratro.
Quando seppe che Yldiz era morta, Ulda prov una gioia diabolica. Finalmente la rivale trionfatrice era scomparsa! E lui, quel Harold spietato, soffriva a sua volta! Erano separati per sempre. Mai avrebbe osato sperare un simile resultato! Ma ben presto s'impensier. La giovane duchessa poteva aver confidato al marito, negli ultimi istanti della sua vita, il dolore che aveva avuto a Medjine-Park. O per lo meno poteva avervi fatto qualche allusione, che Harold non avrebbe tardato a capire!
Provava dunque una grande apprensione quando intervenne ai funerali. Ma niente, nella fisonomia del duca, quando ella lo salut passando, le fece pensare che fosse informato di ci che aveva preceduto la morte di sua moglie.
Allora si rassicur alquanto, pur sentendosi addosso un grande malessere. Davanti alla bara coperta di fiori, pensava: Senza quello che feci, forse vivrebbe ancora questa bella Yldiz che usc da Medjine-Park barcollando, tutta scossa da brividi, e che forse and avanti a caso, incurante del freddo, della pioggia, di tutto, nel doloroso sgomento in cui l'avevo gettata.
Poich la sua apprensione si era quasi calmata, ella pot, tornata a casa, descrivere alla madre, con serenit di mente, la cerimonia dei funerali svoltasi nella tetra cappella di Deerden. Una colazione aveva quindi riunito la famiglia e i principali invitati nella sala da pranzo del maniero. Il duca non lasciava apparire alcuna emozione, ma diceva poche parole, e i domestici, senza dubbio avvertiti prima, non gli presentavano alcun cibo.
Oh, si consoler presto! disse ironicamente la signora Storven. Non  tipo da rimanere fedele al ricordo di una donna.
Ulda pens: Chi lo sa?  un Dorgan, cio un uomo in cui tutte le passioni, buone o cattive, oltrepassano la misura ordinaria.
Mezz'ora dopo, mentre scendeva dalla sua camera, dove era andata a cambiarsi, la cameriera le present una lettera portata in quel momento da un domestico di Elsdone Castle. Quando l'ebbe aperta, lesse queste parole: Il duca sa tutto e mi scaccia. Tremate per voi, lady Brasleigh!
Ulda vacill e il foglio le cadde di mano. La signora Storven, l presente, si slanci verso di lei, vedendola impallidire.
Che c', figliuola mia?
Ella ignorava la trama ordita per odio da sir Ettore e dalla figlia; non l'avrebbe certamente approvata, se avesse saputo, perci Ulda, che lo prevedeva, non gliene aveva parlato.
Con voce tronca la giovane donna le narr la cosa, poi le mostr il breve biglietto di sir Ettore. La signora Storven sembr sul punto di perdere i sensi.
Quel miserabile ti ha trascinata a questo!
Tu pure verrai scacciata da Elsdone Castle, ridotta alla miseria. Signore! Signore!
Ma come mai non hai previsto, disgraziata figliuola, le conseguenze del tuo atto?
Ulda si pass una mano tremante sulla fronte madida.
Non vedevo che la mia vendetta, e lui mi spingeva, mi incitava.
Gi la signora Storven, donna energica, si riprendeva. Dopo un momento di riflessione dichiar: C' un solo rimedio da tentare per conservare almeno i mezzi di sussistenza. Parti, esiliati, prima che il duca ti scacci. Io rester qui insieme a Maud, implorer in favore della bimba e forse egli non negher il suo aiuto pecuniario alla figlioletta del cugino. Tu cercherai di sistemarti in qualche posto, e io ti mander quanto potr.
Ulda convenne che quella era la sola soluzione da prendere. Del resto ella non desiderava rivedere il duca; al solo pensiero di comparirgli davanti si sentiva ghiacciare il sangue nelle vene. Mentre faceva a precipizio i preparativi per la partenza, fu bussato alla porta della villetta. La signora Storven, che and ad aprire, si trov dinanzi Abdallah. Questi veniva a
informare lady Brasleigh che il duca, avendo da parlarle, l'aspettava al castello nel pomeriggio.
Dite a Sua Grazia che lady Brasleigh non mancher di rispondere a questa chiamata, rispose la signora Storven.
Poi and a raggiungere la figlia per accelerarne la partenza.
Non era possibile chiamare un'automobile del castello. A Leigham ci sarebbe forse stato un veicolo; ma il tragitto era troppo lungo per recarvisi, e frattanto l'ultimo treno avrebbe lasciato la stazioncina che serviva Elsdone Castle e Deerden. La signora Storven, conservando la sua presenza di spirito, decise che la figlia si recasse a piedi fino al porticciolo di pescatori che si trovava a breve distanza da Leigham, e che l chiedesse a qualche pescatore di portarla in barca a Bermouth, il porto pi vicino che apparteneva al duca di Pengdale.
Questi forse non avrebbe avuto l'idea di farla ricercare l, almeno in un primo momento.
Di l avrebbe potuto raggiungere a piedi una stazione, e avrebbe forse trovato un bastimento in partenza, e un capitano che acconsentiva a trasportarla in un altro porto dal quale avrebbe potuto raggiungere la Francia. Poich era l che Ulda avrebbe cercato una sistemazione.
Lady Brasleigh approv tutto distrattamente. Aveva la testa vuota. Senza una lacrima abbracci la piccola Maud e sua madre. Avvolta in un ampio mantello nero, con una borsa nella quale la signora Storven aveva raccolto l'indispensabile, lasci quell'Elsdone Castle di cui era stata la castellana; lo lasci furtivamente, come una criminale, sfuggendo alla collera e alla vendetta di colui che, per colpa sua, aveva perduto l'amata sposa.
Abdallah, dopo aver fatto la sua commissione, aveva ripreso tutto allegro la strada di Deerden. Una selvaggia contentezza brillava nel suo sguardo.
L'arabo si rallegrava al pensiero che l'odiosa straniera avrebbe ricevuto il gastigo del suo crimine. Poich era proprio un crimine quello che aveva commesso.
Abdallah, che conosceva tutti i segreti di Medjine-Park, intuiva il fine che si proponeva la svedese conducendo la duchessa al palazzo saraceno.
Ebbene, nuocendo a Yldiz, lady Brasleigh nuoceva alle sole persone a lui care: il suo padrone e la buona sposa di lui, per i quali avrebbe dato anche la vita. L'avversione che gli ispirava da lungo tempo Ulda era, con questo fatto, divenuta odio feroce che bruciava quell'anima dagli istinti selvaggi, annullandone i buoni sentimenti che Yldiz aveva cominciato a seminarvi.
Invece di tornare a Deerden, Abdallah err per le lande e lungo le rive. Camminava a caso, ruminando il suo dolore, domandandosi con sgomento come avrebbe sopportato la vita il suo padrone senza l'amata sposa. Si trov cos su un piccolo promontorio roccioso che faceva da base a una torre in rovina, senza dubbio qualche vedetta dalla quale i signori di Deerden facevano un tempo sorvegliare il mare. L'arabo volse intorno uno sguardo distratto, che subito divenne attento.
Una barca si staccava da una piccola insenatura della costa, sotto il villaggio di Leigham. Abdallah, di vista acutissima, riconobbe immediatamente la donna seduta di fronte al marinaro che era al timone.
Lady Brasleigh! Certamente fugge! Oh, no, no davvero!
Svelto come un capriolo, l'arabo si slanci nel sentiero roccioso e in pochi minuti fu sul luogo d'attracco della barca a vela che egli adoprava per le sue passeggiate in mare quando il servizio glielo permetteva. S'imbarc lesto lesto, spieg la vela e diresse la barca verso quella che trasportava Ulda.
Aveva anche riconosciuto il pescatore al quale si era affidata la vedova di lord Brasleigh. Era un vecchio, di nome Pietro Lone.
Yldiz, da ragazza, aveva caritatevolmente curato uno dei suoi nipotini. Il vecchio Pietro gliene serbava grande riconoscenza, ed era stato visto ai funerali della giovane duchessa frenare i singhiozzi e asciugarsi le lacrime. Anche lui aveva riconosciuto da lontano chi dirigeva la barca a vela.
Ecco Abdallah, disse a lady Brasleigh l'arabo di Sua Grazia che va a fare una passeggiata in mare.
Ulda sussult e si" volse appena coprendosi il viso col velo che circondava il suo cappello. S, era proprio Abdallah... e sembrava dirigersi verso la sua imbarcazione.
Forse la inseguiva?
A che scopo? Era padrona di recarsi dove voleva. Quell'uomo, fosse anche mandato dal duca, non aveva alcun diritto su lei.
La barca a vela, pi leggera di quella da pesca, si avvicinava rapidamente a questa.
Dopo poco le fu proprio a ridosso. Ulda rimaneva immobile, come se non facesse attenzione a ci che accadeva. Il vecchio marinaro disse, con una certa deferenza: Buon giorno, signor Abdallah. Volete parlarmi, forse?
S, Pietro Lone. Dove conduci questa donna?
Abdallah additava lady Brasleigh. A Bermouth, come mi ha detto lei.
Bene. Ma non pensi che in tal modo aiuterai costei a sottrarsi al gastigo che il padrone le riserba per aver fatto morire la nostra duchessa?
Il vecchio sussult.
Che dite?
Nient'altro che la verit.
Una menzogna! Un'odiosa menzogna! balbett lady Brasleigh.
 la verit, te lo assicuro, Pietro Lone. Fugge perch ha paura, perch sa che Sua Grazia ha scoperto il suo crimine. E tu l'aiuti, tu, che sei stato beneficato dalla duchessa!
Io non lo sapevo!... Io non sar complice di una miserabile! Mai, mai! La riporto indietro e la condurr a Deerden per consegnarla a Sua Grazia.
Ulda si raddrizz pallida e tremante.
Non ne avete il diritto! Sono libera di recarmi dove voglio. Quest'uomo mente, Pietro Lone, te lo assicuro.
Ma Pietro scosse la testa grigia. No; ora che ci penso, era strano che vi faceste condurre in barca a Bermouth. Il signor Abdallah dice la verit, ne sono sicuro.
Fai bene a credermi, Pietro. Poco fa sono stato ad avvertire lady Brasleigh che Sua Grazia aveva da parlarle e che l'attendeva questo pomeriggio. Per questo ella vorrebbe fuggire, cerca di sottrarsi alla pena che merita.
Riconduciamola dunque a Deerden, e subito, signor Abdallah!
No, non a Deerden.
Le due barche avevano continuato ad avanzare insieme, spinte da una forte brezza che gonfiava il mare. A poca distanza si trovava l'isola di Creilagh, cupa e aspra sotto il cielo carico di nubi nere. L'arabo tese il braccio in quella direzione.
La condurremo l. La chiuder nella casa dove espier il suo crimine con una prigionia che durer quanto vorr Sua Grazia.
Miserabile! grid Ulda la cui voce era strozzata dal terrore e dalla collera.
Abdallah ebbe un sorriso crudele. Pietro non si oppose alla decisione dell'arabo; a Deerden tutti sapevano che era l'uomo di fiducia del duca di Pengdale, e il vecchio pescatore non aveva alcuna ragione di credere che non agisse in conformit agli ordini del suo padrone.
Qualche momento dopo le due barche passavano tra gli scogli che circondavano Creilagh, e si accostavano alla piccola ansa, unico punto di accesso all'isola rocciosa. Abdallah salt sullo stretto pontile, ormeggi il suo battello, poi fece altrettanto per la barca di Pietro. I due uomini sbarcarono Ulda che si dibatteva per resistere. L'arabo disse alcune parole all'orecchio di Pietro, il quale prese dal fondo della sua barca un rotolo di cordicelle destinate alla riparazione delle reti e leg con quelle le mani della prigioniera.
Adesso non ho pi bisogno di te, Pietro Lone, disse Abdallah. Torna pur via... e non parlare di tutto questo con nessuno, neanche con i tuoi di casa. Questa  la volont di Sua Grazia.
Prometto, signor Abdallah. Il vecchio Pietro sa essere muto come i pesci che pesca.
Volgendosi verso Ulda il pescatore soggiunse, tendendo il pugno: Vai, maledetta, espia il tuo crimine, tu che ci hai tolto la nostra buona duchessa, la benefattrice dei poveri, l'angelo consolatore dei derelitti! Gir sui tacchi e salt nella sua barca senza ascoltare le suppliche di lady Brasleigh atterrita all'idea di restare sola con l'arabo il cui sguardo, fissandosi su lei, aveva inquietanti bagliori.
Via, in cammino, milady! ordin Abdallah.
La fece andare avanti per lo stretto sentiero roccioso che saliva verso il centro dell'isola. Raggiunsero la casa chiusa che un tempo aveva servito di asilo a un Dorgan anacoreta. Ma Abdallah non fece fermare l la prigioniera. La condusse fino all'altro versante dell'isola, sull'orlo di un'alta scogliera scoscesa di cui il mare, sempre agitato e impraticabile in quei paraggi, batteva la base con collera.
Guardate, milady; qui si trovava lord Carlo Brasleigh, tranquillamente intento a pescare, quando un uomo, strisciando al suolo, sorse dietro a lui e lo precipit in mare prima che egli potesse resistere. Ulda mand un grido soffocato guardando l'arabo con occhi dilatati dal terrore.
Non... non fu dunque una disgrazia?
No... e posso affermarvelo, perch quell'uomo ero io.
Tu! Tu!
Cos impedivo il maligno dispetto che vi eravate ripromessa di fare al mio padrone sposando lord Brasleigh. Voi non sareste mai stata duchessa di Pengdale! E ora non potete sfuggire al gastigo che meritate.
Avvicin il 'suo viso a quello di lei illividito e disse sordamente: Ora morrete, voi che avete cagionato la morte della nostra duchessa e spezzato il cuore del mio padrone!
I suoi occhi brillavano di ferocia implacabile. Afferr Ulda, che tentava di dibattersi, la trascin sull'orlo della scogliera, e la gett nell'acqua cupa che si richiuse su di lei.
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Capitolo 11.
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Un mese dopo gli avvenimenti narrati, il duca di Pengdale lasciava i suoi domini di Elsdone Castle e di Deerden. Andava a viaggiare, cos si diceva. Tutti i suoi affari erano stati regolati come per una lunga assenza. Una parte del suo personale fu licenziato, e gli orientali rimandati al loro paese, escluso Abdallah che accompagnava il suo padrone.
Harold non aveva pi da pensare alla signora Costanza, poich questa si era spenta quindici giorni dopo la morte della nipote.
Dimostr bens grande premura per Uberto, che affid alla sorveglianza di lord Blasdone.
Tutti quelli che Yldiz aveva amati o soccorsi, tutte le opere di carit che le erano state care, ricevettero una prova tangibile della sua generosit.
Quindi part, dopo una lunga sosta nella cripta di Deerden dove riposava il corpo della giovane donna. Alcune rughe che avevano solcato quel viso altero, e il cerchio livido apparso intorno a quegli occhi che conoscevano le notti insonni, rivelavano quanta sofferenza tormentasse l'anima di quell'uomo.
Passarono tre anni. Elsdone Castle e la vecchia abitazione dei Dorgan rimanevano chiusi. Poi, una mattina di primavera, il duca apparve a Deerden in compagnia di un religioso benedettino e di un architetto di Londra. Insieme visitarono il maniero, e l'architetto prese degli appunti, abbozz alcuni rapidi schizzi. Harold fece quindi ricondurre i suoi ospiti a Worcester e rimase otto giorni a Deerden. Era dimagrato, invecchiato... ma la sua fisonomia si era addolcita, quasi spiritualizzata. Ogni giorno scendeva nella cripta, e quando ne usciva, appariva rasserenato.
Quando fu partito, alcuni operai apparvero a Deerden, e fu allora saputo, con stupore di tutti, che il duca fondava nel vecchio maniero un priorato di Benedettini. Ma lo stupore divenne
sbigottimento quando la gente seppe che egli entrava come novizio tra i figli di san Benedetto, in uno dei loro monasteri di Francia.
L per l nessuno voleva credervi. Ma presto bisogn arrendersi all'evidenza. Da vero discendente dei Dorgan, per i quali vizio e virt, amore e odio, oltrepassavano la comune misura, l'ex emiro Abd-el-Rhamon, il bel duca che era stato oggetto di tanto amore, andava a chiedere al chiostro non solo di calmare il suo dolore insanabile, ma anche di accogliere la sua espiazione, di aiutarlo a meritare di riunirsi nel beato soggiorno dell'amore infinito alla cara sposa la cui anima pura realizzava cos la promessa fatta in punto di morte: Attirer la tua anima!.
Due anni dopo padre Enrico, antico duca di Pengdale, fu mandato a Deerden dai suoi superiori. Sotto la cocolla nera del frate benedettino, serbava il portamento eretto e altero, ma nel suo viso solcato dalle veglie e dalle macerazioni gli occhi di belva avevano ora un'espressione di pace celeste.
Nel giardino del maniero lavorava anche Abdallah. I benedettini lo avevano assunto come giardiniere, dietro richiesta di Harold.
Quell'anima selvaggia si ammansiva a poco a poco in quell'ambiente monastico; ma non riusciva ancora a pentirsi del suo duplice delitto.
Lo confess infine al suo padrone una mattina di autunno in cui padre Enrico, fermatosi nel primo giardino dell'antico maniero, contemplava pensoso il mare agitato e l'isola di Creilagh battuta dalle onde spumeggianti.
A siffatta rivelazione, l'antico duca riapparve per un istante. Con un gesto di collera e di minaccia esclam: Miserabile! Dovetti dunque al tuo crimine il ducato di Pengdale?... E di Ulda,
misteriosamente scomparsa, che ne fu? La uccidesti forse tu?
Prosternato al suolo, Abdallah mormor: Signore, aveva fatto morire la buona duchessa.
Ma gi il frate, abituato alla intima disciplina, si calmava, tornava padrone di s. Tese dunque la mano per far rialzare il suo antico servo, e gli disse: Ti perdono, perch neppur tu sapevi quello che facevi. Vai in pace.
L'arabo si allontan dopo avergli baciato con devozione la mano.
Harold si concentr un momento nella contemplazione di quell'isola dove erano naufragate le speranze di Ulda, e dove la sciagurata aveva poi trovato la stessa morte del suo placido sposo. Si volse un momento verso Medjine-Park,  divenuto anche quello un convento dove alcune suore benedettine pregavano per le infelici donne che l'abbandono aveva spinte alla disperazione.
Scacciati i tristi ricordi, Harold risal dal giardino e, attraversato il vestibolo, ora trasformato in parlatorio, scese nella cappella. Alcuni confratelli erano l, raccolti in preghiera.
Dalla scala di granito egli giunse poi nella cripta dove riposavano i suoi antenati; s'inginocchi vicino al sarcofago di pietra che racchiudeva la bara di Yldiz e si raccolse in una lunga meditazione. Quando risal la scala di granito, una gioia esultante gli rischiarava la fronte, sembrava gli fosse stata promessa una grande felicit.
Quella notte si scaten una violenta tempesta. Al mattino, dall'alto della grande terrazza dove si reggevano a malapena in piedi, i monaci videro il mare sconvolto, pauroso nel suo furore. Il priore scese in compagnia di padre Enrico per informarsi se vi fossero barche in pericolo. Arrivati alla spiaggia, vi trovarono un gruppo di donne che additavano con terrore una barca da pesca. Una di loro grid:  Villy!...  mio marito!
Un'altra gemeva: Il mio piccolo Tom  con lui! Ah, Signore, abbiate piet!
Padre Enrico disse, rivolto al suo superiore: Occorre salvare quegli uomini. Vado a prendere una barca.
Abdallah, che aveva seguito i due monaci, implor: Padre, permetti che venga con te?
S, sei un buon marinaro, vieni. Presto, in barca!
Nessuno di quelli che si trovavano l, spettatori pieni di angoscia, avrebbe mai dimenticato quella eroica lotta di due uomini contro la tempesta. Tra le ondate enormi, la loro barca appariva di tanto in tanto, misera cosa in mezzo a quella forza scatenata. A un tratto una donna grid: Ha urtato il Masso Nero!
Era uno degli scogli pi pericolosi di tutta la costa.
In un attimo il dramma fu consumato. La barca s'inabiss, travolgendo padrone e servo in una ondata mostruosa.
Il giorno dopo i loro corpi vennero ritrovati sulla spiaggia. Harold col viso sereno, quasi sorridente, aveva le mani incrociate nell'attitudine di un uomo che si  addormentato tranquillamente. Vicino alla tomba della moglie aveva forse avuto, il giorno prima, la visione di quella sua fine che l'avrebbe riunito alla indimenticata sposa. Questa fu l'opinione dei frati benedettini, e se ne sparse la voce per tutto il paese. Voce che, con l'andar del tempo, contribu a far venerare la memoria dell'antico signore di Deerden.
L'ultimo dei Dorgan fu chiuso in una tomba di granito accanto a quella di Yldiz.
Ai piedi del sarcofago i monaci seppellirono anche la salma del fedele Abdallah.
Cos, di una razza illustre e superba, non rimaneva pi sulla terra che quanto racchiudevano quei sepolcri di pietra in cui la morte aveva seppellito tante ambizioni, tanti orgogli e tanti vizi, compensati bens da virt eroiche, da purezze angeliche, da ardenti espiazioni di altri Dorgan, tra i quali si annoverava lord Harold Treswyll, duca di Pengdale.
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FINE